Gragnano è uno dei comuni più famosi della provincia napoletana, conosciuto in tutt’Italia per le proprie produzioni enogastronomiche.

Gragnano si estende su un’amena convalle protetta dalla dorsale dei monti Lattari, del monte Faito e del monte Pendolo. A nord gode della vista del Vesuvio e della pianura campana, mentre ad ovest si può osservare il mare fino all’isola d’Ischia.

Grazie alla sua posizione naturale, Gragnano ha un clima salutare caratterizzato da estati fresche e inverni non eccessivamente freddi né umidi. Il nome deriva dal praedium che la gens Grania di origine romana aveva nella zona e che ha lasciato testimonianza in un’epigrafe incisa su una tomba rinvenuta nel 1931 ai confini di Gragnano. Anticamente il territorio era costituito da villaggi sparsi di origine osca. La prima vera urbanizzazione si ebbe nell’89 a.C. con gli abitanti della vicina Stabia, fuggiti a causa della distruzione della loro cittadina per mano di Scilla. Un secondo incremento si ebbe per opera di stabiesi scampati all’eruzione del Vesuvio del 79 a.C.

 

Il primo periodo della storia di Gragnano, dalle origini al V secolo d.C., è documentato da numerose testimonianze archeologiche costituite in prevalenza da ville rustiche romane sparse su verdi colline. Nel 533 l’area dei monti Lattari fu interessata dalla battaglia decisiva tra Greci e Goti che decretò la fine del dominio di questi ultimi. Nel 554 il duca longobardo Zottone occupò Benevento e il territorio stabile-gragnanese divenne zona di confine tra il Ducato bizantino di Napoli e il ducato longobardo di Benevento, subendo continue razzie. Si costituirono quindi i borghi di Caprile, Aurano e Castello, tutti in ottima posizione strategica, in quanto dominavano dall’alto la strada di collegamento tra Stabia e Amalfi, costeggiata da una serie di mulini che ancora oggi è detta Valle dei Mulini. Nel X secolo e fino al 1438 Gragnano gravitò nell’orbita della repubblica amalfitana che si impossessò del castello mediante una serie di negoziati, potenziandone le strutture di difesa. Nel XII secolo il territorio di Gragnano passò sotto il controllo normanno. Fu Guglielmo II il Normanno che concesse Gragnano in feudo al suo medico personale Giovanni Ferrari di Salerno. In seguito il feudo passò ai Filangieri, cui appartenne fino al 1246. Per sei anni, dal 1260 al 1266 entrò in possesso di Giovanni da Procida, anno in cui, con gli angioini, Gragnano fu eletta Universitas con una sua amministrazione territoriale guidata da un sindaco. L’autonomia durò poco, poiché il paese tornò ad essere un feudo fino al 1386. In seguito per aver sostenuto la causa di Carlo III di Durazzo contro la regina Giovanna I d’Angiò, Gragnano fu dichiarato Demania regio, divenendo poi nel 1398 possesso dei Sanseverino.

Dalla fine del XIV secolo al XVII il feudo fu in mano a famiglie nobili e potenti, come i Colonna, gli Orsini, i Miroballo, i Vargas, i d’Avalos, i Carafa. Nel XVII secolo iniziò l’ascesa della borghesia e la decadenza progressiva della feudalità. Gragnano fu coinvolta nella rivolta di Masaniello del 1647 contro il malgoverno spagnolo, ma fu sopraffatta dalle forze regnanti. Il Seicento per la città di Gragnano fu un secolo funesto a causa dell’epidemia di peste del 1656 e i terremoti del 1688 e 1694, che influirono negativamente sull’economia del paese.

Nel 1734 la salita al trono di Carlo di Borbone e le vicende di questa dinastia furono eventi periferici per la vita degli abitanti, presi dal lavoro dei campi e dal funzionamento dei 25 mulini ad acqua. Gragnano dimostrò la sua fedeltà alla corona durante l’avventura della Repubblica partenopea del 1799. Nel 1805 fu devastato da un tremendo terremoto.

