Uno dei luoghi simbolo di Benevento legato a doppio filo con la sua terra: la Rocca dei Rettori

La Rocca dei Rettori è un affascinante palazzo di epoca medioevale, come testimonia l’antica torre longobarda attorno alla quale è sorto l’edificio moderno. Costruita per scopo difensivo, è situata nel punto più alto del centro storico di Benevento ed è conosciuta anche come Castello di Manfredi, nonostante il re siciliano non l’abbia neanche vista, o Castello di Benevento.

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Nel 1321, quando fu costruita la rocca, Benevento viveva un periodo di confusione: i rettori, cioè i governatori pontifici che amministravano la città per ordine del papa, non riuscivano a mantenere il controllo sul territorio e cominciarono ad edificare alcune fortificazioni per contrastare i frequenti tumulti. I rettori, durante la cattività avignonese, trovarono rifugio nel Sacrum Palatium dei principi longobardi. Nel 1321, tuttavia, papa Giovanni XXII ordinò a Guglielmo de Balaeto, all’epoca rettore, la costruzione di una sede propria che ospitasse i governanti della città. La rocca fu edificata sul modello di quella di Avignone e di Carcassone e sorse sulle rovine di una fortificazione longobarda, a sua volta eretta su un edificio romano. Un muro di contenimento ad est e i resti di terrazzamenti verso sud, testimoniano che già i Sanniti vi realizzarono una necropoli. Riguardo l’edificio romano, alcune scoperte hanno evidenziato che si trattava di un acquedotto. Presso la porta di accesso “Porta Somma”, sorgeva il monastero benedettino femminile di Santa Maria di Porta Somma che fu poi affiancato dal Castrum vetum, fatto costruire dal duca Arechi II nel 771. Con l’insediamento dei rettori le monache furono trasferite nel monastero di San Pietro e al vecchio edificio aggiunsero il palatium, tre ponti levatoi e una struttura adibita a deposito. I rettori si stabilirono nella rocca fino al 1586, anno in cui l’edificio divenne un carcere ed essi si spostarono nel monastero fino al 1865. Nel 1702, dopo il terremoto, fu restaurata e oggi ospita la sezione storica del Museo provinciale del Sannio, oltre che la sede della provincia.

La rocca attualmente presenta stili architettonici diversi a causa dei suoi vari rifacimenti. Essa si divide in due edifici principali: il torrione, che corrisponde all’antico nucleo longobardo del castello alto 28 m, e il palazzo dei rettori. Quest’ultimo ha una pianta poligonale a forma di G che si estende intorno al cortile interno. Presenta bifore gotiche, barbacane e coronamento a baccatelli. Sulla porta d’ingresso vi è il Leone del Castello, una scultura medievale dedicata al papa Urbano VIII che poggia su due piedistalli romani. All’ingresso del Castrum novum, invece, troviamo la statua bronzea dell’imperatore romano Traino, copia di una scultura classica. Una rampa di scale, posta verso oriente, introduce ad un giardino anteriore rialzato rispetto al livello della strada. Il palazzo dei rettori si articola in tre piani: il pianterreno, dove vi sono le segrete, il primo piano con un grande salone e il secondo piano da cui si accede al terrazzo su cui si ergono due torrette che regalano una suggestiva veduta della città. Il primo piano presenta soffitti in legno, che probabilmente sostituiscono le coperture a volta precedenti al terremoto, con varie decorazioni floreali di epoca settecentesca.

Nel giardino posteriore, che oggi ospita la sezione del Museo Provinciale del Sannio, si possono ammirare frammenti di due colonne tortili di epoca romana e alcune pietre miliari. Il museo è ricco di antichi documenti suddivisi nei due piani: nel primo troviamo alcuni autografi di illustri personaggi, come il compositore Verdi, e molti documenti ufficiali: un privilegio dell’imperatore Federico II, una bolla del papa Bonifacio VIII, pergamene dello storico longobardo Falcone Beneventano e la dichiarazione di Telleyrand della presa di possesso di Benevento; al secondo, invece, si conserva una documentazione sulle arti tradizionali del Sannio e un presepe seicentesco. Nel museo si dà particolare rilievo al Risorgimento beneventano e ai patrioti: tra i vari reperti vi sono anche alcune camicie rosse. La rocca quindi, oltre ad essere un prezioso monumento di valore artistico, ripercorre, in maniera suggestiva, le principali tappe della storia del Sannio.

Sergio Mario Ottaiano, classe '93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo "Un'Ucronìa" Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo "Che lingua parla il comics?" il 23/1/17.

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