La leggenda della Fonte Miracolosa capace di guarire da malattie terminali. Così nacque il culto di S. Maria Incoronata dei Bagni di Scafati

Le difficili condizioni del territorio, la diffusione di epidemie, la povertà e la fame, spinsero le persone del posto ad ancorare la loro vita ad una speranza, questa speranza gli abitanti di Bagni, la riposero in Maria, Madre di Dio. Una Madre benevola, che accoglie i suoi figli e dona loro salvezza. È dunque proprio la forza della fede in Dio! Che consente la nascita del luogo sacro che, ha origine nel 1612 e si sviluppa nei secoli fino ad assumere la forma che oggi vediamo.

Questa le parole di Padre Epifanio, padre guardiano del Santuario di S. Maria Incoronata dei Bagni durante la piacevole intervista da lui concessa.

Effettivamente, i fatti storici parlano chiaro, tra 1500 e 1600, il territorio di Angri subì una forte crisi economica causata da un consistente calo della produzione e dallo schiacciante peso delle tasse imposto alla popolazione dal feudatario locale. A tali fattori, si aggiunse la criticità dell’equilibrio ecologico del territorio, la diffusione di aree paludose era causa dei picchi epidemici che decimavano la popolazione anno dopo anno. Il comune di Angri soffriva più di tutti per una maggiore quantità di accumulo di acque che ristagnando causavano l’inevitabile estensione di zone paludose. Tra il 1595 e il 1669 il territorio passo da 588 nuclei familiari a 373.

È in un tale contesto storico, al quale si può affiancare un’indagine socio-folklorica, che si ha possibilità d’intravedere e “giustificare” la nascita di alcuni riti e culti che si ponevano a metà strada tra magia e religione, tra sacro e profano.

Salus in fonte pura: affresco del 2008, opera dell’artista Giancarlo Pignataro, posto a decorazione della cupola del transetto.

Sul piano europeo, il XVI e il XVII furono secoli in cui la vita quotidiana era fortemente condizionata dalla religione. La paura della morte e delle pene dell’inferno dominava l’esistenza dei credenti. Il sovrannaturale era l’unico mezzo per giustificare fenomeni meteorologici, diffusioni di malattie, devastazioni causate delle guerre. Per ogni fenomeno corrispondeva un rito o preghiera. Ovviamente i cerimoniali quasi sempre sfociavano nell’eterodossia: riti magici, misterici e superstiziosi si mescolavano con quelli ufficiali. Queste pratiche erano sopravvissute a causa dell’ignoranza che dominava le periferie tanto che gli stessi parroci locali, immersi nella vita quotidiana dei villaggi, ricoprivano spesso il ruolo di stregoni, guaritori e partecipavano ai culti agrari estranei alla tradizione cristiana. L’inesauribile bisogno di salvezza. Il bisogno di sicurezza, la paura dell’inferno erano temi di grande diffusione per la chiesa cattolica su tutto il territorio europeo ma, la mancanza di un potere centrale ben saldo rese spesso incontrollate le attività liturgiche. La devozione dei credenti: intrisa di miracolismo e magia diede spazio ai poteri miracolosi della Madonna più ancora che a quelli del suo Figlio. Il culto mariano, che ebbe inizio nell’alto Medioevo, spinse alla formazione di diversi santuari in zone dove si narrava di miracoli, spesso guarigioni avvenute nei pressi di fonti d’acqua.

La completa guarigione da malattie terminali, era ciò che, secondo la leggenda, accadde nel villaggio di Bagni.

A Bagni, l’acqua divenne elemento di fondamentale importanza: da acqua stagna portatrice di malattie, sofferenze e morte divenne acqua purificatrice che curava ogni male. Diverse sono le leggende che si fecero spazio nella cultura locale, aneddoti atti a giustificare la nascita del santuario. Alcuni parlano di un maialino che abbeverandosi e sguazzando in una pozza d’acqua guarì dalle piaghe riportate sul corpo e trovò nella stessa pozza un quadro raffigurante la Madonna, altri parlano di un lebbroso guarito dopo essersi immerso nella pozza d’acqua, e al quadro sostituiscono una statua.

Non si ha certezza di quali fossero le strutture architettoniche che precedettero quella dell’attuale chiesa monumentale, per alcuni inizialmente vi erano delle semplici capanne con all’interno gli infermi che si bagnavano nelle acque miracolose. Altre testimonianze parlano di un tabernacolo in muratura con l’immagine della Madonna e altri ancora di un semplice arco in pietra con l’immagine di Maria.

