Il comune di Faicchio, nel beneventano un luogo che profuma di sapori e arti antiche quanto la sua storia

Faicchio è un centro agricolo della valle del Titerno, situato ai piedi del Monte Monaco di Gioia. Il nome trae origine dal latino fagus, faggio, albero che ancora oggi è molto presente nei dintorni.

Per l’aria salubre e per l’amenità del paesaggio, durante il Cinquecento il paese fu scelto come residenza vescovile prima del definitivo trasferimento della diocesi telesina a Cerreto. Ebbe numerose chiese e due conventi, uno appartenente ai Carmelitani Scalzi e uno francescano, ancora oggi luogo di intensa religiosità, posto a monte del paese in posizione panoramica. Nel Settecento Faicchio, nonostante l’esiguità degli abitanti, era tra i comuni della diocesi che contava il maggior numero di sacerdoti, tanto che l’anonimo autore di un ironico poemetto la chiamava “terra dei preti”.

Il territorio di Faicchio, rientrante nei confini del Sannio caudino, presenta cospicue tracce di un passato antico. Il Comune forse corrisponde all’oppidum sannitico Fuifola, situato poco lontano da Telesia, citato da Tito Livio ed espugnato da Quinto Fabio Massimo durante la seconda guerra punica. Per l’età tardo antica e per l’Alto Medioevo non si hanno notizie relative a Faicchio. Gli insediamenti sparsi di cui era costituito l’abitato permangono ma prende sempre maggior consistenza il nucleo sorto attorno al castrum feudale. Il documento storico più antico risale al 1151, quando Guglielmo I Sanframondo prese possesso del contado di Cerreto che comprendeva anche Faicchio. I Sanframondo mantenendo la signoria fino alla metà del Quattrocento, quando il conte Giovanni V ne fu spogliato per aver militato a favore dei francesi nell’aspra lotta tra gli angioini e gli aragonesi, Faicchio restò così in possesso della Coronafino al 1467, anno in cui venne venduto a Pietro Cola D’Alessandro, presidente della Real Camera di Santa Chiara. Nel 1479 fu acquistato da Giovanni Monsorio, maggiordomo del re Ferrante. Altri feudatari di Faichhio furono gli Origlia, i De Stadio e, dal 1612, i De Martino, di origine napoletana, che lo tennero, prima con il titolo di barone e poi con quello di duca, fino all’abolizione della feudalità.

Lungo la strada che porta al convento di San Pasquale, a circa 300 metri a monte del centro abitato, sulla spianata che si affaccia sulla ripida costa di Monte Monaco di Gioia, sono visibili tra le boscaglie grossi blocchi di una primordiale opera poligonale e rozze muraglie, resti di un’Arce (rocca) di età sannitica. Il dirimpettaio monte Acero è abbracciato per circa tre chilometri da una possente cinta muraria poligonale realizzata con la medesima tecnica a blocchi di diverse dimensioni sistemati a varia altezza, secondo i piani naturali del taglio del banco di roccia calcarea. La testimonianza archeologica più nota, divenuta simbolo del paese, è però il Ponte di Fabio Massimo. Si tratta di un ponte dall’agile struttura che valica la stretta gola del fiume Titerno sulla via Latina. Abbastanza ben conservato, presenta una singolare tipologia costruttiva che unisce la tecnica poligonale al rivestimento in cortina laterizia e l’opera a sacco. Al centro del paese si può invece ammirare in tutta la sua imponenza il Castello in cui per circa due secoli abitarono i De Martino. Edificato in posizione strategica intorno al XIII secolo, fu rinnovato alla fine del Quattrocento e poi restaurato e in parte trasformato nelle attuali proporzioni proprio ad opera dei De Martino nel 1612, la sua struttura richiama il “fratello maggiore” di Napoli, ossia il Maschio Angioino.

Faicchio è uno dei pochi luoghi in Campania dove si alleva il pregiato Maile Nero, dalle cui carni si ricavano, attraverso una raffinata e antica arte norcina, gustosi salumi. Degno di nota è il Culatello del Matese, la cui particolare lavorazione lo differenzia dal culatello tradizionale. Realizzato con carni di maiali pesanti almeno due quintali che presentano uno strato di grasso sottocutaneo in grado di conferire ai salumi quelle caratteristiche organolettiche apprezzate dai veri intenditori.

Giovane dall’età indefinita, da oltre 10 anni nel mondo della comunicazione. Una Laurea, un Master, giornalista, scrittore, esperto di eno-gastronomia e della Campania, allenatore di Karate. E’ il creatore e direttore del Museo dei Castelli di Casalbore (AV), attività che gli ha valso il soprannome di “Signore dei Castelli”. Vincitore di vari premi nel mondo della pubblicità e della cultura. Testa proiettata nel futuro e piedi saldamente ancorati alla propria terra, il suo motto è “Si può fare!”.

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