Armando Vittorio Diaz, ricordiamo il generale, l’uomo, le sue gesta, la sua esperienza esistenziale a distanza di un secolo. La Campania alla prova della Prima Guerra Mondiale, un tremendo conflitto che ha segnato e logorato le coscienze di molti, innanzitutto di chi fu al fronte.

Il generale Armando Diaz, il cui valore e le cui virtù furono universalmente individuate e riconosciute,  è indiscutibilmente considerato l’eroe della Prima Guerra Mondiale. A tal proposito lo storico Eric J. Leed propone interessanti considerazioni:

In guerra, così come nel rituale, gli individui non apprendono semplicemente attraverso lo strumento linguistico bensì attraverso la loro immersione nella struttura drammatica dell’evento fisico; l’esperienza di guerra, al pari dell’esperienza iniziatica, è essenzialmente un’esperienza d’apprendimento non verbale, concreta, molteplice.

Una guerra di cui nessuno, o quasi, fu capace di presagirne le terrificanti tecniche distruttrici e lo shock indelebile che avrebbe rappresentato per il Vecchio Continente. Uno snodo fondamentale nella vita di milioni di uomini: orribile veemenza sterminatrice, enorme e incalcolabile cifra di perdite umane, amputazioni, disastri, materiali e intellettivi, distruzioni di massa.

Nel giro di pochi giorni la civiltà è stata annientata. Nel giro di pochi giorni i capi hanno fallito. Perché il loro ruolo, l’unico che contasse veramente, era appunto quello di evitare la catastrofe. (Gabriel Chevallier)

Armando Vittorio Diaz vide i suoi natali a Napoli il 5 dicembre del 1861, figlio di Ludovico e Irene Cecconi, benestante famiglia di lontana origine iberica, ricca di militari e di magistrati.

Tutto il segreto è nell’elemento uomo… si comanda col cuore, con la persuasione, con l’esempio. (A. Diaz)

Compiuti gli studi elementari privatamente, fu ben presto avviato alla carriera militare; fu così che superò gli esami di ammissione presso l’Accademia militare di Torino, ove prese servizio il 15 settembre del 1879. La sua dedizione negli studi, l’applicazione dimostrata alla scuola di artiglieria e genio di Torino ebbero rapidi frutti: prima sottotenente di artiglieria nel 1882, poi disegnato nel 1884 con il grado di tenente al 10° reggimento di artiglieria da campo di stanza a Caserta. Tra studio e lavoro, intanto, non disdegnava i salotti buoni della più sfarzosa società napoletana. Nel marzo 1890 fu promosso capitano e assegnato al 1°reggimento di artiglieria da campo a Foligno. In seguito superò con successo gli esami di ammissione alla scuola di guerra, la quale frequentò dal 1893 al 1895, i profitti furono eccellenti.
Il 23 aprile 1895 sposa Sarah De Rosa, rampolla di famiglia napoletana di avvocati e magistrati: nozze convenute all’interno dello stesso ambiente di buona borghesia cittadina, solido, felice e proficuo, con la nascita di tre figli.

La sua carriera segnò un successo dietro l’altro, ricca di cariche e titoli.

Colonnello (23 giugno 1910); Maggiore generale (1°ottobre 1914); Tenente generale (29 giugno 1916); Generale dell’esercito (4 novembre 1918); Ispettore generale dell’esercito (24 novembre 1919); Capo di Stato Maggiore dell’esercito (8 novembre 1917-24 novembre 1919); Vicepresidente del Consiglio dell’esercito (febbraio 1921); Vicepresidente della Commissione suprema di difesa (post 30 aprile 1924-29 febbraio 1928); Socio onorario dell’Accademia dei Lincei di Roma (9 marzo 1919), Socio dell’Accademia nazionale di scienze, lettere ed arti di Modena (1918); Membro del Comitato Nazionale del Risorgimento; maresciallo d’Italia (3 novembre 1924); Socio della Società Geografica Italiana (1919).

Ma il momento più importante e celebre del suo cursus honorem militare ebbe a venire la sera del 8 novembre 1917, allorché fu chiamato a sostituire Luigi Cadorna nella carica di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Recuperato fisicamente e psicologicamente quel che rimaneva dell’esercito, organizzò la resistenza sul monte Grappa e sul fiume Piave. Guidò alla vittoria le truppe italiane nel 1918: fu lui a firmare il famoso Bollettino della Vittoria in cui si comunicava la rotta delle forze austriache e il trionfo italiano.

