La Biblioteca Nazionale di Napoli Vittorio Emanuele III è uno scrigno di storia, arte e sapere. Situata tra piazza del Plebiscito, piazza Municipio, il teatro San Carlo e il Maschio Angioino, la Biblioteca Nazionale di Napoli ricopre con tutto il suo estro un posto di rilievo per turisti e intellettuali.

Odore di libri antichi, visione di affreschi e stanze reali che lasciano senza parole. Tutto questo è racchiuso nella Biblioteca Nazionale di Napoli Vittorio Emanuele III. Questa Biblioteca si posiziona al terzo posto dopo quelle di Roma e Firenze per patrimonio ed estensione.

Per ciò che concerne la storia, l’attuale struttura della Biblioteca Nazionale occupa dal 1922 la maestosa ala orientale del Palazzo Reale situato in Piazza del Plebiscito. Tuttavia, le sue radici sono ancor più remote. La fondazione della Biblioteca Nazionale risale, infatti, alla fine del XVIII secolo. La sede originaria era il Palazzo degli Sudi, l’attuale Museo Nazionale, che conteneva svariate raccolte librarie. Con il passare degli anni la fondazione accrebbe i suoi fondi grazie alla soppressione degli ordini religiosi e all’intervento di biblioteche di privati, che contribuirono ad incrementare esponenzialmente il materiale libraio.

L’apertura ufficiale al pubblico della Biblioteca avvenne il 13 gennaio 1804 sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone e con decreto n. 130 del 17 ottobre essa fu proclamata Biblioteca Nazionale. In seguito all’unità d’Italia, la Biblioteca si arricchì grazie a donazioni e lasciti. Successivamente entrò a far parte del complesso bibliotecario in questione anche l’Officina dei Papiri Ercolanesi istituita da Carlo di Borbone con lo scopo di salvaguardare e conservare i papiri provenienti dagli scavi di Ercolano del 1752-1754. Nel 1919 molti intellettuali pensarono di trasferire la Biblioteca Nazionale in parte delle stanze del Palazzo Reale, passato ormai ai beni del demanio. Tra i principali sostenitori di questa iniziativa ricordiamo Benedetto Croce, che in quel periodo era Ministro della Pubblica istruzione.

L’ala del palazzo adoperata per la Biblioteca aveva il nome di appartamento delle feste, che era comunicante con gli ambienti “privati” del re. Quest’ala del palazzo fu già ristrutturata precedentemente in seguito all’incendio del febbraio del 1837. Genovese era a capo del progetto di restaurazione. Egli decorò gli ambienti in stile neoclassico con stucchi dorati e dipinti raffiguranti storie mitologiche inerenti alla fama e alla potenza dei Borboni. Gli ornamentisti e pittori dell’Accademia Napoletana diretti dal Genovese furono molteplici: Camillo Guerra, Gennaro Maldarelli, Michele Cammarano, Filippo Marsigli ecc.

Delle cinque sale che compongono la Biblioteca Nazionale, quella centrale, la più ampia, riveste oggigiorno il ruolo di sala di lettura mentre allora si figurava come sala da ballo. Tra le sale presenti, contrassegnate da stili differenti, troviamo anche la “Sala delle stagioni” con gli affreschi di tema mitologico e Le Quattro Stagioni del Guerra. Poi troviamo la sala della sezione napoletana, i cui affreschi del Marsigli rievocano il mito di Cupido. Di impareggiabile bellezza è la sala adiacente alla sezione napoletana che è in stile pompeiano e presenta otto piccole vedute di città italiane insieme a quattro riquadri raffiguranti le arti liberali. “La sala Farnese”, affrescata da Maldarelli e Cammarano, ripropone temi della mitologia classica; ne sono esempio Le Nozze di Amore e Psiche. Nonostante la tangibile bellezza e maestosità di queste sale, la Biblioteca Nazionale attraversò un periodo oscuro con la Seconda Guerra Mondiale. In questo momento storico, infatti, l’integrità e la salvaguardia della struttura e delle sue preziose raccolte fu messa in pericolo. La biblioteca poté riaprire al pubblico solo nel 1945 e da quel momento in poi arricchì sempre di più la sua fama.

Oggigiorno la Biblioteca custodisce il fondo libraio più antico tra le biblioteche italiane e straniere: la biblioteca ritrovata nell’antica Ercolano. Quest’ultima comprende l’opera di Epicuro Sulla Natura. Inoltre, la Biblioteca ospita un nucleo di codici miniati aragonesi e le collezioni Farnesiana e Brancacciana, 19.000 manoscritti, raccolte pubbliche e private nonché testimonianze autografe di Tasso, Vico e Leopardi. Per di più, la Biblioteca promuove ogni anno una serie di iniziative in collaborazione con istituti culturali italiani, enti politici e universitari. Dal 1990 la Biblioteca è entrata anche a far parte del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) e quindi divenuta accessibile dalla rete.

Fonti cartacee e online:

V. Pacelli, C. Picone, Il Palazzo Reale di Napoli, Tascabili Newton, 1997.

Sito della Biblioteca di Napoli Vittorio Emanuele III

Sito dei Beni Culturali

Sono una napoletana appassionata di libri, arte e musica. Sono laureata in lingue e letterature europee e americane a “L’Orientale” di Napoli ed anche se adoro le mie radici, amo essere sempre in viaggio e conoscere culture nuove con le quali confrontarmi. Penso che la scrittura sia uno dei linguaggi comunicativi più autentici e liberatori per l’uomo.

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