A 330 anni dalla sua nascita, celebriamo il pensiero, la storia e l’opera di Giambattista Vico, filosofo, storico e giurista napoletano

Tre per Giambattista Vico sono e son state l’età della storia. Una degli dei, una degli eroi, poi, infine, quella degli uomini. Un avvicendarsi proprio della storia di ogni civiltà, un susseguirsi di fasi temporali da cui hanno origine valori, istituzioni, credenze religiose, costituzioni politiche, il tutto a sorreggere il genere umano.

La prima natura, per forte inganno di fantasia, la qual è robustissima ne’ debolissimi di raziocinio, fu una natura poetica o sia creatrice […] la seconda fu natura eroica, creduta da essi eroi di divina origine […] la terza fu natura umana, intelligente, e quindi modesta, benigna e ragionevole, la quale riconosce per leggi la coscienza, la ragione, il dovere. (G. Vico, Scienza Nuova Seconda, Libro IV, Introduzione e Sezione I, Laterza, 1953)

Il vero, il fatto, la storia, i corsi e i ricorsi storici: cosa ci lascia questo emblema della storia filosofica napoletana? Quale il suo pensiero?

In prima istanza Vico contesta Cartesio, il cui pensiero era filosoficamente parlando quello dominante a suo tempo. Mica poco. Confuta la validità del criterio dell’evidenza. I cartesiani commettono l’errore di non investigare la natura degli uomini che, causa libero arbitrio, appare piuttosto incerta: quale affidamento darebbe questo criterio, dal momento in cui vi possono essere idee false che appaiono evidenti a chi le pensa? Il cogito mi dice che esisto, non che cosa io sia.
Per il filosofo e storico napoletano il vero e il fatto si identificano, verum ipsum factum: il metodo per conoscere concretamente una cosa sta nel farla o nel ripercorrerne il processo di generazione (criterio genetico). Possiamo conoscere le verità della matematica, poiché gli enti di cui essa si occupa sono creati dall’uomo, ma non la realtà naturale, né l’essenza ultima dell’uomo, in quanto sarebbero creazioni di Dio: ecco perché le preposizioni della Fisica Moderna non sono vere ma verosimili.

Cosa siamo in grado di conoscere concretamente? Solo e unicamente la Storia, scienza dell’uomo. Secondo Vico la ragione umana può intendere adeguatamente solo la realtà storica poiché prodotto della nostra attività: la realtà storica costituirebbe in sé un ordine, umano e per tale motivo razionalmente ricostruibile dall’uomo stesso. Si afferma così la Scienza Nuova.

Il mondo della nazioni, il mondo civile, prodotto dell’opera umana, può finalmente essere ricostruito nella sua genesi e perciò interpretato compiutamente, in modo scientifico. Vico rovescia un’altra convinzione, quella che vedeva nell’indagine naturalistica il vero modello di scienza.

La natura delle cose non è altro che nascimento di esse in certi tempi e con certe guise. Vico così sintetizza quella che possiamo definire a tutti gli effetti storicità del reale. La realtà delle cose sta nella loro genesi ed evoluzione storica. Strumenti fondamentali per la conoscenza storica sono la filologia, ovvero lo studio delle parole e delle cose, la quale analizza i documenti, le leggi, i trattati vigenti nelle nazioni, e la filosofia, che considera l’uomo quale deve essere: da un lato il certo, dall’altro il vero, da una parte, i “fatti dei popoli” con i loro documenti, leggi, costumi, guerre e commerci, dall’altro la storia ideale eterna, gli dei, gli eroi, gli uomini. Eccoci tornati al principio.

Gianbattista Vico descrive l’umanità come un individuo che nasce, cresce, nel progressivo succedersi delle facoltà dominanti, una storia con un inizio e una fine, che tende a raggiungere un ordine e a realizzare uno scopo.

L’età degli Dei. Qui si manifesta pienamente la natura ferina dell’uomo, a dominare è il senso. Protagonisti di questa storia sono stupidi, insensati, orribili bestioni, dotati di gran forza fisica, trascinati da veementi passioni, dominati dall’istinto. La religione traccia il primo passo verso la civiltà. Meravigliati dalla forza della natura, la identificano con le divinità. Mossi dal timore divino, gli uomini contraggono matrimoni, edificano famiglie, seppelliscono e onorano i defunti.

L’età degli Eroi. È l’età della fantasia, l’età che vede le fondazioni di città e istituzioni politiche e Stati. Si dà vita alla prima forma di governo politico, l’aristocrazia eroica domina su di una massa di schiavi.

L’età degli uomini. Si afferma l’uguaglianza dei diritti tra i cittadini e il pieno dispiegamento della ragione umana.

La medesima sequenza di facoltà, senso, fantasia, ragione, si ripete nello sviluppo di ciascun individuo ed è fondamentale e necessaria al suo sviluppo. Nei fanciulli appare raggiante la memoria, vigorosa all’estremo la fantasia, mentre il raziocinio è più debole. Giunta la maturità è il raziocinio ad affermarsi come facoltà egemone. In egual modo Vico dipinge il mondo come sorretto da provvidenziale ordine: la storia sarebbe quel processo attraverso cui Dio guida e conduca l’umanità corrotta fuori dal peccato. Ma l’intervento divino non priverebbe l’uomo della suo libertà. La provvidenza è come una forza che si serve delle passioni e degli scopi particolari degli uomini per causare effetti spesso opposti da quelli perseguiti dagli stessi individui. I fini limitati e parziali, istintuali ed egoistici, degli individui sarebbero plasmati dalla provvidenza divina a strumenti con cui costituire un ordine superiore. Un andamento non necessariamente progressivo, va detto: corsi e ricorsi (come progressi e regressi) dettano il Cammino della storia umana, avvicendando ad eventi che delineano un ordine progressivo ascendente, percorsi di segno opposto, salti a ritroso nel tempo.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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