Le battaglie di Terra di Campania: Età Moderna

La lotta tra Francia e Spagna per la conquista del Regno, i tumulti del 1647 e la figura di Masaniello, la Repubblica Napoletana del 1799: sono solo alcuni dei momenti cruciali nella storia della Campania dei secoli dell’età moderna. Se è pur vero che, specie durante il periodo del viceregno spagnolo, la Campania perde d’importanza dal punto di vista geopolitico, economico e in parte culturale nello scacchiere europeo, il suo territorio è ancora coinvolto in numerosi conflitti, battaglie, causate sia da fattori esterni sia da problemi interni, vere e proprie guerre civili.

Guerre dinastiche del Mezzogiorno

Furono la naturale conseguenza dell’esplosione dei Vespri in Sicilia nel 1282. Difatti quell’evento fu gravido di conseguenze per la storia della Campania e del Mezzogiorno in quanto ne uscì indebolita la coscienza unitaria, venne gettato il seme per una nuova invasione straniera, quella aragonese, e si ‘acuì’ la distanza tra Napoli (divenuta capitale con Carlo d’Angiò) e Palermo. La pace di Caltabellotta (1302) divise la Sicilia (Federico III d’Aragona) da Napoli (Carlo II d’Angiò). Per l’intero corso del Trecento il Regno di Napoli fu sconvolto da gravi conflitti per la conquista del potere. Dopo la parentesi positiva di Ladislao di Durazzo, appartenente a un ramo laterale della dinastia angioina, solo l’intervento di Alfonso V il Magnanimo, re di Aragona e di Sicilia, apre una nuova fase di duri scontri: la vittoria aragonese porta la riunificazione di Napoli e Sicilia, le quali passano sotto il controllo dell’Aragona (1442).
Napoli
1420/1424

Sono anni decisivi per il futuro del Regno di Napoli: da un lato Alfonso V d’Aragona (I di Sicilia), adottato da Giovanna II di Napoli regina senza figli, dall’altro Luigi III d’Angiò. Sospinto da papa Martino V ad appoggiare le pretese di Luigi III d’Angiò, il condottiero Muzio Attendolo Sforza entra nel Regno accampandosi nel giugno 1420 presso Napoli in attesa dei rinforzi promessi da Luigi III. Le navi angioine e genovesi arrivano il 20 agosto ma, al sopraggiungere della flotta aragonese (6 settembre) che volge in ritirata le galee genovesi, lo Sforza rinuncia alla città e si ritira ad Aversa. Alfonso entra in Napoli nel giugno 1421, ma la guerra seguita a trascinarsi, fiacca in lunghi assedi e senza vere battaglie. Nel 1423 lo Sforza si riconcilia con la regina Giovanna – inimicatasi nel frattempo con Alfonso – che, tratta in salvo dal Castello di Porta Capuana, viene condotta ad Aversa mentre Napoli rimane all’aragonese. Nell’aprile 1424, infine, investita dalle forze di Giovanna e di Francesco Sforza […] Napoli viene ripresa dagli Angioini. Pietro d’Aragona, lasciato con deboli forze a Napoli dal fratello Alfonso, costretto a ritornare in Spagna, resiste fino ad agosto in Castel Nuovo, poi fugge via mare in Sicilia.

1438

Alfonso V d’Aragona deve desistere dall’impresa di prendere la città validamente difesa dalla regina Isabella (moglie di Renato d’Angiò, fratello del defunto Luigi III). Dopo un mese (settembre-ottobre) di vani tentativi Alfonso si ritira a Capua.

12 giugno 1442

È la battaglia conclusiva: alla fine del 1441 Alfonso d’Aragona ritenta in forze la conquista di Napoli, e, a seguito di una lunga e atroce battaglia che costa ai napoletani terribili privazioni, riesce nell’impresa nei primi di giugno del 1442. Entrato trionfalmente in città la lascia per quattro ore al saccheggio delle sue soldataglie, la cui efferatezza scava un incolmabile abisso di odio tra gli abitanti e gli invasori. Il re Renato si salva a bordo di alcune navi genovesi, le quali lo riconducono in Provenza, dove già era fuggita la sua famiglia. Papa Eugenio IV, riconciliatosi con Alfonso, nel 1443 gli accorda l’investitura.