A causa del forte impulso dato nel Settecento agli scavi archeologici nella zona stabile sono stati ritrovate nell’agro Gragnano numerosi resti di alcune ville romane, delle quali cinque hanno una notevole importanza. La villa rustica scoperta dall’Ogliaro nel 1779 reca incisa in alcuni mattoni il sugello di L.Vassilli ed era utilizzata per la produzione dell’olio. Alla villa portata alla luce a Sassola è associato un ampio appezzamento di terreno. Dal vestibolo si passa la portico tetrastilo, con colonne in pietra lavica intonacate. Sotto il portico si aprono quattro cubicoli che erano gli ambienti abitativi del pater familias, separati dal resto dell’edificio. Sul lato posteriore è la pars rustica, preceduta da un portico con sei colonne. Sotto il peristilio si aprono le cellae. La pars fructaria è formata da due ambienti: la cella vinaria e il tocularium (l’antico torchio in legno per il vino). Su una delle pareti è stato rinvenuto un affresco raffigurante Bacco che versa il vino da un corno, ora collocato al Museo nazionale di Napoli. La terza villa fu rinvenuta in località detta “dei medici” del 1781. Presenta due ingressi: uno principale formato da un portico esastilo e l’altro posteriore che da direttamente su campi. Questa villa rustica è caratterizzata dalla presenza di una taberna vinaria che comunica con il portico mediante una piccola gradinata. Le altre due ville sono venute alla luce durante gli scavi condotti tra il 1779 e il 1780 nella contrada detta casa di Miro, nelle antiche proprietà del Castello di San Michele. Nella prima, dal vestibolo con colonne intonacate, una scaletta porta alla stanza del procurator villae, che sovrasta quella del villicus. La seconda villa è nota come la Casa del filosofo per una corniola qui ritrovata su cui è inciso un busto di filosofo con l’indice alzato per disquisire. Questa villa ha una grande importanza storica, in quanto sull’esempio del suo frantoio furono introdotte migliorie a quelli usati nell’Agro vesuviano alla fine del XVIII secolo.

Il territorio comunale di Gragnano comprende numerose frazioni. Ad esempio, la frazione Castello, che si eleva a 250 metri sul livello del mare, si trova a nord del colle Carpineto e vi si accede dalla valle dei Mulini. In questa località si erge in posizione strategica il Castello a guardia dell’antica strada che da Stabia portava ad Amalfi. Costruito tra il VI e VII secolo, cinto originariamente da tre ordini di mura. Oggi è praticamente un rudere di cui sono rimasti una parte di mura, alcune torri e all’interno un piccolo tempio dedicato a Esculapio. La Parrocchiale di Santa Maria Assunta, la più antica chiesa di Gragnano, è posto al centro della fortificazione del castello. Non vi sono documentazioni per quanto riguarda le sue origini, forse è stata fondata tra il IV e il V secolo. Due portali danno l’accesso all’interno, diviso in tre navate sostenute da otto colonne, alcune di età paleocristiana con capitelli dorici, ionici e corinzi. Lo stile barocco risalta negli stucchi e negli affreschi. Singolare, da vedere, il fonte battesimale sostenuto da una colonna poggiata su un capitello corinzio rovesciato. Sul lato sinistro, sull’altare dell’antica cappella della Madonna delle Grazie, è posta la statua di Sant’Antonio; le altre cappelle sono dedicate alla Madonna della Pietà e a Santa Filomena. La prima cappella a destra è intitolata all’Addolorata. Sull’altare maggiore una tavola cinquecentesca raffigura la Vergine tra San Pietro e San Paolo. Il campanile in stile romanico è costruito a due ordini con bifore.

