La Biblioteca nazionale, il tesoro inestimabile dei napoletani

Sin dalle proprie origini antiche, la città di Napoli è sempre stata un importante crocevia di culture e il luogo d’incontro di eminenti intellettuali, che la prediligevano per la sua posizione di città egemone della Magna Graecia e per il rapporto privilegiato con Atene.

Con il passare dei millenni, questo ruolo di grande rilievo andò, via via, consolidandosi, sino a quando, a partire dalla fine del XVIII secolo, l’allora re delle Due Sicilie, Ferdinando di Borbone non decise di raccogliere tutto il sapere letterario del Regno in una biblioteca, cui chiunque potesse attingere.

Luogo designato per tale funzione fu il Palazzo degli Studi, attualmente sede del Museo Archeologico Nazionale, dove furono raccolti tutti i volumi provenienti dalla biblioteca Farnesiana, Palatina e da quella Cartesiana, sita a Palazzo Spinelli di Tarsia.

biblioteca-nazionale-napoliCon l’inizio, però, del processo di eversione dell’asse ecclesiastico, che investì il neonato Regno d’Italia e che comportò la confisca dei possedimenti di tutti gli ordini minori, fu necessario ricavare nuovi ampi spazi, in cui ospitare le raccolte del monastero dei Santi Severino e Sossio, della Certosa di San Martino e di San Giovanni a Carbonara.

La biblioteca nazionale rimase, negli anni, un insostituibile punto di riferimento per cittadini e stranieri, che affrontavano intere giornate di viaggio, pur di accedervi. Il suo ragguardevole patrimonio assunse un valore oltremodo inestimabile, soprattutto quando, all’inizio del ‘900, fu rinvenuto il testamento di Antonio Ranieri, il quale le lasciava in eredità tutti i manoscritti che l’amico Leopardi gli aveva affidato in punto di morte; tantissime furono le polemiche, ma dopo una breve controversia giudiziaria, i manoscritti rimasero a disposizione di quel popolo di “Pulcinelli e Lazzaroni”, a cui il poeta era stato però tanto legato.

Dopo la fondazione dell’Officina dei papiri ercolanensi, nel 1910, fu necessario trovare un edificio di più vaste dimensioni; soltanto alla fine della prima guerra mondiale, l’allora ministro dell’Istruzione, Benedetto Croce (al quale sarà, in seguito, dedicata un’omonima sala), aiutato dal re Carlo di Borbone, si adoperò, affinché tutti i volumi venissero trasferiti all’interno del Palazzo Reale, a Piazza del Plebiscito.

nazionaleI lavori di ammodernamento delle sale, abbellite con motivi floreali, dipinti di carattere mitologico e affreschi pompeiani, si conclusero soltanto nel 1927, anno in cui venne aperta al pubblico e fu dedicata a Vittorio Emanuele III; acquisizioni più recenti sono state, oltre al Fondo della Duchessa Elena d’Aosta, anche il Fondo Doria e il Fondo di Ernesto Pontieri, ex rettore dell’Ateneo campano.

Attualmente, con quasi due milioni di volumi e 1.800 papiri ercolanensi, la biblioteca nazionale è la terza sul territorio italiano, dopo quelle di Roma e Firenze, per estensione quantitativa e si impegna, con moderni strumenti elettronici, a far sì che il proprio patrimonio sia protagonista di frequenti iniziative di ampio spessore culturale.

Si pensi, ad esempio, alla mostra virtuale che, con immagini e filmati di varia durata, consente al visitatore di rivivere costantemente eventi e vicende della Napoli borbonica; oppure, all’esposizione dal titolo “Quella favella a cui cedono tutte le vive”, tenutasi dal 7 al 30 settembre 2016, nel corso di cui, in occasione del XX Congresso dell’Associazione degli Italianisti (ADI), è stato realizzato un percorso espositivo dedicato a manoscritti e autografi di autori da Dante a Ungaretti, passando per Ariosto, Tasso, Vico e De Sanctis.

Un vero e proprio tesoro, insomma, a disposizione di cittadini, studenti e ricercatori, che vedono nella Biblioteca Nazionale un’inevitabile tappa, per cui necessariamente passare, durante il proprio lavoro di ricerca e arricchimento personale.

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