Le mani. Sono le mani che rallentano il tempo tra i colori e le polveri e i profumi. Questa è l’infiorata di Cusano Mutri.

Le mani minuscole, bruciate di sole. Le mani rugose, le mani lisce che si incontrano all’alba nei vicoli del borgo.

Le mani di tutti i colori mescolate alla posa di caffè, al sale grosso, alle pigne, ai petali dei fiori e, ancora, ai cereali, alla tenerezza dello zucchero.

Cusano Mutri, il 29 maggio, compie la sua ventiduesima infiorata del Corpus Domini e lo fa con i migliori colori che prende ogni volta per dipingere la sua storia.

L’infiorata, che riempie le strade, i vicoli, gli scalini e le piazze, ha origine nella fede popolare e si arricchisce, poi, negli anni con le sfumature leggere che legano il mondo religioso e il mondo laico. L’infiorata di Cusano Mutri è accoglienza, aggregazione. È integrazione.

Creare sotto il sole, costruire già dall’alba, ricercare da settimane prima, insieme, gli strumenti per generare fantasia, stare vicini con le braccia appiccicose e la polvere sotto le unghie: questa è l’infiorata.

Il corpo è fermo, il tempo rallenta nelle dita che si muovono e si toccano con le altre.

Il quartiere, il gruppo di amici, il Comune, le associazioni, ognuno ha il suo quadro floreale da disegnare la sera prima e riempire nel giorno del Corpus Domini.

La processione arriva nel pomeriggio e cammina sul tappeto morbido; mette in subbuglio le polveri senza fare rumore.

Il tramonto col suo romanticismo cala sulla umanità che questo evento singolare campano dà vita nelle sue ore di essenza.

la Viandante

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