Viaggiando tra i castelli irpini, rubrica sull’approfondimento delle rocche della provincia di Avellino

Grottolella, il comune in cui sorge il castello Caracciolo. Come sempre ci muoviamo attraverso le oltre 70 rocche, fortezze e i castelli di epoca longobarda, normanna o risalenti ad altri periodi presenti sul territorio avellinese, con la volontà di diffondere il patrimonio storico della verde provincia campana. Continuate a seguire la rubrica per conoscere storie e leggende, di paesaggi e misteri, che caratterizzano un’incantevole provincia.

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con la pagina facebook del Museo Dei Castelli di Casalbore.

Il Castello Caracciolo, edificato su un’originaria fortezza longobarda, domina Grottolella dall’alto della sua mole. Il maniero ha subito diverse modifiche e rimaneggiamenti nel corso dei secoli, soprattutto in epoca svevo-angioina e tardo-aragonese. Il castello era parte integrante di un sistema difensivo che comprendeva anche le fortificazioni di Montefredane e di Capriglia Irpina, tra le quali vi era un sistema di segnalazioni a vista, come si evince dalla “Cronica” di Falcone Beneventano, che racconta di come il castello venisse sottratto da Ruggero II a Raone di Fragneto. Nel 1650, con la famiglia Macedonio, l’edificio fu trasformato in residenza gentilizia e appartenne per un periodo ai Caracciolo, di cui porta ancora oggi il nome. Il castello è attualmente proprietà di privati e ha subito un ulteriore restauro nel 1996, con lo scopo di ricavare al suo interno alcuni appartamenti residenziali. La struttura ha comunque conservato il suo aspetto quattrocentesco ed è dotata di tre torri angolari cilindriche e di una quadrata. Ad essa si accede attraverso un imponente portale in pietra con volta affrescata, risalente al 1690, che conduce al cortile centrale dotato di pozzo, sul quale si affacciano gli appartamenti degli attuali proprietari. Al piano terra si trova la Cappella Palatina, risalente forse al XII secolo, abbellita nel 1716, con decorazioni a stucco, affreschi e un pavimento in maiolica policroma.

L’articolo continua su silo del Museo Dei Castelli

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