Il Castello ducale di Vairano Patenora, in provincia di Caserta, dove si fermarono re Carlo I d’Angiò e il papa Gregorio X

La parte più alta dell’abitato di Vairano Patenora è dominata dal Castello, la cui struttura più antica fu eretta da Ripandolfo VI nell’XI secolo. Nell’edificio si fermarono a pernottare il re Carlo I d’Angiò e il papa Gregorio X in viaggio verso Napoli e, più tardi Carlo II detto Lo Zoppo. Il Il 20 maggio del 1191 l’imperatore Enrico VI di Svevia concesse il castello a Roffredo dell’Isola, abate di Montecassino.

I vairanesi rifiutarono il vassallaggio e nel 1193, al comando del conte Ruggero di Chieti, respinsero l’assedio dell’abate Roffredo. Nell’agosto del 1437 il castello di Vairano fu saccheggiato dalle rapaci orde del Patriarca Vitellesco al soldo di papa Eugenio IV.

Durante la lotta tra Ferrante I d’Aragona, Re di Napoli, e il pretendente al trono Giovanni d’Angiò, il castello di Vairano, fedele al sovrano aragonese, agli inizi di febbraio del 1460 fu assediato dalle truppe angioine, ma, come nel 1193 riuscì a resistere all’assedio. Nel 1461 fu parzialmente distrutto da Marino Marzano, impegnato in un conflitto con il re Ferrante d’Aragona. Il castello fu ricostruito tra il 1491 e il 1503 da Innico II d’Avalos, insieme alla cinta muraria difesa da 15 torri e tre porte di accesso alla città: Porta Oliva, Porta di Mezzo e Porta Castello. Il castello, che dall’esterno conserva un aspetto imponente, ha pianta quadrangolare, con quattro torri merlate. A sinistra del cortile si trovano tre camere ampie con la cucina principale e il granaio. Dall’altro lato si aprono la cisterna e le stalle. Una larga scala, che si divide in due rampe, conduce al piano superiore dove sono gli appartamenti nobili, con numerose camere, un ampio salone e la cappella gentilizia.

Giovane dall'età indefinita, da oltre 10 anni nel mondo della comunicazione. Una Laurea, un Master, giornalista, scrittore, esperto di eno-gastronomia e della Campania, allenatore di Karate. E' il creatore e direttore del Museo dei Castelli di Casalbore (AV), attività che gli ha valso il soprannome di "Signore dei Castelli". Vincitore di vari premi nel mondo della pubblicità e della cultura. Testa proiettata nel futuro e piedi saldamente ancorati alla propria terra, il suo motto è "Si può fare!".

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