Ecco alcuni momenti e alcune date che hanno cambiato la storia dell’uomo, date fatali e altre meno note e studiate: quali sono stati gli avvenimenti che hanno plasmato il volto della nostra regione?

Date importantissime, date che cadono nel dimenticatoio della Storia. Eventi spartiacque, fatti minori solo all’apparenza. Date cruciali o no? La Storia, universale, europea, nazionale o finanche campana, è spesso stata percepita come una carrellata di date più o meno celebri, connesse a grandi eventi e apprese fin dai bambini tra i banchi di scuola. Sebbene sia contraddistinta anche da mutamenti progressivi, che si prestano poco volentieri a essere racchiusi in una singola data. In più ci sono eventi fondamentali che inciampano nell’oblio, a scapito di altri magari meno decisivi ma più “sponsorizzati”.

Occorre innanzitutto chiedersi se date spartiacque tra le varie epoche siano state accettate da tutti o si pongano come oggetto di dibattito. Date epocali come quella della caduta dell’impero romano d’Occidente, ossia il 476 d. C., o della scoperta spagnola del Nuovo Mondo, il 1492, non sono mai state messe seriamente in discussione dagli storici. Ciò che sta accadendo è semmai un ripensamento del loro significato, della loro rilevanza, del loro impatto, del fatto che quella stessa data fosse decisiva per tutti alla stessa maniera. Un esempio: gli indios non dovevano di certo “scoprire” l’America e così, nelle storiografie non europee, le date fatali a volte sono differenti dalle nostre. Ma perché alcune date hanno più successo delle altre? Le date acquisiscono celebrità in base allo sviluppo degli eventi a cui sono legate, spesso a distanza di tempo, e rimangono tali finché “occorrono” a qualcuno.

La data della crocifissione di un palestinese sulla collina del Golgota da parte dei Romani, più di duemila anni fa, non sarebbe divenuta storica se da lì non fosse nata una grande religione. Così come nel 1517 l’affissione da parte di Lutero delle sue tesi sulla porta di Wittemberg non sarebbe entrata nei libri se non avesse portato alla riforme protestante. Allo stesso modo, la rivoluzione che tra ottobre e il novembre 1917 scosse Pietroburgo e Mosca non sarebbe divenuta tanto celebre se non vi avesse preso origine un movimento che avrebbe segnato l’intero Novecento. (Nicola Labanca)

In breve: se il Cristianesimo non si fosse affermato, se la riforma luterana non avesse avuto fondamento e se il Comunismo non fosse riuscito a riscuotere quel secolare successo, le date legate a tali fenomeni storici sarebbero oggi del tutto ignorate, stipate in qualche saggio accademico, non “stampate” nella mente di donne e uomini di tutto il mondo.

Ma come procede la Storia? Repentine svolte o graduali evoluzioni? Si potrebbe asserire che siano vere entrambe le tesi. La popolarità delle “grandi date” – così come dei grandi protagonisti – è dovuto al fatto che esse tendono a essere in qualche modo rasserenanti. Però il pericolo di semplificazione è dietro l’angolo. Stilare carrellate di date e nomi, formulare cronologie ed elenchi di re e pontefici, è stato per lungo tempo sia un modo di narrare la Storia, sia una strategia mnemonica per rammentarla. Oggi la ricerca storica tiene sì conto degli eventi più pregnanti, ma guarda al passato come ad un lungo processo, un graduale mutare di strutture.
Un altro “dilemma” tormenta gli addetti ai lavori da tempo. Sono risultati più determinanti i grandi eventi politico-militari (come guerre o rivoluzioni) o quelli apparentemente “minori”, come la scoperta di un farmaco, un’innovazione tecnologica, la nascita di una religione? Fino ad un paio di secoli fa guerre e paci, condottieri e monarchi “facevano” la Storia, ma a partire dalla metà del XIX sec. questa visione è cambiata fino ad arrivare  a un’opera che ha stravolto tutto. Mi riferisco a Il Mediterraneo al tempo di Filippo II (1949), del francese Fernand Braudel, opera nella quale delineò una Storia ritmata da tre tempi: uno lunghissimo, quasi geologico, legato alle trasformazioni del paesaggio; uno medio, relativo alle trasformazioni dell’economia e della mentalità; uno brevissimo, con rifermento alla guerra, alla politica, alla diplomazia. Secondo questa prospettiva, tanto i grandi quanto i piccoli avvenimenti coadiuvano a realizzare la Storia, seppur in campi, su piani e con tempi differenti.

