Federico II di Svevia, un uomo diverso ed autentico, inconsueto ed originale, una figura fuori dagli schemi: un programma, una progettualità che equivalevano a dire innovazione. Volle fare dell’Italia tutta il centro della sua grandezza e del suo potere, seguendo un patto di pacificazione e concordia.

Federico II aspirava a riunire l’Italia sotto un solo principe, una sola forma di governo e una sola lingua; e tramandarla a’ suoi successori potentissima fra le monarchie d’Europa. (Ugo Foscolo)

Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen, nato a Jesi il 26 dicembre del 1194, re di Sicilia, duca di Svevia, re di Germania, imperatore del Sacro Romano Impero, re di Gerusalemme, è uno di quei personaggi della storia le cui gesta hanno avuto un impatto talmente forte da modificare lo scorrere degli eventi, incidendo sul destino del mondo nella sua interezza.

Insensati come siamo, noi vogliamo conquistare tutto, come se avessimo il tempo di possedere tutto. (Federico II)

Il suo amare enormemente il mare e il sole gli proveniva probabilmente da quella nota tedesca che di sicuro contornava il suo carattere, fu anche per questo che, con lungimiranza e perspicacia, e quando venne il tempo, decise di stabilirsi nel Regno di Sicilia, in quel Sud Italia che durante gli anni del suo governo divenne uno dei luoghi più affascinanti e progrediti della penisola e del mondo occidentale. Promosse l’arte e l’edificazione di importanti edifici, fondò università, diede un forte impulso agli studi giuridici, si dedicò alla scienza e alla filosofia, fece tradurre scritti arabi e greci, ebbe ad avvalersi di intellettuali di ogni lingua e religione, si interessò ad ogni settore della conoscenza umana. Non disdegnò gli hobby, lodava e praticava infatti l’arte di andare a caccia con il falcone.

Federico II di Svevia fu un uomo diverso ed autentico, inconsueto ed originale, una figura fuori dagli schemi a lui coevi: una singolarità, congiunta alla sua tempra irruenta e poliedrica, che lo resero, e lo rendono ancor oggi, una vera e propria leggenda, una sorta di imperatore immortale.

Federico II, scultura Palazzo Reale Napoli

La fortuna dello stupor mundi ebbe a cominciare quando il nonno, l’imperatore Federico I detto il Barbarossa, portò a compimento con successo la sua politica matrimoniale: al figlio Enrico, il futuro Enrico VI (1165-1197), andò in sposa Costanza d’Altavilla, ultima erede legittima del Regno Normanno di Napoli e Sicilia (1186). Da questa progenie, dunque, il fanciullo riunì nella sua persona l’eredità delle due famiglie regnanti che dall’XI secolo avevano scalato i vertici della nobiltà europea, gli Svevi e il casato normanno degli Altavilla. Federico, inoltre, per merito dei nonni, Federico e Ruggero, poté fare sfoggio di legami di parentela con le famiglie principesche di tutta Europa. Enrico VI riunì sotto la sua corona il trono di Germani e di Sicilia, includendo, in altri termini, l’Italia meridionale all’Impero: alla morte dei genitori, il piccolo Federico, affidato alla tutela di Innocenzo III, si ritrovò improvvisamente, e alla sola età di 3 anni (1198), re di Sicilia, duca di Puglia e principe di Capua, e di lì a poco, anche re di Germania ed imperatore (1220).

La successione fu questione assai complessa.  Il papa Innocenzo III influiva esplicitamente sulla vita dello di Federico: nel 1208 lo dichiarò maggiorenne e nel 1209 ne combinò il matrimonio con Costanza d’Aragona. Nel frattempo che Federico provava ad affermare la sua sovranità sul regno, ostacolato da tumulti in Sicilia e Calabria, repentini sviluppi nella politica imperiale gli mostrarono ben più ampie prospettive. Alla morte di Enrico VI, infatti, si era riaperta la partita tra i Guelfi e i Ghibellini, tra la casata di Baviera, rappresentata da Ottone di Brunswick (1175-1218), e quella Sveva. Ottone ebbe in un primo momento i favori di papa Innocenzo III (1198-1216): i pontefici temevano la probabilità di un unione tra le corone del Nord (Germania, Italia e Impero), con quella di Sicilia, che avrebbe così cinto i domini della Chiesa allora in via di consolidamento. Innocenzo III decise così di incoronare imperatore Ottone, divenuto Ottone IV nel 1209.

