La splendida Abbazia del Goleto sorge tra Sant’Angelo dei Lombardi e Lioni, su di una verde collina che domina la valle dell’Ofanto.

Avviato l’ordine monastico dei Virginiani a Montevergine, Guglielmo, nel 1133, si ritirò a vivere da eremita in un grosso tronco d’albero cavo, presso Goleto. Dopo un periodo di isolamento, decise di costruire un secondo monastero per il ramo femminile dell’ordine, di stretta clausura. Sin dai primi anni di vita il monastero si arricchì di donazioni e lasciti, divenendo in breve tempo un importante centro di religiosità medioevale, meta costante di pellegrini, richiamati anche dalla presenza delle spoglie del Santo, lì sepolto alla sua morte, nel 1142.

Dopo la peste del 1348 ebbe inizio, tuttavia, un periodo di lenta decadenza fino a che, il 26 gennaio 1506, Papa Giulio II non ne decretò la soppressione, avvenuta di fatto con la scomparsa dell’ultima madre badessa, nel 1515. Il monastero fu allora affidato ai monaci di Montevergine che lo mantennero fino al 1807, quando un decreto napoleonico sancì la sua definitiva soppressione e la traslazione del corpo del Santo a Montevergine.

Dopo secoli di abbandono, prese in custodia l’Abbazia un altro religioso eremita, padre Lucio Maria de Marino, che da solo cominciò a ricostruire e a restaurare quello che trascuratezza, terremoti e saccheggi avevano danneggiato o distrutto.

L’Abbazia è oggi curata dai Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas, i quali hanno riportato gran parte del complesso allo splendore di un tempo e accolgono con cortese affabilità i visitatori che, sempre più numerosi, si spingono fin qui attirati dal richiamo di un luogo da tutti definito unico.

Il monumento presenta una struttura articolata e di grande interesse artistico e storico. I nuclei principali sono: l’antico monastero; la Torre di difesa, voluta dalla badessa Frebonia, nel 1152; la duecentesca Cappella Funeraria, o chiesa inferiore, in stile romanico; e soprattutto la Cappella di San Luca, detta anche chiesa superiore, fatta costruire dalla badessa Marina II per accogliere le spoglie di San Luca. L’architettura gotico-pugliese, le forme schiette e raffinate della scultura irpino-sannitica, il richiamo all’architettura circestense, fanno di questa cappella uno dei monumenti più rilevanti e significativi dell’Italia Meridionale.

Conserva, infine, tutto il suo fascino, benché priva di copertura e piuttosto danneggiata, la settecentesca chiesa grande, edificata tra il 1735 e il 1745 su progetto dell’architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro, e per questo nota anche come Chiesa del Vaccaro.

Visitare Goleto è un’esperienza indimenticabile: varcare la soglia dell’antico monastero significa entrare in un mondo di religiosità e devozione senza pari, che le mura hanno preservato nel tempo. Sono le pietre che qui raccontano una storia intensa di fede, di tenacia e di spiritualità. Le pietre che invitano col silenzio ad ascoltare.

Maddalena Venuso, nasce a Napoli e, sebbene viva a Marigliano, l’impronta della città natale le resta appiccicata come un francobollo. Poliedrica, fantasiosa, ricca di sfumature. Liceo Classico, Lettere Antiche, esperienza come Archeologa a Napoli e Pompei fino al 1994. Docente presso il MIUR dal 1994, insegna Italiano e Latino al Liceo Scientifico. Traduce la passione per l’archeologia in passione per il territorio, raccontando il gusto e le bellezze delle Terre di Campania e d’Italia. Giornalista indipendente, ha collaborato, fra gli altri, con ItaliaPiù, Italia a Tavola, l’Espresso Napoletano, Oliovinopeperoncino. Mantiene sempre viva la curiosità per il nuovo, accogliendo con piacere ogni opportunità che ritenga valga la pena sperimentare.

Commenta