Oggi c’è senz’altro un riavvicinamento alla Storia dei grandi avvenimenti, una tendenza che forse va dipendendo dal senso di virale insicurezza della nostra epoca.

Dagli anni Ottanta si è registrato un ritorno alla Storia delle grandi svolte, dei momenti topici, dei fatti salienti, sia nell’ambito della divulgazione popolare sia in quello della ricerca accademica. Hanno inevitabilmente contribuito le incertezze determinate dalla caduta delle grandi ideologie e dalla globalizzazione. D’altronde il riferimento ai grandi, singoli eventi e personaggi forti aiuta a semplificare le cose. (Nicola Labanca)

Ebbene, se alcuni eventi hanno davvero cambiato il mondo, possiamo, per una sorta di proprietà transitiva, affermare che questi stessi abbiano influito esplicitamente, nell’immediato, o implicitamente, in un arco di tempo graduale, sulla Storia della Campania e dei suoi passati e presenti abitanti. Tra Tecnologia e Religione, Scienza e Civiltà, Politica e Guerra, Esplorazioni ed Economia, Cultura e Rivoluzioni, le date fatali sarebbero veramente tante. Avrei da proporne almeno un centinaio, la domesticazione dei cavalli, le nascite di Gesù di Nazareth e di Maometto, la caduta dell’impero romano d’Oriente, l’avvento della finanza, la stampa a caratteri mobili di Gutenberg, le esplorazioni geografiche dell’età moderna, la Rivoluzione Scientifica e la teoria copernicana, i Lumi e le Rivoluzioni del XVIII secolo, la Rivoluzione Industriale, l’invenzione della macchina fotografica, la scoperta dell’oro nero di Drake, la guerra ai batteri, etc.: queste ne sono solo una minima parte. Ma in queste sede proveremo allora ad elencarne alcune più propriamente campane, talune suggerite da me, altre dai miei colleghi redattori, altre ancora proposte dai nostri cari e sempre attenti lettori.

  • 327 a. C., gli antichi romani conquistano Napoli
  • 79 d. C., Eruzione del Vesuvio (Distruzione di Ercolano, Pompei e Stabia)
  • 272 d. C. (ca), Nascita di san Gennaro
  • 1224, il 5 giugno l’Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia Federico II di Svevia, fonda la principale accademia napoletana e una delle più importanti in Italia e in Europa, la quale prende il suo nome
  • 1503, Viceregno Spagnolo
  • 1647, Rivolta di Masaniello
  • 1734, Carlo di Borbone a Napoli
  • 1799, Gennaio-Giugno, Repubblica Napoletana
  • 1806-1815, Decennio Francese
  • 1861, Unità d’Italia
  • 1898, il 15 febbraio nasce Totò
  • 1900, il 24 maggio nasce Eduardo De Filippo
  • 1943, 27-30 settembre, le Quattro giornate di Napoli
  • 1980, Terremoto in Irpinia
  • 1984, Maradona arriva a Napoli
  • 2015, il 4 gennaio muore Pino Daniele

Ovviamente si tratta di opinioni e valutazioni soggettive e personali, le quali riportano solo una piccolissima parte di eventi, avvenimenti e circostanze che hanno plasmato il volto della nostra storia locale e collettiva.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

Un pensiero riguardo “Date cruciali, date fatali: gli eventi che hanno cambiato il mondo e la Campania

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