Antonio Genovesi fu tra i principali promotori e antesignani del movimento illuminista, schierandosi contro la cultura teologizzante, retorica e formalistica che allora dominava, in nome di concreti interessi economici, politici, sociali.

Genovesi, unitamente a Vico, Filangieri e Giannone, fu uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo napoletano.

Il più grande ostacolo alla perfezione delle cose umane è il credere che siano perfettissime.(Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze)

L’illuminismo, movimento culturale diffusosi in Europa dall’alba del XVIII secolo, vede il suo connotato principale nella fiducia smodata nella ragione, che avrebbe dovuto progressivamente migliorare lo status spirituale e materiale della civiltà umana, liberandola dai dogmi della tradizione, della superstizione e del dispotismo, occorreva divulgare i “lumi”. La “luce” della ragione contro le “tenebre” dell’ignoranza: era necessario assoggettare all’esame critico e libero della ragione tutte le espressioni della realtà e accoglierle o respingerle a seconda che esse reggessero o meno tale esame.

L’Illuminismo è l’uscita dell’Uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro […] Sapere Aude! Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto. È questo il motto dell’Illuminismo. (Immanuel Kant)

Notevole e particolare attenzione è riservata all’ambiente e alle scienze ponendo anche il problema del rapporto fra l’uomo e la natura, tra le società umane e l’ambiente: l’interesse per la natura e l’agricoltura, l’indole botanica, tutto favorì gli studi geografici, dando così rilievo sia alla geografia fisica sia al rapporto tra geografia e storia. Un’impostazione che ebbe discreto successo in Italia, specie nel regno di Napoli.

Ma quale fu il carattere dominante del pensiero degli illuministi napoletani? Essi concepirono la riflessione filosofica come momento cruciale per l’emancipazione politica ed economica della società civile. Si andava attuando, così, una vera e propria tendenza riformatrice che accompagnava un ideale di perfezionamento morale dell’umanità ad opera della ragione, un obiettivo propriamente pragmatico e pedagogico.

Antonio Genovesi fu tra i principali promotori e antesignani del movimento illuminista, schierandosi contro la cultura teologizzante, retorica e formalistica che allora dominava, in nome di concreti interessi economici, politici, sociali. La misura ultima del sapere sarà per il Genovesi l’utilità per la vita degli uomini, essendo egli sempre attento a evidenziare come la ragione umana trovi la sua sorgente più autentica e il suo fine ultimo nella vita concreta degli esseri umani.

Nacque il 1°novembre 1713 in un borgo rurale presso Salerno, che nel 1861 aggiunse fieramente al toponimo il cognome del suo più illustre figlio divenendo Castiglione del Genovesi. Fu rapidamente avviato alla carriera ecclesiastica, sia per ragioni economiche, sia per la sua notevole intelligenza, la memoria sorprendente, la volontà tenace e l’attitudine particolare allo studio (dedicandosi negli anni, con attenzione acuta, alla filosofia aristotelica e a quella cartesiana). Nel 1730 gli furono concessi gli ordini minori, proprio quando s’innamorò fortemente di una bella giovane di nome Angela Dragone, vaga e gentile e di spirito amabile. Il padre, accortosi di questa intensa affettuosità, spedì il figlio a Buccino, a casa di un parente. Qui fece la conoscenza di un prete illuminato, Giovanni Abbamonte: fu l’occasione per perfezionare la cultura umanistica, approfondire la teologia e il diritto canonico e civile, ridefinendo le sua capacità retoriche.

Rientrato a Castiglione, in seguito ad una malattia del padre, fu ordinato suddiacono il 24 settembre del 1735, ottenendo l’insegnamento di eloquenza nel seminario salernitano. Nel corso della sua permanenza approfondì lo studio del francese e della patologia; ordinato sacerdote, infine, nel 1738 si trasferì a Napoli.

Si ritrovò in un ambiente percorso da profondi fremiti di rinnovamento filosofico, morale, politico e giuridico, pregno di polemiche ideologiche e religiose. La personalità di Giambattista Vico affascinò il Genovesi che ne seguì forte del suo acceso entusiasmo le lezioni. I valori culturali dell’illuminismo napoletano incontravano il suo innato senso di equilibrio e la sua preferenza del concreto. Si sviluppava e ritemprava il suo orientamento verso una funzione sociale della cultura.