Nella frazione di Aurano, vi sono due chiese: la Parrocchiale di Sant’Aniello e la piccola Chiesetta di Sant’Erasmo. La Parrocchiale di Sant’Aniello, molto antica, ha l’interno a tre navate con un doppio ordine centrale di pilastri e archi. Una tela del 1731 rappresenta la Madonna della Neve. Nella frazione di Caprile si erge la Parrocchiale di San Pietro la cui prima datazione risale al 1593 pur essendo molto antica. Sull’altare maggiore, in marmo pregiato, è posta la statua della Madonna delle Grazie. San Leone è la prima piazza del paese, al centro è posta una fontana a conca costruita nel 1604. Su un lato della piazza si apre la via Vecchia San Vito, ove si trova la Chiesa di Sant’Agostino del XIV secolo. Il corpo di fabbrica è a croce latina. Due tele del Murillo rispettivamente del 1752 e del 1794, raffigurano la Vergine con Sant’Agostino e San Tommaso da Villanova. Poco lontano dalla piazza si trova la Parrocchiale di San Leone II, edificata su una struttura preesistente, risale alla seconda metà del XVI secolo. L’interno ha una navata centrale con soffitto a volta. Posto alle spalle dell’altare maggiore si trova una tela raffigurante la Madonna della Provvidenza e della Neve è firmata da D. L. Giordanus. Una statua lignea rappresentante la Madonna del Soccorso, posta all’interno della chiesa, è oggetto di culto da parte dei gragnanesi, in quanto ritenuta miracolosa. Al centro della località Pozzale, vicino alla piazza Dan Leone si trova il Santuario di Santa Maria di Costantinopoli Incoronata, anch’esso importante luogo di devozione, consacrato nel 1781. L’edificio è a due navate ed è famoso per la tela posta sull’altare maggiore raffigurante la Madonna Incoronata con il Bambino, detta anche Vergine di Costantinopoli. La leggenda vuole che il dipinto sia stato rinvenuto in un pozzo ove sarebbe stato nascosto al tempo delle persecuzioni iconoclaste. L’immagine è considerata dai gragnanesi miracolosa.

Piazza Conceria è il centro del paese è chiusa su tre lati da edifici e sul quarto dalla Chiesa del Corpus Domini, eretta tra il 1555 e il 1571 su una cappella preesistente dedicata alla venerazione del corpo di Cristo. Nel 1840 vi fu trasferita la Collegiata da Santa Maria a Castello. La facciata attuale è del 1836 e fu progettata dall’architetto Camillo Ranieri. L’interno è a un’unica navata che mediante arcate laterali si apre su sei nicchie per ciascun lato. Sul soffitto un dipinto del 1733 di Francesco Maria Russo raffigura l’Esaltazione del Santissimo Sacramento. Sul primo altare troviamo una tela del XVII secolo rappresentante la Vergine del Carmelo tra i santi; sul secondo altare la Vergine col Bambino e gli Angeli che liberano le anime purganti di Pompeo Landolfo. Una tavola del 1578 firmata da Marcus de Pino, posta sul terzo altare propone la Trasfigurazione. Nell’abside sopra l’altare maggiore un dipinto del 1770 con l’Ultima Cena è opera di Giacinto Diano. Ai lati dell’altare si aprono le due cappelle di San Sebastiano e Santa Lucia. Sette tele del XIX secolo con scene di episodi dell’Antico testamento e raffigurazioni dell’Eucarestia sono poste lungo la navata.

 

L’olio di oliva prodotto sulle colline di Gragnano è stato inserito nel territorio di produzione del D.O.P. della Penisola Sorrentina, ottenendo il giusto riconoscimento per la sua bontà e soprattutto per le sue caratteristiche organolettiche, sapore e profumo soprattutto. Le ciliegie delle colline gragnanesi, in particolare di Castello, sono di una incredibile bontà. Assolutamente da assaggiare è la tradizionale pasta di Gragnano, ancora oggi lavorata artigianalmente con prodotti genuini e delle terre circostanti. Vari sono i formati di pasta prodotti: spaghetti, candele, rigatoni, ma soprattutto i tradizionali paccheri, noti per la loro grandezza e per essere adatti a qualunque tipo di sugo, semplice o elaborato. Famosissimo è il vino D.O.C. di Gragnano, ribelle, versatile e dal colore rosso rubino. Ottimo da bere da solo o come accompagnamento di piatti di carne o pesce, verdura o formaggi.

 

Giovane dall’età indefinita, da oltre 10 anni nel mondo della comunicazione. Una Laurea, un Master, giornalista, scrittore, esperto di eno-gastronomia e della Campania, allenatore di Karate. E’ il creatore e direttore del Museo dei Castelli di Casalbore (AV), attività che gli ha valso il soprannome di “Signore dei Castelli”. Vincitore di vari premi nel mondo della pubblicità e della cultura. Testa proiettata nel futuro e piedi saldamente ancorati alla propria terra, il suo motto è “Si può fare!”.

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