La Campania in questo ambito manifatturiero rappresenta una punta di diamante, potendo vantare sul suo territorio numerosi centri di produzione di assoluta eccellenza.

L’arte della ceramica (dal greco κέραμος, ‘kéramos‘, che significa “argilla”, “terra da vasaio”) è una pratica antica, quasi primitiva.

Attraverso la combinazione di terra,fuoco e manualità,di un”saper fare” tramandato di generazione in generazione, si creano oggetti d’uso ornamentale e pratico.

La Campania in questo ambito manifatturiero rappresenta una punta di diamante, potendo vantare sul suo territorio numerosi centri di produzione di assoluta eccellenza.

Prima fra tutte è la produzione ceramica della costiera amalfitana che conta su un’ antica tradizione, risalente al ‘400 con la produzione di stoviglieria, di pavimenti e rivestimenti interamente lavorati e decorati a mano. La zona del litorale di Amalfi ricca di argilla e di materiale vulcanico, è stata usata per produrre ceramica per migliaia di anni.

Il rispetto delle antiche tecniche, unito all’adozione delle tecnologie più avanzate garantisce la robustezza, la durata nel tempo e anche la praticità d’uso. L’estrema versatilità nei decori, nelle forme, negli smalti, frutto di continui studi e ricerche, consente di soddisfare qualsiasi esigenza.

Proprio questa versatilità ha permesso a questa tradizione di esprimersi attraverso diverse realtà artistiche come sui capi degli altelier di alta moda.

La bellezza naturale della Costiera si riflette nelle ceramiche prodotte,aspetto molto apprezzato dai turisti,che passeggiando per le stradine di Vietri sul mare, Amalfi e tutta la zona costiera possono godere di queste piccole opere d’arte.

Il chiostro maiolicato

Spostandoci invece a Napoli uno dei monumenti più famosi all’ arte ceramica è il chiostro maiolicato del Monastero di Santa Chiara, che si trova in una delle strade più famose e frequentate della città, Spaccanapoli.

Il chiostro delle Clarisse fu modificato nelle forme attuali nel ‘700.

Ciò che lo ha reso particolarmente celebre e apprezzato dai visitatori di tutto il mondo sono le 30.000 maioliche policrome (le “riggiole”, termine napoletano che deriva dallo spagnolo “rajola”).

I colori delle maioliche ben si combinano con gli alberi e le piante che decorano il chiostro: i limoni, la vite, il glicine. Paesaggi e scene quotidiane sono i temi rappresentati negli schienali di seduta del chiostro.

Il giardino, che nulla sembra avere in comune con la morigerata vita di clausura, fu ideato da Domenico Antonio Vaccaro e nel 1739 realizzato da Giuseppe e Donato Massa.

Pietra lavica e ceramica

Infine tra la costiera Amalfitana e Napoli trattiamo di una peculiarità che caratterizza la zona vesuviana , ossia la lavorazione della pietra lavica.

I limiti decorativi della pietra sono superati dall’ applicazione di materiali ceramici in diverse tipologie di stesura e colorazione.

La decorazione degli elementi in pietra è lenta e minuziosa, la gestualità, le tecniche sono quelle della tradizione, come anche i temi,osservando la mano intenta a dare colore al disegno abbozzato del Golfo di Napoli.

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