Il tionfo dell’ascenzione: l’affresco è opera dell’artista D’agostino e ricopre il soffitto della navata centrale.

Ad ogni modo, la fonte divenne un luogo miracoloso e attrasse un gran numero di credenti. Le notizie riguardo le guarigioni giunsero fino a Napoli, dove già esistevano alcuni  ospedali destinati alla cura dei malati terminali. La capacità terapeutica dell’acqua dovette essere constatata in diversi casi, tanto che lo stesso Ospedale degli Incurabili pensò di impiantare in quel luogo una casa di cura con annessa cappella votiva. Nel 1612 avvenne la costruzione dell’ospedale Santa Maria dei Bagni, il finanziatore dei lavori fu Angelo Calenda, facoltoso signore di Nocera dei Pagani. I materiali utilizzati per la costruzione provenivano da Sarno e vennero trasportati attraverso l’omonimo fiume. La cappella era diversa dalla chiesa odierna: più piccola, senza paramenti e senza dipinti.

Alla morte del Calenda, il comune di Angri diede maggior vigore alla funzione spirituale della struttura e cominciò a provvedere all’amministrazione dei beni del pio luogo eleggendo funzionari interessati alla gestione economica e alla manutenzione della chiesa. Durante la diffusione della peste del 1647-48 nel Regno di Napoli ci fu un forte sconvolgimento dell’assetto socio-economico e un significativo calo demografico.

Proprio tale sconvolgimento fu mezzo di rilancio per l’intero territorio di Angri. La fiducia del miracolo della fonte richiamava numerosi malati e pellegrini. L’affluenza fu accompagnata da donazioni di beni e dall’aumento delle rendite originarie. La consistenza patrimoniale del santuario destò le mire dell’ordinario di Nocera. A tal punto, l’università di Angri, per evitare scontri, decise quindi di sottomettere, mediante pubblica conclusione del 1717, la fondazione alla protezione del sovrano. L’approvazione a tale richiesta venne ufficializzata il 31 gennaio 1727. Altri furono poi gli eventi storici che condizionarono la vita del santuario: durante il decennio francese, le leggi napoleoniche imposero la cessione dei beni della chiesa allo stato e per essi all’intendenza di Finanza per il mantenimento del liceo Tasso di Salerno. Tale provvedimento fu revocato nel 1815 con il ritorno al trono dei Borbone. Nel 1867, dopo l’unità d’Italia, (Legge 15 agosto 1867, n. 3848 .
Legge per la liquidazione dell’asse ecclesiastico) lo stato si appropriò dei beni ecclesiastici.  L’intervento del rettore Don Pasquale Smaldone, attraverso la procedura di ricorso contro l’intendenza di finanza, riuscì a riscattare i beni del santuario. Il ricorso fu vinto perchè il santuario venne riconosciuto come ente laicale. A conferma di tale conclusione ci fu l’indiscutibile decisione della corte di cassazione di Roma, 21 novembre 1877. Tra il 1892 e il 1907, per iniziativa del vescovo Don Luigi del Forno, ci furono diversi interventi di riqualificazione del santuario: decorazioni in finto marmo dei pilastri della navata centrale, decorazione a porcellana bianca e rifiniture in oro della tribuna seicentesca dell’organo, rifacimento delle zoccolature e pavimento, rivestimento in stucco degli ornati della cupola.

Quadro della Madonna dei Bagni, opera dell’artista Simone Villano, anno 1639.

Insomma, tutto sembrava andare per il meglio, i vecchi problemi di giurisdizione sembravano ormai alle spalle ma, la legge n°621 del governo fascista del 29 marzo 1928 decretò l’origine del comune di Pompei e ciò significò una rimodulazione dei confini di diversi comuni. Tale variazione dei limiti territoriali portò all’annessione del santuario al comune di Scafati. Iniziò così una lunga ed articolata disputa tra le due città, i protagonisti del dibattito erano cittadini e istituzioni statali ed ecclesiastiche. La pericolosa tensione fu in parte smorzata dal lavoro diplomatico di due importanti esponenti: il rettore del santuario Caputo e il podestà di Scafati Vitiello. In ogni caso, le agitazioni non cessarono del tutto, bisognò attendere le delibere 25 e il 28 maggio 1932 che concessero ai Frati Francescani la gestione del santuario ponendo fine ad ogni problema di giurisdizione comunale. L’ordine dei Frati Minori si distinse nella gestione mostrando grande forza spirituale, specialmente nel periodo della seconda guerra mondiale quando i bombardamenti del 1943 colpirono il santuario distruggendo il transetto, la cupola, il pavimento della navata centrale, il tetto, il pilastro dell’arco maggiore, tutti le vetrate vennero infrante. A tale catastrofe si aggiunse la completa distruzione degli alloggi dei frati, i quali oltre a dover occuparsi della ristrutturazione dell’edificio sacro, furono anche sprovvisti degli alloggi.