Sarno e la guerra angioino-aragonese


7 luglio 1460

Le truppe angioine del principe di Taranto, Gian Antonio Orsini, sfidano le milizie aragonesi di Ferrante: è uno dei numerosi tentativi angioini di riconquista del Regno di Napoli. A Sarno il principe di Taranto riesce a sgominare le forze di Ferrante, il quale si salva fuggendo e riparandosi con pochi seguaci a Napoli. A salvarlo l’intervento di genti d’arme, “provisionati” e “coscritti“, della Città della Cava guidati dai capitani Giosuè e Marino Longo: giunti in località Foce di Sarno, discesero dal monte e attaccarono gli Angioini che, sorpresi e non potendo valutare l’entità dell’attacco, furono costretti a retrocedere concedendo a re Ferdinando la possibilità di aprirsi per la via di Nola la fuga verso Napoli. Fortunatamente per lui quella battaglia non fu determinante. Ottenuti ulteriori aiuti dal duca di Milano Francesco Sforza condotti dal fratello Alessandro Sforza e dal nipote Roberto di San Severino conte di Caiazzo, da papa Pio II e del condottiero albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, debitore al re della protezione avuta in passato da Alfonso, le sorti della guerra furono capovolte in favore di Ferdinando I: il 18 agosto 1462 in Puglia, con la battaglia di Troia, il re Ferrante e Alessandro Sforza inflissero una definitiva sconfitta ai loro avversari.

Borgia, ovvero il duca Valentino e il sacco di Capua


Siamo sullo sfondo della seconda guerra d’Italia (1499-1504): con il pretesto dei diritti ereditati dalla nonna Valentina Visconti, Luigi XII intraprese la spedizione in Italia. Un abile gioco diplomatico gli procurò l’aiuto di Venezia, degli Svizzeri e del papa Alessandro VI (al cui figlio, Cesare Borgia, aveva concesso il Ducato di Valentinois e la mano di Charlotte d’Albret). La conquista del Ducato di Milano fu obiettivo alla portata (1500). Questa guerra, però, non sarà ma dimenticata dai capuani.

24 luglio 1501

Episodio passato alla storia: l’evento risale al 1501 quando Capua rappresentava una città ricca e potente, oltre che occupante una posizione strategica militare e politica del regno di Napoli. Alcuni cenni storici: durante il conflitto tra Svevi e Angioini la città subì ripetuti attacchi che portarono all’abbattimento e alla ricostruzione delle mura e di alcuni edifici cittadini; con l’ascesa degli Angioini, la città divenne sede della “Magna Curia” incrementando ulteriormente la sua importanza nell’amministrazione regia; con gli aragonesi, la città visse un periodo molto tranquillo, visitata spesso dal Re, divenendo così anche un apprezzabile centro culturale. Proprio durante il regno di Federico I d’Aragona (incoronato nel duomo cittadino) la città fu scossa dal drammatico evento: il Sacco di Capua ad opera di Cesare Borgia. Capua è cinta d’assedio, la sua difesa spetta a Rinuccio Mariani. I capuani, spossati da un lungo assedio, aprirono le porte della città alle truppe di Cesare Borgia, perché quest’ultimo aveva promesso di risparmiare gli assediati se questi si fossero arresi. Contrariamente, appena l’esercito fu all’interno della città Borgia diede ordine alle sue soldatesche di cominciare il saccheggio. Gli eccessi furono inauditi. Durante questo tragico evento morirono alcune migliaia di capuani. In seguito con l’avvento degli spagnoli l’importanza politica di Capua venne ridimensionata notevolmente, anche se rimase un insediamento prospero dotato di piazzaforte.

Napoli e l’avvento del viceregno spagnolo


All’alba del XVI secolo il regno di Napoli, in origine fondato dai Normanni, poi passato dalla dinastia sveva a quella angioina, e da quella aragonese all’effimera occupazione francese, pervenne sotto la Spagna, da poco unificata e detentrice, per il dominio dell’Aragona, di Sardegna e Sicilia. Dalla Sicilia, per l’appunto, ebbe inizio la conquista spagnola, traditrice rispetto all’aiuto invocato e invece invano promesso dall’aragonese Ferdinando il Cattolico agli ultimi aragonesi di Napoli. Al termine della nuova guerra franco-spagnola i catalani si ritrovarono padroni anche del Mezzogiorno continentale. Il regno divenne “viceregno”.

