Viaggiando tra i castelli irpini, rubrica sull’approfondimento delle rocche della provincia di Avellino

Il Castello di Montefredane, ecco la nuova tappa della nostra rubrica che viaggia tra le oltre 70 rocche, fortezze e i castelli di epoca longobarda, normanna o risalenti ad altri periodi presenti sul territorio avellinese, in cui ci muoviamo con la volontà di diffondere il patrimonio storico della verde provincia campana. Continuate a seguire la rubrica per conoscere storie e leggende, di paesaggi e misteri, che caratterizzano un’incantevole provincia.

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con la pagina facebook del Museo Dei Castelli di Casalbore.

Il castello, che prende il nome dagli ultimi feudatari del paese, sorge su una collina attorno alla quale andò a svilupparsi il borgo medioevale e viene menzionato per la prima volta nel 1152, nel Catalogus Baronum, come proprietà di un certo Roberto de Tufo, suffeudatario del conte di Avellino Ruggiero de Aquila. La fortificazione ebbe una notevole importanza in epoca medioevale, come parte di un sistema difensivo che comprendeva i castelli di Summonte, Capriglia Irpina, Grottolella, Montefusco, Montemiletto e Manocalzati, il Castello Caracciolo, tanto da essere menzionato anche da geografi arabi. Fu proprietà di diverse nobili famiglie, tra cui i Baldini, i Brancaccio, i Ferilli, i Gesualdo e i Ludovisi. Tra il 1600 e il 1700 l’originaria struttura fu trasformata in dimora gentilizia. All’edificio, che si affaccia in parte sulla piazza centrale del paese, si accede passando sotto l’arco del campanile annesso alla chiesa di Santa Maria del Carmine, costruita sulla base di una delle massicce torri poste ai vertici dell’originaria pianta trapezoidale del castello. Un’altra di queste torri è visibile solo in parte nei pressi di Casa Rega. Il castello è stato oggetto di un profondo intervento di restauro che ha però consentito il recupero delle due restanti torri. Il castello possedeva anche cisterne per l’acqua, ancora visibili, e una neviera. In un avvallamento naturale è stato ricavato un anfiteatro destinato a fini culturali e ricreativi.

L’articolo continua su silo del Museo Dei Castelli

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