Collocata nel cuore del Golfo di Napoli, alle pendici del Monte Faito, Castellammare di Stabia è una delle tante meraviglie che la Campania offre a chiunque non voglia limitarsi ad uno sguardo superficiale e distratto, ma conoscere fino in fondo l’anima della città.

Come una conchiglia che cela al suo interno una perla preziosa, Castellammare svela il suo volto più autentico solo a chi è in grado di cogliere la grande bellezza che continua a risplendere in ogni strada della città, in ogni angolo, nonostante le contraddizioni e i problemi di quella che è una città metropolitana di 66680 abitanti, a volte frenetica, a volte un po’ caotica, ma che conserva la sua antica indole, quella di un piccolo villaggio di mare, pronto ad accogliere chiunque giunga sulle sue coste in cerca di un porto sicuro.

Castellammare ha la bellezza rara delle cose fragili, ricorda quei papaveri che, pur scossi dal vento, continuano a restare ancorati alla loro terra. Una bellezza che profuma di antico, che riporta con la mente al I sec. a.C., quando Cicerone, in un’epistola a Plinio scriveva:

Beato te, che da Pompei puoi guardare lo stupendo spettacolo di Stabiae.

La città, infatti, era famosa fin dall’antichità per la maestosità delle sue vedute sul Golfo di Napoli, per il clima mite e la sua posizione strategica, incastonata fra i Monti Lattari da un lato e la penisola sorrentina dall’altro. In seguito alla distruzione del 79 d. C., gli abitanti scampati all’eruzione del Vesuvio, costruirono un villaggio lungo la costa, Stabiae, che divenne ben presto meta prediletta di villeggiatura per i patrizi romani. Una sorta di “angulus oraziano”, un luogo dove ritrovare la pace e la triclinioserenità attraverso il contatto con la natura, lontano dalla vita caotica della capitale. Testimonianza di questo passato sono i resti delle ville romane, villa Arianna e villa San Marco, scoperti grazie agli scavi archeologici voluti da Carlo I di Borbone nella seconda metà del ‘700. Ciò che contraddistingue queste ville e le rende uniche è la nitidezza di alcuni affreschi, che conservano, a distanza di più di 2000 anni, ancora dei colori molto intensi. Ne è un esempio il celebre affresco della Flora. Le tinte sembrano rimaste quasi intatte nel tempo, come a voler testimoniare l’eterna forza di questa città, capace di rinascere dalle sue stesse ceneri e di reinventarsi.

Castellammare di Stabia è una città in cui antico e moderno, sacro e profano si mescolano di continuo. La sua unicità, la sua ricchezza deriva, forse, proprio da questa capacità di racchiudere in sé epoche, storie, culture diverse tra loro. Lo stesso nome della città è il risultato dell’unione di “Stabiae”, toponimo romano, e Castellammare, che deriva dal castello situato sulla collina di Pozzano, fatto erigere nel IX sec. Dal Duca di Sorrento. Due epoche lontanissime tra loro, unite nel nome della città.

Questa compresenza di culture e tradizioni diverse si può percepire facendo una passeggiata per le strade del centro storico. Se sulla collina di Varano è possibile ammirare gli splendidi resti della civiltà pagana, in queste strade si può invece respirare il vivido sentimento di fede degli Stabiesi che si concretizza spesso in attività di volontariato pensate per i bambini e i ragazzi del centro storico. Nel tempo, la lunga tradizione cristiana ha dotato la città di numerose chiese, ciascuna delle quali rappresenta un piccolo scrigno di bellezze artistiche. La Chiesa del Carmine, la Chiesa del Gesù, la Cattedrale, sono soltanto alcuni esempi delle 44 chiese presenti sul territorio stabiese. In alcune di queste si possono ammirare opere di celebri artisti, quali Luca Giordano e Jusepe de Ribera.

vedutaMa sarebbe riduttivo considerare la città solo da un punto di vista storico-artistico, perché Castellammare è dotata anche di un grande patrimonio di risorse naturali e, fin dall’antichità, è nota per la particolare fertilità del suo terreno, oltre che per la bellezza dei suoi panorami. Dichiarata “Città delle acque, dei climi e del mare” dal tredicesimo congresso di idrologia, Castellammare vanta un’antichissima tradizione termale, risalente all’epoca di Plinio il Vecchio, che nella sua Naturalis Historia aveva parlato dei benefici di un’acqua consigliata in caso di calcolosi. Sono circa trenta le sorgenti di acque minerali, utilizzate in due stabilimenti termali. Le acque hanno proprietà chimico-fisiche diverse tra loro, ed è proprio questa straordinaria varietà che le rende uniche al mondo. Alcune di queste vengono anche imbottigliate e vendute, come l’acqua della Madonna, che proviene da una sorgente scoperta nei pressi della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo. La valorizzazione delle acque di Stabiae si deve soprattutto a Francesco I di Borbone, che fece analizzare tutte le acque del territorio, interpellando i più autorevoli studiosi dell’Accademia delle scienze di Napoli.

Sempre al regno di Francesco I risale uno dei periodi di massima fioritura culturale per la città, un vero e proprio apogeo delle arti. Il re, dopo la caduta della Repubblica Partenopea, fece costruire, nella località di Quisisana, un teatro regio che, per l’eleganza delle sue linee, fu ritenuto uno dei più belli del regno.

Sono passati ormai secoli da quell’epoca di splendore e molte sono le trasformazioni che la città ha vissuto. Oggi Castellammare è ancora una città bellissima e pulsante di vita, che ha il fascino di un’eterna, instancabile guerriera, che lotta per difendere la sua bellezza infinita. Per difenderla non solo da chi quella bellezza vuole oltraggiarla, ma anche per difenderla dall’indifferenza di chi non è più capace di vederla.

Foto di Francesco Tramparulo

Nata nel ’97 a Bologna, mi sono trasferita da bambina in un paesino dei Monti Lattari. Grazie alle persone che ho incontrato, ho iniziato ad amare questa terra meravigliosa, troppo spesso vista attraverso la lente del pregiudizio. Sono appassionata di letteratura, fotografia e arte, in tutte le sue manifestazioni. La lettura del libro “In viaggio con Erodoto”, di Ryzdard Kapuscinsky, mi ha insegnato il valore e la bellezza della diversità. Studio arabo e inglese presso la facoltà di mediazione linguistica e culturale.

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