Prima Guerra Mondiale

Il 1917 fu comunque un periodo di mantenimento degli equilibri. Unico avvenimento significativo fu la disfatta a Caporetto (24 ottobre) e l’arretramento dell’esercito italiano sulla linea del Piave. La fuga disordinata delle truppe sul Tagliamento fece temere che l’Italia non avrebbe retto l’urto, consentendo lo sfaldamento del fronte. Sul piano interno, politico e militare la disfatta produsse un vero e proprio terremoto: cadde il governo Boselli e venne sostituito da quello Orlando; il generale Armando Diaz sostituì Luigi Cadorna come capo di stato maggiore. (G. Montroni)

È considerato un eccelso comandante, che dimostrò sempre un’attenzione costante per i suoi soldati. Controllava in prima persona che fossero tradotti alla lettera i turni tra trincea e relax, l’assegnazione dei permessi per tornare brevemente alla famiglia, che fosse fatto quanto possibile per salvaguardare una refezione proporzionata e certa, che nelle retrovie i reggimenti beneficiassero di qualche comfort extra. In diverse occasioni interrogando con un pretesto i soldati nelle assidue verifiche alle trincee, li rincuorava con frasi motivazionali. Le premure per i suoi uomini e la costanza con cui cercava di non esporli a inutili rischi o alla morte non trovava mai freno, a patto che essi non discutessero gli ordini superiori. Egli godeva pienamente della fiducia delle sue truppe, che lo seguirono senza rinunce in tutta la sua azione di guida.
Eppure volendo fare un bilancio della sua opera militare come comandante in capo dell’esercito italiano nell’ultimo anno della Grande Guerra richiede non è semplice, in quanto la tradizione e la bibliografia propongono in primis contributi celebrativi, consolidate dalle necessità propagandistiche del regime fascista.

Uno dei suoi pregi fu, senza alcun dubbio, la sagacia di far procedere il comando supremo in modo corrispondente alle urgenze e ai parametri della Grande Guerra; amministrò con giudizio i settori informativi e incrementò moltissimo la funzione degli ufficiali di collegamento, che dovevano dargli in tempo reale comunicati sulla situazione dei vari fronti, senza però scavalcare i comandi d’armata, con i quali fece in modo di avere rapporti molto stretti, in modo da affrontare con successo freddezze e malintesi. Assai proficua, inoltre, fu sin dall’inizio del suo comando la familiarità con il re, il governo e il mondo politico; a ciò lo induceva il suo lungo rodaggio prebellico e la sua persuasione della obbligatorietà di una cooperazione di tutte le energie disponibili. (G. Liccardo)

Prima Guerra Mondiale, cartina

Il giudizio è certamente positivo. Sebbene non avesse l’inflessibile volontà offensiva e la personalità dominante di Cadorna, vantava prudente e serena fermezza, capacità di persuasione, sostegno genuino e altruismo verso le truppe, l’esaltazione anche pubblica dei suoi ufficiali, la sintonia con le forze politiche e l’immagine popolare senza rese demagogiche che offriva di sé. L’uomo giusto al momento giusto, l’uomo perfetto per quella fase del conflitto.

L’Italia riesce invece a riprendersi dalla catastrofe sfiorata con la rotta di Caporetto nell’autunno 1917, e opera una vittoriosa resistenza agli attacchi austriaci, attestandosi sulla linea del Piave e del Grappa. A fine ottobre 1918 la pressione italiana e il cedimento di un esercito austriaco ormai politicamente e moralmente minato da processi disgregativi spalancano alla riconquista italiana le terre occupate del Veneto e del Friuli, fino alla trionfale entrata a Trento e a Trieste, ai primi di novembre. (F. Barbagallo)

Al termine del conflitto Diaz fu nominato senatore, nel 1921 fu insignito del titolo di Duca della Vittoria, ennesimo attestato di un elenco ricco di onorificenze ricevute in vita. Nel primo governo Mussolini, su precisa indicazione del re Vittorio Emanuele III (sua intenzione era porre nel governo una figura di prestigio e leale alla monarchia), assunse l’incarico di Ministro della Guerra. Terminata anche questa esperienza, il 30 aprile 1924 si ritirò a vita privata. Trascorreva le sue giornate impegnato fra le occupazioni romane, le villa a Napoli e le vacanze capresi. Morì a Roma il 29 febbraio 1928.

A dispetto di ogni elogio, memoria, panegirico e commemorazione, Diaz avrebbe ricordato, con la sua enfasi militaresca, quanto il merito di una battaglia vinta sia di tutti, comandi e reparti, soldati e marinai, quanto la sua fu vittoria d’Italia, il trionfo della concordia e dell’unione di tutti i cuori, di tutte le energie e di tutte le volontà.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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