Il primo dovere del filosofo si è di coltivar sua ragione non colle inutili ricerche, e colle contese di setta, ma colla scienza delle cose divine e umane […] Oltre alla virtù si richiede nel Filosofo grazia, gentilezza, urbanità. Egli non è solo cittadino di una Città, ma di tutta quanta la Terra.

Nel 1769, abbandonata l’etica e la filosofia, dedicò completamente i suoi studi all’economia. Fu il primo in Europa a professare nell’università la nuova scienza dell’economia, ricoprendo nel 1754, a Napoli, la cattedra di Economia e Commercio istituita appositamente per lui da Bartolomeo Intieri. Nelle Lezioni di Commercio (1765-1767) propose un organico piano di riforme per il Regno di Napoli, basato sullo sviluppo dell’agricoltura e della produzione manifatturiera ma anche sulla limitazione delle proprietà ecclesiastiche. Suoi allievi furono Gaetano Filangieri (1752-1788), autore della Scienza della Legislazione, e Mario Pagano che partecipò alla Repubblica Napoletana del 1799. Tra i suoi numerosi contributi scientifici: Elementa metaphysicae mathematicum in morem adornata, 4 volumi, Napoli 1743-1756; Elementorum artis logicae-criticae libri quinque 1745; (traduzione italiana di Giuseppe Manzoni, Gli elementi dell’arto logico-critica, Venezia, 1783); Lezioni di commercio o sia d’economia civile (1765); Della diceosina o sia della Filosofia del Giusto e dell’Onesto (1766).

Economia civile fu l’espressione che egli impiegò per esprimere un concetto di attività economica dove le virtù civili quali la reciprocità, la fiducia diffusa e la mutua confidenza vengono considerate fondamentali per lo sviluppo di una comunità locale e nazionale: le motivazioni intrinseche delle azioni umane prioritarie rispetto alle motivazioni estrinseche e strumentali dell’approccio tradizionale. Genovesi riesce perfettamente a coniugare indagine scientifica e valutazioni etiche dei sistemi economici. Del resto, le problematiche di stati come il regno di Napoli non potevano essere risolte solo tramite logiche puramente economiche, ma necessitavano di coinvolgere anche la sfera sociale, culturale e politica. Perciò l’economia civile accorda la dimensione etica dell’economia inserendovi le dinamiche della giustizia, dei doveri del governo, delle relazioni tra persone, motivazioni e bisogni individuali.

Genovesi teorizza anche quello che è il rapporto tra felicità pubblica e virtù civiche. La felicità è intimamente sociale e relazionale: una “vita buona” non può essere vissuta se non con e grazie agli altri, facendo “felici gli altri”. L’essere umano per realizzarsi ha bisogno di reciprocità , ma per averla deve fare il passo della gratuità, la quale può portare o meno alla risposta reciprocante, ma senza della quale la reciprocità genuina non si riprodurrebbe.

Il mutuo è contratto di pura beneficeuza e di sincerissirua amicizia: è dunque un beneficio. Ora i beneficj non si apprezzano, ne si danno ad interesse. Chi adunque esige usura del puro mutuo, distrugge la natura del beneficio; converte l’amicizia e l’umanità in mercanzia, e per sì fatto modo si studia di sbarbicarla da’ cuori umani. Questo è contro il sistema del genere umano, e con ciò contro la legge naturale. Se Platone, Aristotele, Catone, Varrone insegnavano questo, essi avevano senza dubbio nessuno la ragione dal canto loro.

L’evidente specificità storica di Genovesi non gli nega una lampante modernità, specie in questi tempi di economia globalizzata in cui gli squilibri tra stati, imprese e società sono sempre più palesi e critici, laddove non sempre pare possano bastare le sole logiche dell’economia uscire dall’impasse. Nonostante ciò, l’economia civile, dopo circa un secolo dalla sua nascita, sparì dai manuali di economia.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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