Una visita al cimitero di Poggioreale con la sua maestosità e grandezza è  sicuramente una cosa da fare almeno una volta… nella vita!

Che piaccia o meno, nel 2016 esistono persone che si definiscono tombstone tourist, o turisti da cimitero e io, modestamente, ne sono una fiera esponente. Non c’è bisogno di ulteriori informazioni dato che il nome parla da sé: siamo persone a cui piace andare a visitare cimiteri. Dal gotico Highgate Cemetery di Londra all’elegante Père-Lachaise di Parigi, sempre più persone sono attratte dal discreto fascino cimiteriale e dalla ricerca di “tombe famose” come quella di Karl Marx nella capitale britannica o quella di Jim Morrison nella ville lumière.

Anche quando si parla di cimiteri, Napoli non scherza. Il cimitero delle Fontanelle da solo basterebbe a rendere la città campana una tappa obbligata per tutti gli appassionati del genere.

Forse, però, non tutti sanno che proprio a Napoli esiste un cimitero che non solo è fra i più grandi d’Europa, ma che custodisce il solo esempio conosciuto di cappella cimiteriale illuminista (il cimitero delle 366 fosse), nonché l’unico luogo al mondo da cui, anche da morto, puoi continuare ad avere una visuale pazzesca sul Golfo e sul Vesuvio.

Sto parlando dell’immenso cimitero di Poggioreale, un’area tanto vasta da dover parlare di una vera e propria “città dei cimiteri” o, volendolo dire in modo più forbito, di una conurbazione cimiteriale. Da un punto di vista strutturale, il cimitero è diviso in due parti separate da via Santa Maria del Pianto:  il cimitero monumentale (accesso da via Nuova Poggioreale) e il cimitero della Pietà e il cimitero Nuovissimo a cui si accede proprio da via Santa Maria.

A esser sinceri, quando ci sono andata io non sapevo nulla di tutto ciò: sapevo che mi piacevano i cimiteri, sapevo che a Napoli ce ne era uno bello e sapevo che qui c’è un luogo dal nome altisonante e vagamente misogino di “Quadrato degli Uomini Illustri“. Non avevo, quindi, delle aspettative elevate ma mi sono dovuta ricredere non appena ho messo piede nel cimitero di Poggioreale.

L’entrata da via Nuova Poggioreale è davvero maestosa  in quanto è una specie di tempietto con due possenti colonne doriche la cui monumentalità risulta un po’ menomata dai lavori in corso proprio davanti all’ingresso. Basta poco per rendersi conto che si è entrati in una città nella città: un vialone ampio e in salita conduce verso il chiostro grande progettato dall’architetto Francesco Maresca e realizzato tra gli anni ’20 e ’30 dell’Ottocento.

Io, che di solito scelgo sempre le viuzze laterali, decido di visitare il luogo partendo dalla periferia. Mi imbatto per caso nella parte ortodossa del cimitero e nella tomba del musicista austriaco Sigismund Thalberg. Continuo a  vagare senza una meta ben precisa e comincio a sentirmi un po’ come il poeta inglese Thomas Gray che compose la celeberrima “Elegia scritta in un cimitero campestre“, con la piccola variante che qui fa caldissimo e che “i sentieri della gloria” mi conducono a un bel panorama del Vesuvio e del mare.

Quello che mi affascina di più è l’architettura eclettica e completamente random dei cimiteri e anche il cimitero di Poggioreale non delude da questo punto di vista: da un lato una cappella in stile egizio con faraoni decorativi à go-go, dall’altro spuntanto gugliette gotiche super appuntite, dall’altra parte ancora una Madonna afflitta che piange… Non sembra esserci una linea guida da seguire e ognuno, pensando alla propria abitazione per l’eternità, costruisce un po’ quel che gli pare.

Dopo tutto questo girovagare, per pure caso mi trovo proprio di fronte al chiostro grande e resto a bocca aperta: ma a Napoli dove stanno tutti questi spazi enormi?! Cammini e sembra tutto un groviglio di viuzze e vicoletti, poi entri in una chiesta e bam! ti ritrovi davanti a un giardino enorme. Bisogna ammettere che anche questo è uno dei bellissimi misteri di Napoli: la percezione dello spazio non è mai unica, ma cambia di luogo in luogo.

Il chiostro grande è, infatti, una struttura lunga 106 metri e larga 102 e nasce come luogo di sepoltura per congreghe religiose, confraternite e casate nobiliari. Al centro si erge una statua enorme dello scultore Tito Angelini intitolata La Religione. Oltre a questo chiostro ne esistono ben altri due, sebbene siano di dimensioni inferiori.

Uscendo dal chiostro si può arrivare al cimitero Nuovissimo e a quello della Pietà. Ma non potevo andarmene senza dare un’occhiata al famigerato “quadrato” così, sempre totalmente a caso, invece di tirare dritto vado a sinistra e continuo a sperdermi tra le tombe e a fare fotografie.

La fortuna mi assiste perché, senza rendermene conto, mi trovo tra i suddetti uomini illustri, o meglio tra le loro tombe. Benedetto Croce, Enrico De Nicola, Raffaele Viviani, Francesco De Sanctis e tanti, tanti altri sono sepolti lì. Il quadrato si sarebbe anche potuto chiamare “bella vista” perché, con rispetto parlando, questi uomini non solo erano illustri ma godranno in aeternum di una visuale pazzesca sul Vesuvio. Nota tra il curioso e il misterioso: sempre in zona quadrato, c’è una cappella aperta con una mummia (?)  in bella mostra (vedi sempre voce: solo a Napoli).

Indugio un altro po’ nel cimitero di Poggioreale ma, ormai mi è chiaro, capisco che è davvero troppo esteso per visitarlo in un’unica sessione. So che può sembrare strano, soprattutto qui in Italia, considerare un cimitero come luogo di passeggiate e di turismo. Certamente bisogna sempre essere discreti e non mancare di rispetto perché questo è innanzi tutto un luogo di culto. Nonostante ciò, il cimitero di Poggioreale è anche un luogo di una bellezza ambigua ma che fa presa. È, in fin dei conti, una testimonianza d’umanità, passata certo, ma che continua a vivere attraverso fiori, foto, nomi, dediche e ricordi.

COME ARRIVARE

IN TRENO

Dalla stazione centrale di Napoli è possibile prendere la circumvesuviana direzione BAIANO con fermata POGGIOREALE. Usciti dalla stazione, svoltare a destra: il cimitero si trova in via Nuova Poggioreale.

IN TRAM

Tram ANM numero 1 direzione v.n. Poggioreale

 

Ambasciatrice senza portafoglio della cultura campana nel mondo, il mio super potere è essere multitasking, la mia kryptonite è il menefreghismo e l’indifferenza. Blogger a tempo perso, studentessa a tempo indeterminato e pendolare a vita. Attendo il bando di concorso per un posto fisso di viaggiatrice perenne.

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