Un piccolo, antico, borgo nel pieno del casertano: Castello del Matese

Questa volta ci muoviamo nella provincia di Caserta e raggiungiamo Castello del Matese, un comune che sorge su una terrazza naturale tra le valli dei torrenti Rivo e Torano. Il toponimo va ricondotto o all’antico castrum (accampamento), che Quinto Fabio Massimo aveva posto per controllare gli spostamenti di Annibale, o al castello medioevale presente nel comune, ma le origini stesse della città, testimoniate da diversi ritrovamenti, risalgono al Neolitico.

Avvicinandoci al piccolo comune notiamo i resti di quella che una volta doveva essere un’antica cinta muraria, segno dei trascorsi guerrieri della città. Chiacchierando con le persone del luogo veniamo a conoscenza di alcuni particolari interessanti: il sistema difensivo, in passato era dotato di cinque torri, di cui oggi restano in piedi solo due; la torre più piccola presenta una merlatura aggiunta in epoca successiva, mentre la torre grande mantiene i resti dell’originaria costruzione.
Girando tra le strade del borgo, dopo aver sorseggiato un caffè nella piazzetta centrale, scorgiamo numerosi edifici storici e religiosi come la Chiesa del Purgatorio, unico edificio ecclesiastico anteriore al Settecento e la Parrocchiale di Santa Croce, risalente al X secolo e ricostruita dopo il terremoto del 1688, che si suddivide in tre navate e conserva il reliquiario di San Massimo, gli affreschi del Bocchetti e l’edicola dei Santi Cosma e Damiano. Presenta inoltre una cappella, dove si può ammirare il dipinto dell’Ultima Cena, e l’altare del Crocifisso di stile settecentesco. Ma anche gli altri edifici religiosi come la Chiesa di Santa Maria d’Ogni Grazia, in stile barocco, la neoclassica Chiesa di Sant’Agostino e la Chiesa di Sant’Antonio da Padova che presenta alcune statue lignee, attirano la nostra attenzione imponendoci di dedicar loro il giusto tempo.
Castello del Matese, pur essendo un piccolo borgo del casertano ha il vantaggio di essere abitato da persone molto cordiali e che hanno a cuore le tradizioni e le festività del proprio paese, sia religiose che culturali come ad esempio “La Giostra di castello del Matese” giunta alla sua XI edizione. Durante queste festività si possono assaggiare i prodotti tipici della zona come la caciotta di Pecora del Matese, prodotta con latte e caglio locale, e altri formaggi, quali: il caciocavallo, il formaggio pecorino e caprino, la ricotta, la mozzarella, la scamorza e il burrino. Molto diffusa è anche la coltivazione dell’olivo con la produzione di ecotipi locali di olio, cui si accompagna una piccola produzione vitivinicola. Vanno inoltre menzionati la mela annurca, i funghi e i tartufi, sia bianchi che neri. Ottimi sono anche gli insaccati come salsicce, salami, capicolli e soprattutto la soppressata. Un piccolo gioiello tra i monti del Matese da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

Sergio Mario Ottaiano, classe ’93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo “Un’Ucronìa” Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo “Che lingua parla il comics?” il 23/1/17.

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