Viaggiando tra i castelli irpini, rubrica sull’approfondimento delle rocche della provincia di Avellino

Il Castello di Pratola Serra, fa parte delle oltre 70 rocche, fortezze e i castelli di epoca longobarda, normanna o risalenti ad altri periodi presenti sul territorio avellinese, in cui ci muoviamo con la volontà di diffondere il patrimonio storico della verde provincia campana. Continuate a seguire la rubrica per conoscere storie e leggende, di paesaggi e misteri, che caratterizzano un’incantevole provincia.

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con la pagina facebook del Museo Dei Castelli di Casalbore.

Il Castello sorto su una preesistente costruzione romana è stato costruito, ampliato, e ricostruito varie volte ad opera dei Longobardi nei secoli VI, VII e successivi, dei Normanni nel XI-XII secolo e più tardi dagli Angioini. Certezze sulle sue origini non ne esistono perché nessun vero esperto ha mai messo piede a Serra, dove tutto ciò che è antico è lasciato nel più totale abbandono, ed ogni variazione costruttiva è opera di un intervento isolato, senza progettualità, come purtroppo dimostrano recenti obbrobri. La sua forma è irregolare con pareti rette e curve che si adattano allo sperone roccioso sul quale è costruito e che spesso fuoriesce dal terreno con sporgenze rocciose lungo il percorso delle mura. Ci dovevano essere almeno due o tre porte, quella più facilmente identificabile e di conseguenza probabilmente la principale (foto 6) si trova tra la torre che dà sulla piazza (foto 5) e la parete esterna della chiesa integrata al castello. La costruzione religiosa si ritiene sia stata costruita dai Normanni e in principio consacrata a S. Audeno (foto 2) (St-Ouen, santo di Rouen, Normandia). L’accesso principale al castello è quello che attraverso una rampa, (foto 4) dalla piazza va verso la porta appena descritta. Delle torri ne rimangono due, quella di via terra (foto 8) e quella che dà sulla piazza, quest’ultima prima della disastrosa ricostruzione seguita al terremoto del 1980, mostrava i segni di almeno tre fasi di ricostruzioni successive a precedenti terremoti o distruzioni. Il “restauro” è stato eseguito in uno stile inqualificabile che ne ha alterato anche la forma.

L’articolo continua su sito del Museo Dei Castelli

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