Le Catacombe di San Gaudioso, uno dei siti più affascinanti della Napoli sotterranea: meraviglia da scoprire.

Forse non tutti sono a conoscenza che sotto l’antica Neapolis si trova una grande rete di cunicoli, gallerie ed acquedotti, in parte ancora oggi visitabili. Piazza Bellini con le sue mura greche, ne è un chiaro esempio. La Napoli sotterranea rappresenta senz’altro uno dei modi per entrare nel ventre della città e scoprirne le bellezze e i misteri.

Tra i vari luoghi che è possibile visitare sottoterra, le Catacombe di San Gaudioso sono sicuramente degne di nota.

Situate nel quartiere Stella nella parte settentrionale della città, dopo un anno di lavori e ristrutturazioni riaprono al pubblico e insieme con esse gli affreschi, i rivestimenti in marmo policromo degli altari, le partiture architettoniche, la volta, gli stucchi e il pavimento maiolicato, e l’affresco della Madonna, la più antica rappresentazione mariana presente in Campania.
L’accesso alle catacombe si trova nella cripta, sotto il presbiterio rialzato della chiesa alla Madonna della Sanità. L’arcosolio, posto in corrispondenza dell’ingresso, custodisce la Tomba di San Gaudioso con un mosaico a fare da decorazione. Nei vari cubicoli che si aprono lungo i bracci delle catacombe, si trovano molti affreschi del V-VI secolo; una scultura tufacea del Cristo Morto invece si trova alla sinistra dell’ingresso alle Catacombe: le sue origini sono antichissime e vantano una storia ricca di misteri.

La struttura catacombale andò sviluppandosi nel disabitato vallone del Rione Sanità, toponimo entrato in uso per indicare la salubrità dei luoghi, ma anche le guarigioni miracolose attribuite alla presenza delle catacombe cristiane, dove aveva trovato sepoltura San Gaudioso, un vescovo dell’Africa settentrionale naufragato a Napoli che qui visse e morì. Nella città di Partenope il santo fondò un monastero e si guadagnò agli occhi del popolo la fama di santità. L’intera zona rimase disabitata durante tutto il basso Medioevo, anche per via delle numerose frane di fango provenienti dalla soprastante collina di Capodimonte che si riversavano fino al borgo dei vergini, sommergendo ogni elemento che incontravano lungo il loro cammino; solo intorno al ‘500 prese avvio l’urbanizzazione di quei rioni periferici e così tornò in auge anche la funzione cimiteriale del luogo.

Una macabra pratica che si diffuse sul luogo intorno al ‘600 circa fu quella di prendere le teste dei cadaveri oramai essiccati e di incastrarle nei muri, dipingendo al di sotto un corpo che desse qualche indicazione sul mestiere o sulla vita del defunto; questo tipo di sepoltura era riservato ai ceti più abbienti in quanto i membri dell’alta aristocrazia pagavano a peso d’oro questo trattamento “privilegiato” post mortem. In seguito questo rito fu abbandonato per motivi igienici, anche se vi sono parecchi teschi incassati tra i cunicoli delle Catacombe di San Gaudioso, arricchiti da tracce di pittura. Famoso è il dipinto di due sposi affrescati mano nella mano che si pensa abbia dato vita a leggende e storie di fantasmi; dei teschi incassati nei muri è rimasta oramai solo la calotta cranica in quanto la parte anteriore si è deteriorata per via dell’umidità caratteristica delle Catacombe. In questo scenario così suggestivo si narra che l’amato attore napoletano Totò, originario del rione e frequentatore delle Catacombe, abbia tratto ispirazione per creare un suo famoso componimento poetico sulla morte, ‘A livella.
Non si può che essere soddisfatti, quindi, di questo gioiello restaurato che contribuirà a far risplendere il quartiere e ad attirare turisti.

Classe 1986, Francesca Andreoli si laurea in giurisprudenza con una tesi in diritto islamico. Proprio all’università scopre la passione per la scrittura e il giornalismo e inizia questa avventura, vantando un periodo di formazione presso la radio della Federico II, specializzandosi nella stesura di format radiofonici. Ama gli spettacoli folkloristici che la sua terra ha da offrire, anche perché si diletta a ballare pizziche e tammurriate durante gli eventi di cui poi solitamente scrive.

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