Turismo a Caserta: alla scoperta delle sue bellezze, della sua storia e dei suoi sapori: la Reggia e il Parco, San Leucio e Casertavecchia, poi dritti a cena presso la Pizzeria i Masanielli, siete pronti?

Prosegue il viaggio tra gli itinerari più affascinanti, suggestivi, ricchi di cultura e di gusto della nostra terra natia, e oggi, noi di Terre di Campania, vi scopriamo cosa significa fare turismo a Caserta, alla scoperta delle sue bellezze, della sua storia e dei suoi sapori.

La prima tappa è d’obbligo, non occorrono eccessivi dilunghi introduttivi, quando scrivi (o dici) Caserta leggi (o ascolti) Reggia.

Caserta deve la sua fama alla reggia. Il fascino di questa Versailles del Napoletano, costruita da Carlo III alla metà del Settecento, proviene dall’architettura del Vanvitelli, dal fastoso scalone, dal teatro di corte, dai grandi appartamenti, dal gioco di prospettive di archi e marmi.
(Guido Piovene)

Una smisurata Reggia, un meraviglioso palazzo che s’innalza nell’aperta pianura campana. C’è chi lo definisce un controsenso, un paradosso architettonico: tutto è piccolo, tutto è piatto intorno alla mastodontica costruzione, che pare quasi astratta in questo contesto. Un palazzo reale edificato in funzione di una capitale, che presupporrebbe un popolo e le circostanti case dei nobili e dei plebei. Tutt’altro, lì si sviluppò, molto lentamente, un modesto quartiere cresciuto a stento, nell’arco di oltre duecento anni. Nel XVIII sec. l’enorme mole regale si elevò su di un deserto. La Versailles d’Italia deve la sua realizzazione al re Carlo di Borbone che, primo sovrano della nuova dinastia che aveva restituito l’autonomia perduta ormai da secoli al regno di Napoli, ne fece avviare i lavori nel 1751. La grande impresa fu affidata a Luigi Vanvitelli (1700-1773), pittore, ingegnere e architetto napoletano di nascita, ma di padre olandese: il mandato era quello di edificare non una reggia, ma una città, anzi una capitale. Giovedì 20 gennaio 1752, in occasione del suo compleanno, accompagnato dalla regina Maria Amalia di Sassonia e in mezzo a quattro fila di soldati che tracciavano il perimetro della futura reggia, pose la prima pietra, sulla quale ne fu collocata un’altra da Vanvitelli, con un distico d’augurio reso vano dagli avvenimenti del secolo successivo:

RIMANGA QUESTO PALAZZO, QUESTA SOGLIA E LA STIRPE DEI BORBONE, FINO A CHE QUESTA PIETRA PER PROPRIA FORZA RITORNI IN CIELO.

L’architetto riuscì a realizzare il palazzo, i fabbricati delle truppe, l’acquedotto, la cascata, il parco. La città intorno non venne del tutto e direttamente edificata, ma andò sviluppandosi per servizio della Reggia e favorita dal movimento della corte.

La Reggia di Caserta presenta pianta rettangolare ed è suddivisa in quattro corti interne. L’eco di Versailles appare chiara, nelle stesse dimensioni del palazzo con i suoi 1200 ambienti. Ma se l’austerità della grande reggia francese si riflette nella sobrietà dell’esterno, al contrario l’interno è tutto dominato da effetti scenografici tardobarocchi. (Ernesto Madonna)

Riemersi da questo tuffo nella storia, quale miglior luogo, se non il Parco della stessa Reggia, per potersi rilassare alcuni istanti prima del meritato pasto?

Il Parco Reale, parte sostanziale del progetto proposto dall’architetto Luigi Vanvitelli ai sovrani, prende a modello i giardini delle grandi residenze europee del tempo, coniugando la tradizione italiana del giardino rinascimentale con le idee introdotte da André Le Nôtre a Versailles. I lavori, con la delimitazione dell’area e la messa a dimora delle prime piante, ebbero inizio nel 1753, simultaneamente a quelli per la realizzazione dell’Acquedotto Carolino, le cui acque, dalle falde del Monte Taburno avrebbero sostenuto le fontane dei giardini reali. Il giardino formale, così come oggi si vede, è solo in parte la rappresentazione di quello che Luigi Vanvitelli aveva concepito: alla sua morte, difatti, nel 1773, l’acquedotto fu concluso ma nessuna fontana era stata ancora conseguita. I lavori furono portati a compimento dal figlio Carlo (1740-1821), il quale, pur agevolando il progetto paterno, ne fu osservante realizzatore, preservando il ritmo compositivo dell’alternarsi di fontane, bacini d’acqua, prati e cascatelle. Per coloro che escono dal palazzo i giardini si mostrano così: vasti parterre, separati da un viale centrale che incanala fino alla Fontana Margherita, fiancheggiata da boschetti di lecci e carpini, disposti simmetricamente a plasmare una scena “teatrale” verde semicircolare.

Conclusa la visita, il consiglio, prima della cena, è quello di far visita ancora a due luoghi topici dell’area.

Strettamente legata a Caserta è San Leucio, la realizzazione moderna di Ferdinando IV, che vi creò nel 1789 una colonia di setaioli dando loro un codice ispirato all’uguaglianza diversificata soltanto dal merito; si costruirono le case a schiera degli artigiani, i laboratori, il Belvedere, la parrocchia, chiusi da un grandissimo cancello in ferro battuto. Sulla collina, invece, ecco il primo nucleo storico di Caserta, quella Casa Hirta longobarda, Casertavecchia con la bellissima cattedrale normanna del 1153, cui si innestano forme sicule e romanico pugliesi. All’interno, notevole il Pergamo; intorno, le case del XIII secolo, i ruderi del castello, le stradine, le insegne. (Ernesto Madonna)

La giornata è ormai giunta al termine, fattasi ora di cena, dirigiamoci in città, alla Pizzeria i 

Masanielli di Francesco Martucci. Cosa caratterizza questa pizza? Quale condimento, che tipo di prodotti?

Farine a basso valore proteico, una maturazione di 24 ore a temperatura ambiente e un cornicione molto pronunciato. Sono molto attento alle materie prime, che seleziono con cura dalla varie aziende locali e non. Utilizzo pomodoro san Marzano Gustarosso e poi il pomodorino del Piennolo del Vesuvio Dop e la mozzarella di bufala campana Dop. Non credo nel Km0, per me un prodotto può essere coltivato o realizzato anche a mille chilometri di distanza, purché sia di qualità e trattato bene. Certamente, laddove è possibile, mi piace rimanere legato alle mie origini. (F. Martucci)

Con quali pizze cominciare?

  • Riccia di Mammà, una pizza a base di scarola riccia, capperi di Salina, pomodorino del Piennolo, burrata di bufala e alici di Cetara;
  • Masanielli, a base di pomodorino giallo, straccetti di bufalo affumicati ed essiccati, mozzarella di bufala campana Dop e – a crudo – provolone del Monaco.

Così si conclude davvero il nostro itinerario campano per gli estimatori del Turismo a Caserta. Buon appetito, ma soprattutto buon proseguimento lungo le straordinarie strade di questa incredibile regione, la Campania.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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