Il Castello medievale di Limatola, un antico luogo di ricchezza e storia, oggi incantevole location dove si svolgono i Mercatini di Natale di Limatola “Cadeaux al Castello”

Sovrano dell’antico borgo medievale beneventano e guardiano della valle solcata dal fiume Volturno, il Castello di Limatola, un tempo dimora difensiva, è oggi un’incantevole location. Tra le suggestive mura del Castello medievale di Limatola, si svolgono i Mercatini di Natale di Limatola “Cadeaux al Castello”.

Ad attendere i visitatori ci sono oltre 100 stand espositivi provenienti da diverse parti d’Italia che offrono tanti oggetti di artigianato, tipicità gastronomiche locali, addobbi e oggetti Natalizi.

Immersi in un’atmosfera natalizia suggestiva, giullari, giocolieri, trampolieri, figuranti, cortei in costume Medievale, cori Gospel, rievocazioni Storiche, falconieri e Babbo Natale sono in attesa di accogliere e accompagnare grandi e piccini lungo tutto il perimetro del Castello e nelle sale interne e far vivere un’esperienza davvero magica.

Il castello di Limatola è memoria storica di un territorio, con le sue mura merlate è collocato in un punto strategico, dando lustro al piccolo centro e diventa il simbolo della sua storia.

Il comune di Limatola, dista circa 49 km da Benevento e costituisce il punto estremo della provincia sannita, costituito inoltre, dall’omonimo centro e da due frazioni: Biancano e Ave Gratia Plena.

Fino al sec. XV, si arricchì di sistemi di difesa che andavano adeguandosi alle innovazioni dell’arte bellica.

Terre dei Gambacorta

Nel 1505 Limatola fu donata a Ferdinando d’Andrea da Ferdinando il Cattolico ma nel marzo 1509 ritornò in possesso di Caterina juniore, sposa di Francesco Gambacorta, Caserta, Limatola, Dugenta, Melizzano, Frasso, Sant’Agata dei Goti, Fuccito, la valle e il casale di Vitulano, Eboli, San Pietro di Diano e i feudi delle Serre e del Fosso

(Ricca 1869, p.283; Meomartini 1907, p.316; Tescione 1990, p.91; Cuderi 1978, p.81).

Caterina Della Ratta, sorella del Conte Francesco e di Baldassarre, sposò Cesare d’Aragona, figlio naturale del re, che affrontò, prima, le truppe di Carlo VIII e successivamente quelle di Luigi XII. Sconfitto dai francesi fu condannato all’esilio, fino alla morte nel 1504.

Nel 1509 Caterina Della Ratta si sposò di nuovo con Andrea Matteo Acquaviva, duca d’Atri e conte di Conversano, col quale ebbe inizio la Signoria degli Acquaviva.

“Egli era un insigne umanista, uomo colto e raffinato, uomo d’armi e di lettere e seppe abilmente guadagnarsi la contea facendo sposare suo nipote, Giulio Antonio Acquaviva, con la pronipote della contessa di Caserta, Anna Gambacorta”.

Dopo il matrimonio di Caterina della Ratta con il duca d’Atri, Limatola fu donata ai nipoti Caterina della Ratta e Francesco Gambacorta, genitori di Anna che nel 1518 fecero restaurare il castello e l’annessa chiesa di San Nicola intra castellum. Francesco Gambacorta, figlio di Giovanni e Margherita di Carlo di Monforte, fu un vero mecenate, per il suo amore per l’arte e l’architettura. Fece consolidare la struttura del castello di Limatola, restaurò la cappella di San Nicola intra castrum, emanò nel 1527 i capitolari, norme che dovevano essere osservate sia dai feudatari che dai contadini delle sue terre, commissionò il polittico dell’Annunziata di Limatola a Francesco da Tolentino, pittore marchigiano che lavorò a Napoli con artisti locali

Nel 1570 Limatola fu comprata da Francesco Gargano per conto del principe di Conca Giulio Cesare di Capua, che, nel 1599 li donò al figlio Matteo di Capua. Dopo la morte di Matteo (1607), il figlio Giulio Cesare junior di Capua ereditò le 40 terre dal padre, compresa Limatola.

 

L’interno del Castello

L’accesso al palazzo baronale avviene mediante una scala scoperta che conduce all’ingresso, caratterizzato da un arco a sesto ribassato in pietra, dal quale attraverso un androne coperto da una volta a botte, si passa alla corte rettangolare. L’androne è posto su uno dei lati lunghi, al di sotto di tre arcate pensili che sorreggono un ballatoio dal quale si accede ad alcuni ambienti del piano ammezzato. Sul lato opposto dell’ingresso, c’è un altro ballatoio di maggiori dimensioni che si regge su una serie di sei archi, su cui si aprono diversi ambienti; nel primo arco a destra, una porta immette in un ambiente articolato in tre spazi, coperti da una struttura a crociera archiacuta, su pilastri incassati nelle pareti.

Nel secondo arco a destra, una porta immette in un gruppo di locali adibiti a cucine.

Un complesso sistema di canali di raccolta collegati ad un serbatoio idrico permetteva di raccogliere le acque piovane convogliatevi dalla copertura della costruzione. L’acqua dopo essere stata filtrata e depurata da un sistema di filtri costituito da ammassi di sassolini distribuiti lungo la condotta muraria, giungeva in no dei piccoli pozzi distribuiti intorno la corte e nuovamente filtrata passava nella cisterna.

(Cunderi 1978, p.62),

In questi luoghi si svolsero numerosi scontri tra le truppe borboniche e i garibaldini. Limatola fu coinvolta nella battaglia del Volturno del 1860, quando fu teatro di scontri tra le avanguardie della Brigata Ruiz e le retroguardie garibaldine, lungo i fianchi dei Monti Tifatini al passo di via Finestra, il tutto, è testimoniato da una pianta intitolata Piano della Giornata del Volturno, datata 1860, edita dall’editore G. Barbéra. Il castello di Limatola ospitò addirittura Giuseppe Garibaldi per una notte, il 22 settembre 1860, fu sede del quartier generale dei garibaldini e luogo dell’incontro tra il generale e Bixio. Le vicende Garibaldine, sono state immortalate in quello che oggi è il Museo dedicato a Garibaldi, adiacente alla Sala Museale del Tolentino.

Ottenuta la laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, ha conseguito un master in Catalogazione dei Beni Archivistici e Librari presso la Pontificia Facoltà Teologica. In qualità di archivista e bibliotecario ha collaborato con la Biblioteca della provincia di Napoli, l’Archivio Storico del comune di Ottati nel Cilento e la Biblioteca della Nonviolenza di Roma. Ha inoltre svolto incarichi indirizzati alla catalogazione delle opere d’arte presso la Chiesa di San Domenico di Guzman di Acquamela, l’Exultet e la Chiesa della Madonna del Carmelo di Salerno.
In occasione del premio Salimbeni per la Storia e la critica d’arte ha presentato il saggio Le catacombe dedicate a Santa Agnese nell’antico casale di Saba. Capolavoro nascosto e qualche confronto; mentre sulla Treccani Multimediale ha pubblicato la biografia di Angelo Michele Ricciardi (artista del Settecento salernitano) .

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