Viaggiando tra i castelli irpini, rubrica sull’approfondimento delle rocche della provincia di Avellino

Siamo a Bisaccia, il quinto castello del nostro lungo viaggio insieme alla scoperta dei Castelli e delle rocche della provincia di Avellino. Oltre 70 rocche, fortezze e castelli di epoca longobarda, normanna o risalenti ad altri periodi, ricchi di storie e leggende, di paesaggi e misteri, che caratterizzano un’incantevole provincia.

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con la pagina facebook del Museo Dei Castelli di Casalbore.

Un primo fortilizio, sorto su un precedente edificio di età augustea, venne fatto costruire, probabilmente, dal principe longobardo Arechi I al termine delle lotte tra Longobardi e Bizantini. Le prime notizie certe del castello risalgono al 1087, quando ne era proprietario un certo Roberto. Con il regno di Federico II di Svevia il castello fu ristrutturato e ampliato per ospitare la corte imperiale e gli esponenti della Scuola Siciliana, divenendo un luogo di arte e cultura. Presso il vicino Altopiano del Formicoso l’Imperatore si dedicava alla caccia col falcone e volle ribattezzare il luogo col nome di Monte Sano per la purezza dell’aria che qui si respirava. Numerose sono le famiglie e i nobili signori che nel tempo si sono succeduti nel possesso del castello che ha ospitato illustri artisti e letterati, tra cui Torquato Tasso, autore della Gerusalemme Liberata. Il Castello Ducale di Bisaccia è forse il maniero irpino dove è maggiormente evidente il passaggio di funzione dell’edificio da struttura difensiva a dimora signorile. La testimonianza più evidente della sua prima fase è senza dubbio l’alta torre, un tempo dotata di ponte levatoio. Alla seconda fase appartiene, invece, la caratteristica loggetta rinascimentale con archi a tutto sesto. Dagli scavi condotti presso la struttura è comunque emersa parte dell’originario impianto longobardo e una cappella castrense fornita di abside. Il castello, oggi di proprietà del Comune, è sede del Museo Civico Archeologico.

Potete trovare il resto dell’articolo sul sito del Museo dei Castelli

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