In Irpinia scorre il Sele, uno dei fiumi più belli della Campania, che bagna un territorio ricco di bellezza e verde

Il Sele è uno dei fiumi più belli e meno inquinati della Campania e d’Italia, fonte di vita e di prosperità. Le sue acque pure hanno dato e danno da bere ancora oggi non solo a un grande numero di comuni irpini, ma a molte zone della Puglia e della costiera del Cilento, grazie ai due acquedotti presenti presso le sorgenti di Caposele e di Senerchia che trasportano le sue acque per decine di chilometri. Non è solo come fonte di acqua potabile che è però sfruttato questo grande corso. Le sue acque, infatti, possiedono incredibili capacità termali, ed in più località affiorano in veri e propri bagni che anche poeti latini del calibro di Virgilio e Plinio il Vecchio hanno citato nelle loro opere. La cosa più bella del fiume, però, è la valle che è nata attorno ad esso: i suoi paesaggi incantevoli, totalmente genuini, sembrano ricamati ad arte per regalare ai turisti una visione pura della natura campana. Fra specie animali e vegetali di ogni tipo, sorgenti d’acqua ovunque e profonde radici storiche, ecco cosa trovare nella grande Valle del Sele.

 

Data la vicinanza delle due località, che a volte si sovrappongono o si affiancano sulla cartina, le specie animali e vegetali e la conformazione dell’ambiente naturale della Valle sono simili a quelle del Parco Regionale dei Monti Picentini. Presso Senerchia, infatti, uno dei paesi che si trovano sia nel Parco Regionale dei Monti Picentini che nella Valle del Sele, si trovano addirittura due oasi naturali incontaminate: l’oasi Monte Ponveracchio (istituita nel 1988 e grande circa 200 ettari) e l’oasi Valle della Caccia (istituita nel 1992 e grande più di 450 ettari), gestite entrambe dall’ente del WWF Italia. All’interno di tali oasi si possono ritrovare specie animali di tutti i tipi, dalle più comuni (come il lupo, il gatto selvatico, la volpe o il ghiro) alle più rare (come il picchio nero, il picchio verde ed il falco pellegrino), senza dimenticare le centinaia di diverse specie floreali che ne ricoprono la superficie. Inoltre, il fatto che proprio in queste zone sorgano le acque che abbeverano Campania e Puglia non è che una riprova della purezza della natura della Valle. Per visitare le sorgenti, fra parentesi, basta contattare con una settimana d’anticipo il comune di Caposele, dove esse si trovano, per prenotare una visita interessantissima e raramente ripetibile.

Girando per le località della Valle del Sele molti sono i riferimenti storici che ci sono stati lasciati dagli antenati. Il più importante fatto storico avvenuto nella Valle, ad oggi, è la battaglia che determinò la sconfitta e la morte di Spartaco nel 71 a.C., proprio sulla riva del Sele: è proprio in quella zona che sono stati ritrovati, nei decenni passati, cimeli di ogni tipo risalenti a tale battaglia, da armature a corazze, da spade a daghe sotterrate da quasi due millenni e riportate alla luce quasi per caso. Sempre rimanendo ai tempi degli antichi, è d’obbligo far notare che sono stati molti i poeti, filosofi e storici latini e greci che hanno parlato del “potere misterioso” delle acque del Sele di trasformare gli oggetti che vi cadevano dentro in sassi (“potere” che in realtà era dovuto all’anidride carbonica ed allo zolfo contenute nelle acque termali del fiume che scorrono nei pressi di Contursi Terme), testimoniando come il corso fosse già conosciuto da tempo e rinomato anche in ambienti aristocratici o importanti culturalmente. A Oliveto Citra, infine, è presente un’antichissima necropoli risalente all’età del ferro, esplorata più volte nel 1961 e storicamente rilevante. In essa sono stati ritrovati anche importanti reperti archeologici di origine etrusca. Per quanto riguarda invece le tradizioni e i luoghi da vedere, infine, ogni comune della Valle ha i suoi:

  • A Calabritto ci sono da visitare i suggestivi santuari medievali della Madonna d’Alta sede e della Madonna del Fiume.
  • A Campagna, oltre la già citata incontaminata oasi del Polveracchio, è da vedere assolutamente il fenomeno tradizionale della “chiena”, ossia il fiume Tenza che – appositamente deviato durante la sua piena – invade il corso principale del paese.
  • A Valva è aperta al pubblico la Villa di Ayala-Valva, con un parco di 18 ettari ricco di giardini, grotte, lunghi viali ricchi di alberi di ogni tipo e statue.
  • A Senerchia sono ammirabili la chiesa di San Michele in Monte, in stile romanico, e la chiesetta di Sant’Antonio, oltre il mastio del castello della città, risalente al decimo secolo.
  • A Caposele sono presenti ruderi di un castello costruito dal principe Rota, ma soprattutto è presente il celebre Santuario dedicato a San Gerardo Maiella, che ancora oggi accoglie pellegrini provenienti dall’Italia e dall’Europa.
  • A Castelnuovo di Conza si trova la chiesa di Santa Maria della Petrara, col suo Battistero ed il suo portale risalente al tredicesimo secolo.
  • A Colliano si trova un antico castello risalente all’epoca normanna
  • A Contursi Terme si trovano fantastici insediamenti termali, suddivisi in insediamenti “dalle acque calde” e “dalle acque fredde”, dove sono state edificate strutture moderne dove poter effettuare cicli completi di terapie per la cura di artrosi, artriti, reumatismi e malattie della pelle in modo totalmente naturale. Oltre questi, sono luoghi caratteristici della zona la rupe neolitica del Cappellazzo, le grotte “di Maurizio” e la solfatara del Tufaro.
  • A Santomenna si tiene ogni agosto la Sagra del Cavalluccio, in occasione del rientro di tutti gli abitanti residenti all’estero del paese.
  • A Laviano sono presenti, come a Colliano, antichi ruderi di un castello normanno
  • A Oliveto Citra, si possono ritrovare numerose aree archeologiche come quelle della Civita, dove si possono ritrovare i resti di una grande arena rustica corredati di mura, capitelli del colonnato e cimeli minori come antiche monete o frammenti di antiche ceramiche.

Anche i prodotti tipici della Valle cambiano di comune in comune. Fra i più rinomati troviamo il tartufo, diffuso nell’altopiano di Piano di Pecora, l’olio extravergine d’oliva prodotto dalle cooperative locali, il pane integrale, il muffletto (un tipo di pagnotta morbida a base di pasta e farina), i formaggi di pecora o mucca, le paste casarecce (come le matasse di Caposele), il vino rosso del posto e gli amaretti. Ogni paese ha poi i suoi modi di cucinare i suoi prodotti: si va dai legumi in ogni ricetta fino ai fusilli con pomodori freschi o ravioli con ricotta di pecora, passando per agnello alla brace e verdure a chilometro zero coltivate in zona.

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