Storia della Mostra d’Oltremare: il travagliato passato di uno dei più grandi complessi fieristici italiani.

Nella periferia occidentale di Napoli e, più precisamente, nel popoloso quartiere di Fuorigrotta, sorge la Mostra d’Oltremare, che si estende su un’area di 720.000 m².
Sin dal primo sguardo, il complesso di edifici rivela la sua impronta architettonica di inizio ‘900: la Mostra nacque infatti in epoca fascista, per celebrare l’espansionismo coloniale del Regime in tutto il Mediterraneo. La scelta di Napoli non fu casuale: città affacciata sul mare e principale metropoli del Mezzogiorno, il capoluogo partenopeo rappresentava il punto di partenza di un mastodontico progetto espansionistico.

I lavori presero il via nel 1937, quando Benito Mussolini dal balcone della prefettura di Piazza del Plebiscito, proferì le fatidiche parole: «Napoli deve vivere». Per l’ubicazione tutti espressero la preferenza per l’area flegrea, compresa tra Bagnoli e Fuorigrotta, considerata un possibile punto strategico per il commercio e il turismo: furono costruiti alberghi, negozi e edifici abitativi, che avrebbero restituito un volto nuovo a tutta la zona. Del resto, la vicinanza con le aree archeologiche di Cuma e del Lago d’Averno avrebbe garantito un notevole afflusso di turisti. I lavori furono rapidissimi e, in soli 16 mesi, fu innalzata la struttura principale ispirata agli edifici coloniali. Furono realizzati: 36 padiglioni espositivi; un palazzo degli uffici; un’arena all’aperto dalla capienza di più di 10.000 persone; due teatri; una piscina olimpionica; ristoranti e caffè; un parco divertimenti, un parco faunistico ed un acquario tropicale; una preesistente zona archeologica d’epoca romana, inclusa al suo interno. A progettare il tutto fu l’architetto Marcello Canino, che si ispirò al sistema urbanistico ippodameo, basato su decumani e cardines. La cerimonia d’inaugurazione, nel 1940, fu presieduta dall’onorevole Vincenzo Tecchio – al quale è attualmente dedicata la vicina piazza – e dal re Vittorio Emanuele II.

La “I Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare” terminò appena un mese dopo, a causa dell’inizio della Seconda guerra mondiale e dei bombardamenti che la colpirono: il 60% degli edifici subì ingenti danni. L’area fu abbandonata e la ricostruzione iniziò soltanto nel 1952, quando assunse il nome di “Ente Mostra d’Oltremare e del Lavoro Italiano nel Mondo”, allo scopo di promuovere il turismo in città. La nuova anima della Mostra fallì, però, ancora una volta, tanto da rimanere abbandonata per ben vent’anni. Dopo aver ospitato gli sfollati del terremoto del 1980, soltanto alla fine degli anni ’90 si procedette con la riqualificazione del complesso, che ad oggi costituisce una delle principali sedi fieristiche italiane, nonché una delle principali di tutto il Mezzogiorno, insieme alla Fiera del Levante di Bari.

Michele De Rosa è un giovane studente napoletano, attualmente iscritto al secondo anno della facoltà di lettere classiche, presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nel tempo libero, ama dedicarsi alla lettura di libri inerenti la storia, la cultura e le leggende della città di Napoli, per la quale nutre un amore senza confini

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