È impossibile contare il numero di Chiese che vi sono a Napoli. Ognuna di esse conserva uno stile unico ed è un tesoro intriso di arte, storia e curiosità.

Le Chiese del Carmine Maggiore e di Sant’Eligio Maggiore ne sono due tra i più noti esempi.

La zona Piazza Mercato-Piazza del Carmine oltre ad essere già stata di per sé teatro di notevoli vicende della storia napoletana ospita sul suo territorio due tesori architettonici, quali le Chiese del Carmine Maggiore e di Sant’Eligio Maggiore.

Facciata della Chiesa del Carmine MaggioreLa monumentale Chiesa barocca del Carmine, situata sulla piazza omonima, è legata al culto della Vergine, La Bruna, in cui vi risiede la bellissima cappella con l’effige della Vergine. La storia afferma che la nascita della basilica ha origini antiche e sia legata all’avvento nella città partenopea di monaci che fuggirono dalla Palestina a causa delle persecuzioni saracene, portando con loro l’immagine della Madonna che erano soliti venerare sul Monte Carmelo.  All’arrivo a Napoli, gli fu permesso l’utilizzo della cappella dedicata a San Nicola. Tuttavia la vera e propria origine della struttura avvenne per opera di Roberto D’Angiò, Elisabetta di Baviera e Margherita di Borgogna intorno al 1300. La nuova Chiesa inglobò anche la cappella di San Nicola e fu dedicata alla Vergine Assunta, nome attribuito dai Carmelitani, mentre l’effige della Bruna rimase nella Cripta fino al Cinquecento. Il nome della Chiesa prese poi definitivamente il titolo del Carmine solo nel 1828.

La Cappella della Vergine Maria Santissima del Monte Carmelo, presente nella Chiesa, contiene l’effige della Vergine Bruna, racchiusa in una icona registrata con marmi  realizzati probabilmente da Tommaso Malvito, autore della Cappella Carafa al Duomo di Napoli. Molte pratiche popolari, diciture dialettali e miracoli sono legati alla Bruna, come ad esempio l’appellativo “Mamma d’o Carmene”; numerose sono le copie dell’effige presenti nei vicoli, nei negozi o negli sfarzosi palazzi di Napoli. La celebrazione del suo culto, inoltre, si tiene il 16 luglio, data  in cui si assiste all’incendio del Campanile di Fra’ Nuvolo, adiacente alla Chiesa, e si ammirano gli strabilianti spettacoli pirotecnici di fuochi artificiali.

Sul lato opposto al Santuario troviamo la singolare Chiesa gotico-angioina di Sant’Eligio Maggiore, che introduce al borgo orefici (caratterizzato da negozi e botteghe che lavorano l’oro e le pietre preziose). La Chiesa di Sant’Eligio Maggiore è considerata la prima eretta dagli Angioini nella città di Napoli. La Chiesa fu terminata nel 1360 anche se in seguito furono apportate alcune modifiche che ne cambiarono l’aspetto originale come la realizzazione del soffitto-cassetto nella navata centrale ad opera di Giovanni da Majano e Niccolò di Tommaso. In più vi fu un ampliamento della struttura con un ospedale e un educandato femminile. Solo nel 1416 fu costruito a l’arco a due piani, noto anche come l’arco dell’orologio. Sul primo piano, ornato in pietra, è inserito l’orologio , mentre sul secondo vi è una finestra gotica con dArco dell'Orologio di Sant'Eligio Maggioreecorazione merlata capovolta.

Ciò che risalta all’occhio oltre a questo grande orologio, posizionato su entrambi i lati dell’arco, sono le due testine che affacciano su piazza Mercato, poste agli angoli inferiori: si tratta di Irene Malarbi e il duca Antonello Caracciolo.

La leggenda narra che il duca Caracciolo s’innamorò della fanciulla Malarbi, sua vassalla. Nell’impossibilità di ricevere il suo amore il duca si vide costretto a condannare il padre. La fanciulla, preoccupata per la situazione, si concesse al duca, ottenendo così la libertà del padre. La famiglia della giovane chiese giustizia per l’accaduto ad Isabella di Aragona. Infatti il Caracciolo, ascoltato dalla regina e ritenuto colpevole,  fu condannato a dotare e sposare la fanciulla per poi essere decapitato a Piazza Mercato.

Su questa storia Benedetto Croce scrive in Storie e Leggende Napoletane: 

Il trovarsi quel racconto un pò dappertutto, identico in varie forme, induce a congetture che, piuttosto che un fatto storico, si abbia a che fare con una costruzione ideale, ispirata al concetto rigoroso di giustizia.

La Basilica al suo interno conserva ancora le cappelle dedicate ai mestieri dei mercanti che contribuirono alla nascita della Chiesa. Un affresco molto interessante è Giudizio Universale che attualmente si trova al Museo di Capodimonte ad opera del pittore fiammingo Cornelius Smit.

Come al solito Napoli non smette mai di stupirci; ad ogni angolo della città può celarsi una storia così come ogni dietro ogni monumento possono esserci tanti significati nascosti e leggende intriganti; è appunto il caso della Chiesa del Carmine Maggiore e Sant’Eligio Maggiore.

Sono una napoletana appassionata di libri, arte e musica. Sono laureata in lingue e letterature europee e americane a “L’Orientale” di Napoli ed anche se adoro le mie radici, amo essere sempre in viaggio e conoscere culture nuove con le quali confrontarmi. Penso che la scrittura sia uno dei linguaggi comunicativi più autentici e liberatori per l’uomo.

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