Tra fede e storia, in Campania c’è molto da scoprire, il Palazzo Abbaziale di Santa Maria di Loreto a Mercogliano è un’ottima gita fuori porta

Ai piedi del Partenio, nella valle attraversata dal fiume Sabato, a pochi chilometri da Mercogliano, in provincia di Avellino, s’incontra uno degli edifici religiosi più significativi dell’Irpinia: il raffinato Palazzo Abbaziale di Santa Maria di Loreto.

Si racconta che, per far fronte ai rigidi inverni che i monaci del Santuario di Montevergine erano costretti a sopportare, già nel 1195 venisse fondato un convento per ospitare l’Abate e quei confratelli che, stremati dai digiuni penitenziali o per motivi di salute, avevano bisogno di maggiori cure e di un ambiente meno spartano.

I frati affiancarono alla preghiera e all’ascesi, lo studio e il lavoro della terra, così da essere autosufficienti e poter soddisfare le esigenze della comunità monastica, incarnando perfettamente il motto della regola benedettina “Ora et Labora”.

L’edificio uscì completamente distrutto dal violento terremoto che sconvolse l’Irpinia nel 1732. L’anno successivo Domenico Antonio Vaccaro veniva incaricato di progettare una nuova abbazia che sarebbe sorta poco lontana dal sito originario, ma in un luogo più sicuro e ameno. Dopo la morte del Vaccaro, la direzione dei lavori fu affidata a Michelangelo Di Blasio che, non senza modifiche, portò a termine l’opera. In breve l’Abbazia ritrovò il suo splendore, arricchendosi di preziosi affreschi – come quelli dipinti da Antonio Vecchione sulle volte del portone d’ingresso e delle sale dell’Archivio Diocesano –, di stucchi, decorazioni, arredi sacri e bellissime tappezzerie, tra cui alcuni magnifici arazzi cinquecenteschi di scuola fiamminga.

Nella Chiesa, un dipinto di Paolo de Maio, pittore napoletano allievo del Solimena e specializzato nelle opere a carattere sacro, ci riporta a un’antica concezione del sacro, quando devozione e cultura condividevano un linguaggio comune. Ne sono ulteriore testimonianza la ricca biblioteca di Montevergine, qui trasferita, che oggi raccoglie più di 15.000 volumi, tra cui codici miniati, cinquecentine e manoscritti di grande valore; e l’Archivio Storico dei Padri Benedettini, i cui si è riusciti a preservare, dall’incuria e dal tempo, preziose pergamene, diplomi, documenti imperiali e vescovili, regi decreti, bolle papali ed altri rari reperti risalenti fino al XII secolo.

Anche la farmacia, di cui si può ammirare la cospicua collezione di vasi ancora collocati sulle antiche scaffalature in legno di noce, dimostrano le ampie conoscenze dei monaci nella farmacopea, nelle preparazioni galeniche e nell’utilizzo delle piante officinali.

Il Palazzo Abbaziale di Santa Maria di Loreto, abbandonato nel 1809 in seguito alla soppressione degli ordini religiosi, dopo la Restaurazione Borbonica vide tornare i monaci nella loro casa.

Oggi, malgrado la comunità benedettina viva ancora in clausura, per quanto non rigida come un tempo, è possibile visitare larga parte dell’edificio: i lunghi corridoi silenziosi, l’atmosfera sobria e serena dei saloni, le eleganti e ovattate sale della biblioteca, comunicano al visitatore un senso di pace, di intima, sospesa serenità. Periodicamente, i giardini dell’Abbazia si trasformano in incantevole sala da concerti. Ascoltare lì le perfette melodie di una sinfonia o di un canto gregoriano è un’esperienza di suggestione unica, che riavvicina l’uomo alle radici profonde della fede e del divino come armonia dell’anima e armonia del mondo.

 

 

Sergio Mario Ottaiano, classe '93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo "Un'Ucronìa" Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo "Che lingua parla il comics?" il 23/1/17.

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