Il Vademecum del viaggiatore naturalista

“Lisce le acque del lago, quasi impalpabili, una aria di sensazione, immateriale, incorporeo, invisibile, il cielo del tramonto è un angelico mistero, di sogno, evanescente, poetico, quella barca scivola leggera, sul piacere delle acque, come il tacito volo, di un rapace evanescente…

 Daniela Cesta

Sito in provincia di Caserta, nei comuni di San Gregorio Matese e Castello del Matese, ai piedi del Monte Miletto (2050 m) e del Monte Gallinola (923 m), il lago del Matese è il lago di natura carsica più alto d’Italia. Esso fa parte del Parco Regionale del Matese, area protetta13 dalla eccezionale valenza naturalistica che si estende per circa 33.000 ettari, dalle valli dei fiumi Lete e Sava fino alla valle del fiume Tammaro, in provincia di Benevento.
Il lago trae origine dalle acque provenienti dallo scioglimento delle nevi del monte Miletto e della Gallinola, più alcune sorgenti perenni sparse all’interno della catena montuosa omonima. Quest’ultima è completamente ammantata di faggete (famiglia delle Fagaceae) che coprono i versanti alle quote più elevate. Più in basso invece domina il bosco misto, che spesso si interseca con i castagneti e con le leccete che risalgono dal piede del massiccio. Le essenze prevalenti sono dunque la Roverella (Quercus pubescens), il Cerro (Quercus cerris), il Carpino nero (Ostrya carpinifolia), il Castagno (Castanea sativa), e nei versanti più assolati la Macchia mediterranea. Nel sottobosco fioriscono numerose specie di Orchidee selvatiche del genere “Orchis“. Le rupi, ed in particolare quelle di vetta, ospitano una interessante flora ricca di endemismi e specie rare ; abbiamo la rara Saxifraga porophylla, le Primule montane (Primula auricola), le Viole dei pascoli rupestri (V. pseudo gracilis, V. eugeniae, V. aetnensis ssp. splendida), gli Edraianti (Edraeanthus sp.), la Lingua di cane appenninica (Solenanthus apenninus), le Pedicolari (Pedicularis sp.), le Creste di gallo (Rhinanthus wettsteinii, R. personatus), ed i Verbaschi (Verbascum sp.) solo per citare le più appariscenti.
Non meno stupefacente, il patrimonio faunistico : possiamo ammirare il lupo (Canis lupus) e il gatto selvatico (Felis silvestris); nei boschi misti, dominano invece astori (Accipiter gentilis), sparvieri (A. nisus), colombacci (Columba palumbus) e poiane (Buteo buteo). Non di rado si possono avvistare rapaci come il lanario (Falco biarmicus), l’aquila reale (Aquila chirysaetos) ed altre specie rupicole quali il gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax), il codirossone (Monticola saxatilis), il culbianco (Oenanthe oenanthe) e lo spioncello (Anthus spinoletta). E’ particolarmente frequente il picchio rosso minore (Dendrocopos minor), ed, in primavera, il nibbio reale (Milvus minutus) e il falco pellegrino (Falco peregrinus). La presenza degli specchi d’acqua fa sì che il birdwatching possa essere molto fruttuoso per la presenza di nidificanti come lo svasso maggiore (Podiceps cristatus), il tarabusino (Ixobrychus minutus), la moretta tabaccata (Aythya niroca) e il germano reale (Anas platyrhinchos). Si avvistano anche l’airone bianco maggiore (Casmerodius albus), la cicogna bianca e la nera (Ciconia ciconia, C.nigra),  il falco di palude (Circus aeruginosus) e la marzaiola (Anas querquedula). Infine, va ricordata la presenza nel Parco della salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) e, tra i rettili, dell’ormai raro orbettino (Anguis fragilis).

Il Matese rappresenta anche un patrimonio di storia, tradizioni e leggende, molte delle quali vivono tuttora come espressione del folklore locale, strettamente connesso alla quotidianità della vita contadina e pastorale.

3 pensieri riguardo “Il lago del Matese, luogo dimenticato d’incredibile bellezza

Commenta