Viaggiando tra i castelli irpini, rubrica sull’approfondimento delle rocche della provincia di Avellino

Siamo a Castelvetere sul Calore, un castello fuso nell’abitato, per scoprirne i segreti e la storia. Si tratta del dodicesimo castello da quando abbiamo inaugurato la nostra rubrica attraverso le oltre 70 rocche, fortezze e i castelli di epoca longobarda, normanna o risalenti ad altri periodi presenti sul territorio avellinese. Continuate a seguirci per conoscere storie e leggende, di paesaggi e misteri, che caratterizzano un’incantevole provincia.

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con la pagina facebook del Museo Dei Castelli di Casalbore.

Castelvetere sul Calore deve il suo nome proprio alla presenza del castello, posto nella parte più alta dell’abitato, ai piedi del Monte Tuoro, e collocato accanto alla chiesa Parrocchiale dell’Assunta, che pare abbia inglobato parte dell’originario edificio longobardo. Pur non conoscendo la data precisa della sua epoca di fondazione, sappiamo da un documento che Siconolfo, Conte di Conza, nel 991 donò i beni posseduti a Castelvetere al monastero benedettino di Salerno; mentre, nel 1094, la terra di Castelvetere e dunque il suo castello vennero ceduti all’Abbazia di Santa Sofia di Benevento da Ugone, Conte di Boiano. Dopo essere stato proprietà di alcuni potenti signori locali, il castello passò nelle mani dei della Leonessa, dei Filangieri, dei Caracciolo e infine dei Gesualdo. Da questi, per eredità matrimoniale, arrivò ai Ludovisi che, dopo alterne vicende lo vendettero ai Beaumont. Il castello ha subito diverse modifiche e rimaneggiamenti nel tempo che ne hanno alterato profondamente l’aspetto originario oltre che la destinazione d’uso, trasformandolo da fortezza a residenza signorile. La struttura odierna presenta una pianta rettangolare ed è articolata su due livelli. Diverse parti del castello, tuttavia, sono oggi inglobate all’interno di edifici civili e religiosi, come, ad esempio, una torre divenuta parte integrante di abitazioni private. Questa peculiarità regala suggestivi scorci, come quelli offerti da
vie e corridoi coperti da archi e volte a botte.

Il resto dell’articolo continua sul sito del Museo Dei Castelli

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