22 febbraio 1495

Spedizione di Carlo VIII in Italia: la città è occupata senza battaglia poiché Alfonso II d’Aragona e il figlio Ferrandino hanno già abbandonato la città, Carlo VIII non può che, insieme al suo esercito, entrare trionfalmente a Napoli. Successivamente si formerà una Lega detta Santa contro Carlo: Lodovico il Moro, i Veneziani, papa Alessandro VI, Ferdinando e Isabella di Spagna, l’Imperatore. In ottobre Carlo VIII torna in patria per timore di perdere il trono, Ferrandino, grazie all’aiuto spagnolo, si riprende Napoli.
Agosto 1501

I Francesi entrano a Napoli: Federico I (figlio di don Ferrante e fratello di Alfonso II, salito al trono nel 1496) si era rifugiato ad Ischia, dopo aver ceduto la propria sovranità al re di Francia Luigi XII, in cambio di alcuni feudi nell’Angiò. La conquista di Napoli era stata preceduta dal Trattato di Granada (novembre 1500): spartizione delle conquiste tra Francia e Spagna, garantita neutralità (ottenuta per via diplomatica) di Venezia e del papa; in principio l’impresa fu, per la seconda volta, proprio come avvenuta con Carlo VIII, un successo quasi immediato.
Sopravvenuto, però, il disaccordo tra gli alleati e innescata la conseguente guerra tra Francia e Spagna, il risultato finale per i Francesi fu un vero e proprio disastro; la sconfitta presso il Garigliano nel 1503 e l’armistizio di Lione, l’anno successivo, sancirono la loro débâcle.
15 maggio 1503

Le milizie spagnole di Consalvo di Còrdova, il Gran Capitàn che aveva il 28 aprile rotto e disperso alla Cerignola l’esercito francese, entrano in Napoli e la riconquistano in nome di Ferdinando il Cattolico. L’indipendenza andava perduta, ebbe inizio un lungo periodo in cui il Sud fece parte di un impero, prima spagnolo, poi austriaco, e che si concluse solo nel 1734.

Salerno: Carlo V vs Francesco I, il conflitto franco-imperiale


La grande concentrazione di potere nelle mani di Carlo V (Regno di Napoli, di Sicilia e di Sardegna, regno di Spagna, Paesi bassi, Franca Contea, corona imperiale) non lasciò inerme la Francia. I sovrani francesi, specie Francesco I, schiacciati dalla morsa asburgica, diedero il via a un lungo confronto valevole per la sopravvivenza stessa del loro regno. Tra i diversi teatri di questa guerra, la penisola italiana, e anche la Campania.
28 aprile 1528

Battaglia navale di Amalfi: da un lato le forze di Carlo V guidate da Alfonso d’Avalos e Ugo di Moncada (6 galee, 4 fuste, 2 brigantini e 11 navi minori spagnole), dall’altro quelle di Francesco I comandate da Filippino Doria (8 galee genovesi). Gli Spagnoli tentano la sortita contro le galee di Filippino Doria, il fine è quello di liberare le comunicazioni marittime con Napoli minacciate dalla molesta presenza della navi avversarie. Ma la sfida se l’aggiudica il Doria: gli Spagnoli perdono 2 galee, una fusta, un brigantino e varie navi minori, in più Moncada perde la vita in combattimento e il d’Avalos viene fatto prigioniero.

