La lunga e plurisecolare storia del Castello di Baia

La maestosa mole del Castello di Baia corona la Punta della Lanterna e chiude così il piccolo golfo baiano. Si erge laddove la tradizione vorrebbe già essere stata la villa di Cesare, ovvero sulle vestigia di una residenza grandiosa che ha lasciato le sue tracce ai piedi dell’altura e sulla costa. La costruzione del Castello, avvenuta verso la metà del XVI secolo, si deve alla volontà del viceré don Pedro di Toledo sia di proteggere le galee che si ancoravano nella piccola rada, sia di ergere una costruzione che potesse difendere il territorio dalle scorrerie dei corsari che avevano addirittura osato sbarcare nella stessa Napoli. Ampliato nel secolo successivo, fu poi ristrutturato.

Baia, il cui nome deriva da quello di un compagno di Ulisse, che qui morì e fu sepolto, è stata celebre per le sue sorgenti termali fina dall’antichità. I romani la predilessero e vi ebbero ville Cesare e Pompeo, Caio Mario e Cicerone. Da Augusto ad Alessandro Severo divenne residenza imperiale. (Vittorio Gleijeses)

Questa parte del promontorio tufaceo, che terminava a picco sul mare, oltre che essere di rara bellezza per la sua posizione naturale, ben si addiceva a svolgere un importante ed essenziale funzione strategica. Il re Alfonso II d’Aragona che, tanto per difendere la costa dalle scorrerie moresche, quanto per il timore delle mire espansionistiche del re di Francia Carlo VIII, scelse quest’area per ergere la possente fortificazione, affidando il progetto all’architetto senese Giorgio Martini. I lavori cominciarono probabilmente nel 1495. Il forte rientrava in un complesso sistema difensivo del territorio: dominando quasi interamente lo specchio d’acqua che andava da Pozzuoli a Cuma, comprese le isole di Capri e Ischia, scongiurando ogni possibile manovra diversiva delle flotte nemiche che avrebbero potuto virare su Pozzuoli per poi giungere da lì a Napoli. 

Tuttavia oggi non vi sono tracce dell’originario maniero, che venne radicalmente ristrutturato e ampliato. La sua forma attuale fu assunta tra il 1538 e il 1550, per volere del viceré spagnolo don Pedro Alvarez de Toledo. Talmente ne fu orgoglioso che se lo fece riprodurre su un pannello del trittico marmoreo della sua tomba nella chiesa di San Giacomo degli Spagnoli a Napoli. Il forte assolse il compito di difesa del golfo e del territorio per circa 300 anni, con saltuari funzioni di carcere militare e civile, passando nelle mani degli austriaci e in quelle dei Borbone.

In seguito la fortezza fu trasformata e adibita a carcere. Nel 1734 il castello, occupato dai borbonici, fu assediato dagli austriaci, che finirono con l’averla vinta, nonostante l’accanita resistenza dei difensori; l’edificio fu allora seriamente danneggiato, ma Carlo di Borbone provvide poi a restaurarlo modificandolo con aggiunte e fortificandolo maggiormente. (Vittorio Gleijeses)

Fu coinvolto nelle vicende belliche della Repubblica Napoletana del 1799 (bombardato dalla flotta inglese che non riuscì ad espugnarlo) e durante la spedizione dei Mille nel 1860 (dopo la capitolazione di Capua fu l’ultimo baluardo ad arrendersi ai garibaldini).

In seguito all’unità d’Italia (1861) il Castello di Baia visse un periodo di lenta decadenza e d’inesorabile abbandono. Non più utile a mansioni militari, passò nel 1887 sotto l’amministrazione di diversi ministeri: prima quello della Marina, poi degli Interni, e infine della Difesa.

Nel 1927 lo Stato ne dispose la concessione – con diritto di godimento perpetuo – al Reale Orfanotrofio Militare. Per questa nuova destinazione d’uso negli anni 1927-1930 vi furono eseguiti numerosi lavori di ristrutturazione che inevitabilmente comportarono aggiunte e alterazioni.

Durante la seconda guerra mondiale il Castello di baia fu poi utilizzato come carcere militare e come soggiorno per prigionieri di guerra.

L’orfanotrofio militare rimase fino al 1975, anno in cui l’ente fu sciolto. Passato quindi alla Regione Campania, in occasione del terremoto dell’Irpinia del 1980 il Castello fu occupato parzialmente per alcuni anni da famiglie terremotate.

Nel 1984 è stato definitivamente consegnato alla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta perché diventasse sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, scrigno della memoria e dell’arte flegrea.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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