Oggi possiamo ammirare il santuario di S. Maria Incoronata dei Bagni in tutto il suo splendore con la sua affascinante facciata tardo-barocca di inizio ‘700 e i suoi ricchi affreschi. Il pittore D’Agostino dipinse la navata centrale, nella quale spicca Il tionfo dell’ascenzione. Vi è anche il recente affresco del 2008 opera dell’artista Giancarlo Pignataro intitolato Salus in fonte pura che adorna la cupola del transetto (che ha sostituito quello eseguito nel 1955 dalla pittrice Rossana Lancia, raffigurante il dogma dell’ascensione della Vergine Maria). Alle spalle dell’altare maggiore si trova l’imponente quadro che ritrae proprio la Madonna dei Bagni, originario del 1639 e che porta la firma dell’artista Simone Villano di Torre del Greco. I quadri ai lati dell’abside, raffigurano la Nascita di Maria e la Presentazione di Maria al Tempio attribuiti all’artista Gian Bernardo Lama, sugli altari minori delle navate laterali si possono ammirare i dipinti raffiguranti San Gennaro, San Lorenzo, San Francesco di Paola, San Pasquale e all’ingresso delle navate laterali a sinistra la statua in onore di San Francesco d’Assisi (fondatore dell’ordine dei Frati Francescani) e a destra lo stupendo crocifisso ligneo risalente agli anni ’60 del novecento.

Se ancora oggi possiamo godere di questo patrimonio è possibile sia alla devozione dei tanti fedeli e sia all’ impeccabile custodia dei Frati Francescani che da quasi novant’anni si prendono cura di uno dei tantissimi gioielli architettonici della Campania.

 

Bibliografia

Brezzi Camillo, La chiesa e il fascismo, Firenze, Sansoni, 1976.

Chicco Francesco, Il Fascismo, Torino, Paravia, 1976.

Cimmeli Vittorio, Il Santuario di S. Maria Incoronata dei Bagni: leggenda, storia, folklore, Scafati, Stampa Giglio, 1988

Esser Kajetan, Origini e inizi del movimento e dell’ordine francescano, Milano : Jaca Book, 1975.

Falco Mario, Il riordinamento della proprietà ecclesiastica, F.lli Bocca ,Torino 1910.

Ginzburg Carlo, I benandanti. Stregoneria e culti agrari fra Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino, 1966.

Monter William, Riti, mitologia e magia in Europa all’inizio dell’età moderna, Bologna, il Mulino, 1987.

Niccoli Ottavia, La vita religiosa nell’Italia moderna. Secoli XV e XVIII, Carocci, Roma, 1998.

Torre Angelo, Il consumo di devozioni. Religione e comunità nelle campagne dell’Antico Regime, Marsilio, Venezia, 1995.

 

 

Sitografia

www.facebook.com/santuariomadonnadeibagni/

 

www.giovanidellatammorradibagni.com/

 

www.fondoambiente.it/luoghi/chiesa-santissima-incoronata-dei-bagni-con-fonte-miracolosa

 

www.turismoinsalerno.it/scafatiartecultura.htm

 

www.treccani.it/enciclopedia/asse-ecclesiastico

 

www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/2/zn14_07_001.html

 

Documenti

Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia, parte prima, anno 69°, numero 88, sezione leggi e decreti, Legge 29 marzo 1928, n. 621, Costituzione del comune di Pompei.