Napoli contro l’Inquisizione


maggio-agosto 1547

Il viceré Pedro da Toledo, forte della sua politica assolutistica, provò a introdurre a Napoli l’inquisizione alla maniera ‘spagnola’: un modello d’inquisizione nel quale il potere politico era decisamente coinvolto, dal momento che al suo vertice vi era proprio il sovrano; mentre nell’inquisizione ‘romana’ i poteri politico-religiosi restavano ben distinti, anche se reciprocamente necessari. Fu così che si ebbe una grande opposizione e ribellione cittadina: l’unione dell’aristocrazia e del popolo valse ad impedire l’introduzione di quel modello. Protagonisti di questa rivolta furono Tommaso Aniello da Sorrento, Cesare Mormile, Giovanni di Sessa e Ferrante Carafa. Dopo aver stracciato e buttato via l’editto che era stato affisso alle porte del Duomo di Napoli il 12 maggio 1547, Tommaso Aniello da Sorrento fu arrestato e tenuto prigioniero presso Castelnuovo. La rivolta, invece di placarsi, andò maturando. I rivoltosi chiedevano la liberazione di Aniello, mentre in altre parti della città si verificarono vere e proprie battaglie fra gli alabardieri spagnoli e il popolo in armi mobilitato dal suono di allarme delle campane di San Lorenzo. Dopo la diffusione della notizia della scarcerazione Tommaso Aniello, ci fu una tregua. Il 17 maggio l’eletto Domenico Terracina, venne meno all’accordo col viceré: si dichiarò pronto a combattere l’introduzione dell’inquisizione.
La ribellione divenne un moto indipendentista e si protrasse fra alterne vicende fino al mese di agosto, quando le truppe spagnole riuscirono ad avere sotto controllo l’intera città. 600 morti e 112 feriti di parte spagnola e 200 morti e 100 feriti di parte partenopea, in più molti palazzi furono dati alle fiamme: questo il bilancio complessivo al termine dei tumulti. A Napoli fu introdotta un altro tipo d’inquisizione, ma questa è un’altra storia.

La rivolta napoletana


Il dominio spagnolo e l’alto livello della pressione fiscale provocarono nel corso degli anni del viceregno diversi problemi a Napoli e all’intera Campania. Le ribellioni popolari non mancarono.

Napoli 1647-1648
Tutto ebbe inizio come un protesta antifiscale contro una gabella sull’introduzione della frutta a Napoli, alla cui testa vi era il pescatore Tommaso Aniello, detto Masaniello. Dalla protesta in breve si arrivò alla rivolta generalizzata. In seguito l’assassinio di Masaniello, la ribellione si espande, si saldano il malcontento popolare con le aspirazioni del ceto civile, forense, ovvero i magistrati cittadini, funzionari, uomini di legge. Quello che si contestava non era il potere o l’egemonia spagnola, ma il mancato rispetto delle libertà napoletane e l’immobilismo aristocratico di fronte alle richieste ispaniche. Gennaro Annese, poi, estese la sollevazione al mondo rurale, protestando contro l’oppressione e il giogo feudale. Venne proclamata la Repubblica dai rivoltosi, i quali chiesero invano l’intervento francese. La Corona si unì ai spaventati e timorosi baroni: nella primavera del 1648 il tumulto fu soffocato e represso.


Castellammare di Stabia


22 dicembre 1647

Battaglia navale tra Francia e Spagna: dopo sei ore di aspra lotta, l’ammiraglio francese duca di Richelieu si aggiudica lo scontro con la flotta spagnola (3 navi affondate, 7 catturate).
1654 Sollevazione contro il dominio spagnolo: il Duca di Guisa, chiamato in soccorso dai napoletani, attacca la città di Castellammare con 40 navi francesi. Impadronitosi della città, è costretto a ritirarsi e a reimbarcarsi dal Viceré di Napoli, il conte di Castrillo, giunto a Stabia con un forte nerbo di truppe.


Salerno


1647

Durante l’insurrezione di Napoli, capeggiata da Masaniello, un contingente di truppe ribelli agli Spagnoli, guidato da Ippolito di Piastena, attacca Salerno. Dopo alcuni giorni di difesa, la città apre la porte agi assalitori, che prendono e saccheggiano la città.

L’assedio di Capua: la resa austriaca a don Carlos


L’assedio di Capua segna l’ultima battaglia della conquista borbonica delle Due Sicilie nel territorio peninsulare. La conquista borbonica del viceregno austriaco avvenne negli anni 1734-1735, nel più ben ampio panorama della guerra di successione polacca: la Spagna di Filippo V di Borbone allora decise di invadere i regni di Napoli e di Sicilia.
A causa della politica dell’equilibrio che ispirava i trattati internazionali del XVIII secolo, successivamente la vittoriosa campagna militare i due regni non tornarono a essere vicereami della Spagna, ma recuperarono l’antica indipendenza con il figlio di Filippo V e della seconda moglie Elisabetta Farnese, l’infante don Carlo, già duca di Parma, come primo sovrano della dinastia dei Borbone di Napoli.
24 novembre 1734

Ennesimo assedio, la guerra è quella tra Imperiali e Spagnoli nell’Italia Meridionale: la città, assediata dalle truppe franco-spagnole, è coraggiosamente difesa dagli austriaci del conte Traun per ben sette mesi. La città, il 30 novembre 1734, deve però capitolare di fronte alle sortite degli spagnoli del duca di Montemar. Assottigliarsi di munizioni e viveri e difficoltà nel ricevere rinforzi imperiali: queste le cause della resa. Agli sconfitti vengono garantiti e tributati gli onori militari.

