Il Vademecum del viaggiatore naturalista

“Vedi il vulcano lontano, fuoco, lava, ansia e paura, ma stà parlando un linguaggio antico come l’inizio del mondo.”

Raffaele Arena

La Solfatara di Pozzuoli, ubicata a 3 km da Pozzuoli, fa parte di un complesso vulcanico di 40 esemplari, noto come Campi Flegrei. L’antico cratere vulcanico di forma ellittica è ancora attivo, e ad oggi rappresenta un’importante valvola di sfogo per il magma presente al di sotto di quest’area. La formazione della Solfatara risale 3700-3900 anni fa, durante il III periodo eruttivo flegreo; essa viene menzionata più volte nell’età imperiale romana da Strabone, nel suo Strabonis geographica, dove viene descritta come la dimora del dio Vulcano e ingresso per gli inferi, e da Plinio il Vecchio come Fontes Leucogei per le acque biancastre che sgorgano tutt’oggi.

Nel cratere della Solfatara è presente una notevole varietà di specie botaniche, ciò è dovuto essenzialmente a due fattori:

– l’elevata temperatura causata dall’attività vulcanica impedisce la sopravvivenza della vegetazione o impone un anomalo adattamento delle radici, che si sviluppano in superficie.
– La particolare orografia rende più soleggiato il versante nord, arido e ricoperto di graminacee, mentre più umido e ombreggiato quello opposto, ricco di felci (Pteridium aquilinum, Asplenium adiantum nigrum, Cystoperis fragilis), castagni (Castanea sativa Miller) e pungitopo (Ruscus aculeatus).
Il fondo del cratere offre ampie zone di macchia mediterranea con erica (Erica arborea), corbezzolo (Arbutus unedo), Salsapariglia (Smilax aspera l.), cisto (Cistus salvifolius), mirto (Myrtus communis) e ginestre (Cytisus scoparius l., Spartium junceum l.) sono inoltre presenti due orchidacee, la serapide cuoriforme (Serapias cordigera l.) e la serapide maggiore (Serapias vomeracea b.). Come specie arboree sono molto diffusi il leccio (Quercus ilex), la robinia (Robinia pseudoacacia l.) e l’ eucaliptus (Eucalyptus camaldulensis), introdotto per le indubbie qualità di ombreggiamento e riparo dal vento.

Di tutte le piante della Solfatara di Pozzuoli la più singolare e forse la meno facile da trovare è l’ ipocistide (Cytinus hypocistis l.); solo gli esperti sanno che la si deve cercare ai piedi dei cisti (Cystus salvifolius l.) in quanto, come indica il suo nome, è una pianta parassita del cisto (le sue radici infatti si fissano su quelle del cisto e ne traggono nutrimento, non essendo la pianta in grado di elaborare la sintesi clorofilliana).

 La Solfatara è un luogo molto importante dal punto di vista ornitologico, lungo i bordi del cratere infatti vi è una ricca vegetazione che offre angoli favorevoli alla nidificazione. Non mancano usignoli (Luscinia megarhynchos), fringuelli (Fringilla coelebs), averle (Laniidae rafinesque) e merli (Turdus merula). Poche sono le specie animali che trovano rifugio in quest’area, tra di esse piccoli roditori e chirotteri.
Gli insetti invece mostrano una buona capacità di adattamento; nel 1989 in particolare, proprio nell’ambiente della Solfatara, è stata scoperta una nuova specie di collembola, la Seira tongiorgii. I collemboli sono i progenitori degli insetti alati. Il più antico insetto conosciuto infatti è un collembolo, Rhyniella praecursor, rinvenuto in un frammento di ambra del periodo Devoniano, risalente cioè a circa 400 milioni di anni fa. La S. tongiorgii non presenta particolarità morfologiche, ma possiede adattamenti fisiologici che le consentono di vivere a stretto contatto con un substrato estremamente acido e ricco di emissioni di zolfo, quale quello della Solfatara, proibitivo per altre specie di collemboli. Proprio tali adattamenti fisiologici suggeriscono che questa specie sia un endemismo, una specie cioè, esclusiva della Solfatara di Pozzuoli.

Un’ultima menzione va fatta per i più “estremofili” degli esseri viventi, i batteri. Nella Fangaia, l’unione di acqua piovana e argilla che si forma nel cratere, sono state isolate colonie di batteri che vivono a temperature superiori ai 90° C, tra cui il “Bacillus acidocaldarius” e la “Caldariella acidophila” nonché l’archeobatterio “Sulfolobus solfataricus”. Negli ultimi anni questi batteri hanno acquistato un rinnovato interesse industriale per lo sviluppo di nuovi processi produttivi. Il “Sulfolobus solfataricus” è utilizzato in particolare per la produzione di acidi organici combustibili liquidi e di enzimi termostabili, utilizzati nell’industria alimentare per la produzione di sciroppi zuccherini.

2 pensieri riguardo “La Solfatara di Pozzuoli

Commenta