Catello Mario Pace, per gli amici Mario, nato a Pompei il 29 gennaio del ’90, cinque mesi dopo la caduta
del Muro di Berlino (fatto che sconvolse in modo significativo l’assetto politico, sociale ed economico del
mondo intero).
Mario sin da piccolo gode della semplicità della provincia ma, allo stesso tempo, soffre del poco riciclo di
idee e iniziative che caratterizzano la sua città. Le giornate passate in piazza con i coetanei fanno della
semplicità l’ingrediente fondamentale della sua formazione. Cresciuto a pane bici e Supersantos, Mario
impara sin da subito valori importanti come condivisione, amicizia e rispetto. Valori rafforzati
dall’educazione dei suoi genitori e dalla condivisione di ogni cosa con la sorella, quasi coetanea, con la
quale istaura un naturale legame fraterno che viene rafforzato da una grande amicizia e complicità.
I tempi della scuola sono stati per Mario tempi piacevoli, gioiosi, ma, allo stesso tempo laboriosi. Sin dalle
elementari la parola d’ordine era “impegno”.
Finite le elementari, Mario inizia a frequentare le scuole medie, gli anni ‘90 erano terminati, ed era iniziato
il nuovo millennio, “Volgere di millennio” per usare un’espressione del sociologo M. Castells. il 2000 il
boom di iternet rivoluziona l’intero pianeta e nel suo piccolo anche Mario vive un momento di
cambiamento significativo. Nuove amicizie, nuovi incontri si facevano strada nella vita del ragazzino di
periferia.
Mentre il mondo si faceva sempre più piccolo grazie alla rete internet, la città e i suoi confini sembravano
sempre più striminziti grazie alla nuova bici e al permesso di poter girare per tutte le strade della città ed
andare anche “oltre confine”. Le uscite domenicali furono propedeutiche ai primi amori e le nuove
esperienze convincevano sempre più Mario che crescere era divertente e che una volta diventato grande
tutto sarebbe stato possibile.
Gli anni del liceo non furono semplici, almeno inizialmente. Le nuove materie, latino, algebra, fisica tutto
era molto più complesso. Ma come sempre, le difficoltà e le esperienze negative insegnano molto di più
delle gioie e della spensieratezza, il carattere di Mario si forgiava attraverso i vari insuccessi scolastici e
qualche “due di picche” qua e là. Passato il primo periodo da matricola, il giovane liceale inizia a godere
delle nuove prospettive che gli offrono le superiori, le assemblee d’istituto diventano il suo passatempo
preferito, il suono dell’ultima ora diventa il momento dell’aperitivo con gli amici prima di tornare a casa,
la bici viene ben presto affiancata dal suo “vespino 50” con il quale arricchisce il bagaglio di esperienze e
anche il numero di amiche che vogliono essere riaccompagnate a casa dopo la scuola.
Il Liceo era dunque diventato tutto ciò che desiderava frequentare, e nelle ore di svago sfruttava sempre
più il social MSN per scambiare messaggi con gli amici.
Terminato il liceo, Mario sceglie di intraprendere la carriera universitaria iscrivendosi alla triennale in
Cultura e amministrazione dei beni culturali. I primi anni universitari sono stimolanti, il dinamismo di uno
studente universitario plasma i suoi ritmi di vita e fa maturare in lui una nuova consapevolezza del tempo,
i musei e le mostre gratis, concessi dall’iscrizione ad un corso di studi in beni culturali, fanno il resto.
Accanto alla bellezza dell’arte e dei corsi universitari, frequentati maggiormente da ragazze, si fa spazio il
peso di una crisi economica che caratterizza sempre più il paese paralizzandolo ed influenzando in modo
significativo la percezione del futuro. Mario, come la maggior parte dei giovani laureandi, spesso avverte
la pesantezza di un “clima sociale” alquanto preoccupante, tutto diventa precario e così anche il quotidiano
della sua famiglia viene concretamente sconvolto. Ad ogni modo, grazie al supporto dei suoi genitori, una
volta terminato il percorso di studi triennale, Mario decide di inscriversi al corso di laurea magistrale in
Scienze Storiche. Dopo qualche anno di disorientamento e di difficoltà, il percorso di studi in storia offre a
Mario una nuova prospettiva, una maggiore consapevolezza del mondo e degli avvenimenti passati e
presenti. Insomma, un’apertura mentale che viene sempre più stimolata da nuove esperienze: i corsi di
Dottrine Politiche, di Storia di Genere, le discussioni con gli amici e colleghi ai tavoli del bar con
argomentazioni derivanti dalla lettura della La Scienza nuova di Vico, i seminari su Machiavelli, o ancora
l’analisi degli assetti globali attraverso lo sguardo critico e analitico del famoso sociologo Zygmunt
Bauman e del suo libro Società liquida, offrono allo studente una maggiore consapevolezza del mondo che
lo circonda, la crisi economica si concretizza in fatti e conseguenze, non è più un mostro anonimo e
immateriale. Illuminato da nuove conoscenze, il giovane studente affronta con più coraggio gli esami
universitari e la vita quotidiana. Laureatosi a novembre del 2017, decide di intraprendere l’attività di
giornalismo attraverso il giornale on-line Terre di Campania, convinto dell’importanza della
valorizzazione di ciò che si ha di Bello e Buono per dare spazio ad un futuro migliore.

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