La Repubblica Napoletana (gennaio-giugno 1799)


Dopo la creazione nel giugno 1797 della repubblica Ligure, nel febbraio 1798 della Repubblica Romana, l’annessione del Piemonte alla Francia , l’occupazione militare della Toscana (marzo 1799), la ‘Rivoluzione’ dalla Francia arrivò anche in Campania: nel gennaio 1799 fu la volta della Repubblica Napoletana. Ferdinando IV, dopo aver occupato Roma in un momento di difficoltà delle truppe francesi atteggiandosi a difensore della fede, vide invaso il suo Regno dalla controffensiva giacobina. Tornato a Napoli decise di lasciare la città al suo destino e s’imbarcò per la Sicilia. Ecco alcuni momenti salienti:

Caiazzo (comune in provincia di Caserta, nei pressi del Volturno)
3 gennaio 1799

I francesi del generale Macdonald intenti a esportare la “rivoluzione” anche nel Mezzogiorno d’Italia, nel tentativo di forzare il passaggio sul Volturno, vengono sconfitti dall’esercito napoletano dell’ammiraglio Francesco Caracciolo.

Napoli
23 gennaio 1799

Guerre del Direttorio: terminata la tregua col Vicario del Regno, il principe Pignatelli, il generale francese Championnet, sollecitato anche dai cittadini allarmati dalla plebaglia insorta in nome del re Ferdinando IV, muove col suo esercito sulla città. Stroncata la feroce difesa dei «lazzari», il generale francese prende possesso della città. Viene istituita la «Repubblica Partenopea». Davanti al Palazzo Reale venne innalzato l’albero della libertà. Una vera svolta per la Campania intera, la Costituzione parla chiaro: abolizione di diritti e privilegi feudali, incameramento dei beni della Chiesa, eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, libertà di stampa, parola e associazione.

13 giugno 1799

La Repubblica viene spenta dalla reazione antifrancese e Sanfedista capeggiata dal cardinale Ruffo e da Michele Pezza detto Fra Diavolo. Un vero e proprio esercito di contadini: Ruffo fece leva sulla loro fedeltà alla monarchia e sul malcontento popolare per la mancata riforma agraria, la promessa di terra fu il viatico per l’arruolamento. La carneficina dei patrioti (120 giustiziati a Napoli, tra cui Francesco Caracciolo, Domenico Cirillo, Giuliano Colonna, Ignazio Falconieri, Mario Pagano, Eleonora Fonseca Pimentel) assieme alle condanne all’esilio, spazzò via l’intera classe dirigente e diede inizio al declino del Sud Italia. Era l’alba della questione meridionale.
Capua
28 luglio 1799

Capua è teatro di un episodio di reazione antifrancese in seguito alla caduta della Repubblica Napoletana: la guarnigione francese è costretta ad arrendersi alle truppe borboniche. Per i patrioti la sorte è segnata: da liberatori finirono ‘buttati in mare’.

Capua: le resa borbonica, il decennio francese (1806-1815)
Nel 1806 le truppe napoleoniche occuparono il Regno di Napoli. Il 14 febbraio, mentre le truppe Borboniche, ormai sconfitte, si erano rifugiate al seguito del re Ferdinando IV in Sicilia, le divisioni francesi Partouneaux e Duhesme entrarono a Napoli. Il giorno seguente fu la volta di Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone, che, entrato a Napoli alla testa di un corpo di spedizione franco-italiano, e dopo aver sconfitto le truppe borboniche a Campo Tenese, fece suo l’intero corpo continentale del regno.
12 febbraio 1806

Durante l’insediamento sul trono di Napoli di Giuseppe Bonaparte il presidio borbonico di Capua, al comando del generale Gualengo, si arrende agli assalti e ai bombardamenti delle truppe francesi del generale Massena.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

2 pensieri riguardo “Guerre dinastiche e guerre di conquista, tumulti e rivoluzioni nella Campania dell’età Moderna

Commenta