Sant’Elmo: storia di un antico castello

Il golfo di Napoli e quello di Pozzuoli, il Vesuvio, la costiera amalfitana e quella di Posillipo, Spaccanapoli, i luoghi dell’antica Partenope, i Camaldoli, la collina di Capodimonte: esiste un solo luogo capace di regalare una cartolina a 360°gradi della nostra città e dei suoi dintorni, questo è Castel Sant’Elmo. Una panoramica completa, romantica, suggestiva, ma anche strategica, opinioni e ragioni che accomunano i pensieri di antichi e moderni. Sito nel cuore della città, al di sopra della Certosa di San Martino, collina vomerese, è un fiore all’occhiello del turismo partenopeo, chiedere ai turisti che ogni ‘santa’ prima domenica del mese, e non solo, invadono in massa il monumento.

Questo castello di origine medievale, che per secoli è stato estraneo allo sviluppo civile della città, e che ha avuto molteplici e mutevoli funzioni, non è mai stato alterato nella sua struttura originaria. Fortezza, cittadella delle truppe, sala per ricevimenti, carcere militare, deposito di armi,  ed oggi museo, questo castello ha sfidato i secoli e ha vinto. Il ruolo urbanistico che oggi svolge questo monumento comincia prima nel 1976, quando hanno inizio i lavori di restauro, ad opera del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania, che hanno reso possibile il recupero dell’originaria struttura, e poi nel 1982, quando in consegna alla Sopraintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli si avvia ad assumere la vocazione urbanistica a noi nota.

Sede d’iniziative e manifestazioni culturali, mostre, spettacoli, concerti, convegni, rappresentazioni teatrali e cinematografiche: le funzioni contemporanee rendono il castello un vero e proprio centro polifunzionale. Da visitare il Museo Napoli ‘900, la fototeca, e la Biblioteca dell’Arte Bruno Molajoli.

Quali le tappe fondamentali  e le diverse funzioni svolte durante la sua storia?
Le prime notizie risalgono al 1275, ma è nel 1329 che Roberto d’Angiò affida l’incarico del suo ampliamento allo scultore e architetto senese Tino da Camaino, che trasforma l’edificio in un palazzo di corte a pianta quadrilatera con due torri. Con il viceré Don Pedro di Toledo, tra il 1537 e il 1538, ha inizio la trasformazione in fortezza difensiva: edificio a pianta stellare, epigrafe sul portale d’ingresso con annesso stemma di Carlo V, ovvero l’aquila bicipite asburgica. Tra il 1599 e il 1610 importanti sono i lavori di restauro di Domenico Fontana, che riedifica la chiesa all’interno del piazzale, la casa del castellano e il ponte levatoio, in precedenza distrutti da un fulmine. Poi dal 1860, allontanatosi l’ultimo presidio borbonico, svolge funzione carceraria fino al 1952, per poi passare al demanio militare sino al 1976.

Si può quindi dire che Castel Sant’Elmo, nel corso della storia, svolge essenzialmente due funzioni: fortezza inespugnabile, grazie alla posizione arroccata, l’impianto a forma di stella a sei punte, lo schema a ‘doppia tenaglia’, e per merito della vista ottimale sulla città e su i suoi dintorni che si ha dalla piazza d’armi e dagli spalti; prigione militare, si pensi a ‘detenuti’ illustri come Tommaso Campanella, Mario Pagano, il Conte di Ruvo, Giuliano Colonna di Stigliano, Ferdinando Pepe e Pietro Colletta.

Per comprendere fino in fondo le emozioni che può donare l’incontro con Castel Sant’Elmo, vero ‘mito’ di Napoli, non resta che visitarlo, magari approfittando di una di quelle ‘sante’ prime domeniche del mese.

Fonti:
– V.Gleijeses, La storia di Napoli. Dalle origini ai nostri giorni, Napoli, Società Editrice Napoletana, 1978.
– Id, Castelli in Campania, Napoli, La Botteguccia, 1993.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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