Noto per la tradizionale colatura di alici e per le “lampare”, Cetara è uno dei comuni più belli della costiera campana

Cetara si identifica come un insieme di case bianche aggrappate al Monte dell’Avvocata, a tratti interrotte da costruzioni più grandi come chiese e torri. La spiaggia cetarese accede direttamente al tratto di mare compreso tra Amalfi e Salerno. Alcuni studiosi fanno derivare il toponimo da cetaria, tonnata, o cetus, balena, rifacendosi all’attività della pesca. Un’altra ipotesi fa derivare Cetara da caedita (luogo disboscato).


Sembra che dopo la distruzione della città di Marciana Vetus, alcuni scampati si siano rifugiati nell’attuale Cetara dando origine alla città. Secondo il “Chronicum salernitanum”, nell’879 la città fu conquistata dai Saraceni e divenne un ponte per le loro incursioni. Intorno al X secolo, Cetara ebbe una funzione strategica tra Amalfi e Salerno e divenne un feudo del Monastero abbaziale di Santa Maria di Erchie. Nel 1534 i turchi schiavizzarono la maggior parte della popolazione: coloro che riuscirono a salvarsi si rifugiarono a Napoli. Fino al 1833, il comune fu legato all’abbazia della Santissima Trinità di Cava e solo nel 1834 divenne indipendente.

Leggi l’articolo sulla tradizione delle “lampare”.

Una delle costruzioni più imponenti della città è la Chiesa di San Pietro, la cui cripta è stata esplorata solo in parte. Di origine bizantina è, invece, la Chiesa di Maria Santissima di Costantinopoli. Particolarmente interessante è una Torre realizzata da don Pedro Afàn de Rivera. Essa aveva una funzione di avvistamento e di difesa soprattutto contra la potenza turca. A differenza di altre torri, questa di Cetara mantiene la sua struttura architettonica quadrata.

Leggi l’articolo sulla tradizionale colatura di alici.

La tradizione gastronomica cetarese ha un ruolo fondamentale nell’economia cittadina. Essa è molto varia e passa dalla coltivazione di vite e olivo, sono infatti molto pregiati i vini e gli oli d’oliva, alla produzione di dolci come le zeppole, gli struffoli, le pastiere e i casatielli. La presenza di fichi d’India su tutta la costa permette la produzione delle rinomate crostate di frutta. Il prodotto tipico più conosciuto sono però le alici conservate sotto sale e vendute in vasetti di vetro. Da esse si ricava anche la famosa colatura di alici.

Sergio Mario Ottaiano, classe '93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo "Un'Ucronìa" Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo "Che lingua parla il comics?" il 23/1/17.

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