Ben presto però il nuovo imperatore cominciò a rivendicare non solo la corona di Sicilia ma anche alcuni possedimenti della Chiesa, spingendo il papa a scomunicarlo e a designare al suo posto Federico, ormai divenuto maggiorenne e pienamente padrone del regno meridionale. Sconfitto nella battaglia di Bouvines in Francia (1214), Ottone fu deposto (1215) e Federico II lo sostituì nel 1220 dopo aver fatto numerose concessioni ai principi tedeschi e, soprattutto, essersi impegnato a mantenere divise la corona imperiale e quella di Sicilia. (Cattaneo, Canonici, Vittoria)

Il suo programma e la sua progettualità equivalevano a dire innovazione. Volle fare dell’Italia tutta il centro della sua grandezza e del suo potere, seguendo un patto di pacificazione e concordia. Lasciò in secondo piano il Regno tedesco dove i principi, negli anni della sua assenza, riuscirono a consolidare i loro poteri territoriali riuscendo a conseguire nel 1232 il riconoscimento di prerogative regie come battere monete, costruire città, castelli, strade, riscuotere dazi e amministrare la giustizia.
Ben diversa fu la politica nel Regno di Sicilia, dove operò con forza per dar vita ad un ordinamento centralizzato, che ricondusse alla Corona il controllo del commercio, il monopolio di alcuni settori artigianali, il diritto di costruire fortezze, di nominare amministratori delle città. La promulgazione delle Costituzioni di Melfi (1231), raccolte nel Liber Constitutionum Regni Siciliae, diede l’ossatura alla sua organizzazione statale: tali leggi, che si rifacevano ai codici legislativi normanni, concentrarono il controllo fiscale, amministrativo e giudiziario nelle mani dei funzionari regi sottraendolo, ove fosse possibile, agli ecclesiastici e ai signori feudali.

Non sminuiamo per nulla l’autorità degli antichi sovrani se produciamo nuovo diritto secondo le esigenze dei tempi nuovi, traendolo dal grembo nostro e della natura e degli antichi e se troviamo rimedi nuovi per abusi nuovi. La dignità dell’altezza imperiale ha infatti come sua specifica e necessaria funzione proprio questo: assumere ogni giorno nuove decisioni con le quali premiare virtuosi e colpire senza tregua, con i colpi delle pene, i viziosi, se a causa dei cambiamenti delle situazioni e dei tempi non sembri ai più bastare la legge antica per sradicare vizi e seminare virtù.

In campo economico, Federico contrasta nelle maggiori città del Regno il fenomeno dell’usura, come a Napoli e Bari, dove vi erano quartieri ebraici in cui si svolgevano attività di prestito di denaro con restituzione di interessi. Fu così che ricondusse le attività economiche degli ebrei sotto il controllo pubblico, accordando però agli ebrei protezione, imparziale giustizia e garanzia di diritti, come a tutti gli altri sudditi del Regno.

Federico II Università

Lo stupor mundi et immutator mirabilis fu protagonista di uno dei periodi più grandiosi, affascinanti e oscuri della storia dell’Occidente, lo visse come un precursore dell’uomo nuovo, un sovrano rinascimentale, un mecenate, che lasciò in eredità alla nostra, ed anche sua, Napoli un’eredità culturale tra le più importanti d’Europa, l’università. Già la Sicilia era da tempo luogo di incontro di civiltà differenti, che parteciparono alla grandezza del Regno. La corte di Palermo fu, in quegli anni, una delle più luminose d’Europa per le lettere, per le arti e le scienze; in essa coesistevano uomini di cultura occidentali, ebrei, greci e arabi (consiglieri del sovrano e sua guardia imperiale). Uomo di cultura e scrittore (si pensi al trattato di caccia De arte venandi cum avibus, ricco di osservazioni di tipo naturalistico e sul comportamenti degli uccelli), fu piuttosto sensibile alla problematica dell’istruzione. Avvertendo la mancanza di una struttura universitaria in grado di competere con quelle dell’Italia settentrionale e del resto d’Europa, Federico prende una decisione: i migliori cervelli del regno, i suoi principali collaboratori, dovevano formarsi al suo interno e distanti dall’ala invasiva della Chiesa, detentrice, al tempo, del monopolio sull’istruzione.

Un’istruzione laica, come intimamente laico si sentiva Federico. Il luogo scelto è Napoli, «dove i costumi sono per tutti benevoli e dove esiste la facilità di trasporti, per terra e per mare, di tutto il necessario alla vita degli uomini». La vicinanza con la Scuola Medica di Salerno fu un ulteriore vantaggio. Nell’atto di fondazione … stilato a Siracusa in data 5 giugno 1224 e indirizzato a tutte le autorità civili e religiose del Regno di Sicilia, Federico assicura agli studenti condizioni redditizie: presenza di tutte le discipline e di famosi magistri … accordi con le locande … prestito dei libri di testo. (G. Liccardo)

All’istruzione gestita dagli ordini monastici si contrappose un primo tentativo di istruzione profana. Laica, ma non atea: del resto Tommaso d’Aquino, insigne dottore della Chiesa, compì i suoi studi proprio nell’ateneo napoletano. Federico, distintosi per la sua lungimiranza nella cultura e nella ricerca all’interno del proprio Regno, armatosi di autorevolezza e coerenza, può dirsi una figura decisamente “moderna”.

Dopo aver allestito la VI crociata, essere stato incoronato re di Gerusalemme, dopo i diversi contrasti prima con i comuni della Lega Lombarda, poi con papa Gregorio IX e i principi tedeschi, Federico II morì improvvisamente la notte del 13 dicembre 1250 nel castello svevo di Fiorentino di Puglia; aveva ricostruito l’impero, orchestrato il primo Stato centralizzato, imbrigliato le brame temporali della Chiesa e, soprattutto, ammaliato il mondo intero con la naturalezza con cui aveva compiuto le sue opere.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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