Al centro dell’Alta Valle del Calore, in contrada Folloni presso Montella, è situato il convento di San Francesco.

La sua origine si fa risalire a un miracolo avvenuto nel 1222. Francesco d’Assisi e due suoi compagni tornavano dal pellegrinaggio al Monte Sant’Angelo. Sorpresi da una tormenta di neve, non avendo trovato rifugio in città, ripararono nel bosco di Folloni, luogo pericoloso che aveva fama di essere abitato solo da belve e da briganti. Il mattino seguente, l’albero sotto cui i tre pellegrini avevano trovato ricovero non mostrava traccia di neve o di gelo, segno della protezione divina di cui aveva goduto il Santo. Quando la notizia si diffuse, il conte Balbano, feudatario del luogo, invitò il Frate a rimanere. Francesco, impossibilitato ad accettare, decise di lasciare sul posto i suoi due confratelli, affinché vi erigessero un romitorio a memoria di quell’evento straordinario e diffondessero il Vangelo tra gli abitanti della Valle.

Intorno alla piccola chiesa dedicata all’Annunziata crebbe piano piano un imponente complesso conventuale, destinato a diventare uno dei centri francescani di maggiore importanza dell’Italia meridionale.

Oasi di pace e rifugio per l’anima, il convento di San Francesco ottenne subito favori e privilegi da potenti benefattori, tra cui i re angioini e aragonesi. I frati, in cambio, si impegnarono a fornire ospitale asilo nella loro comunità, a celebrare periodiche messe in suffragio dei defunti e a essere “devoti e fedeli oratori”, come ebbe a dire la regina Giovanna I d’Angiò.

Il convento, grazie a cospicue donazioni, si arricchì di opere d’arte di notevole pregio. Tra queste spicca il monumento sepolcrale a Diego Canaviglia, Conte di Montella, morto a soli 28 anni in seguito alle ferite riportate durante l’assedio turco alla città di Otranto. A lui successe il figlio Troiano I, il quale continuò l’opera del padre, favorendo la costruzione del Campanile e del pronao d’ingresso alla Chiesa, nel 1515.

L’antica chiesa fu demolita nel 1746 per fare posto a una nuova basilica, l’attuale, inaugurata nel 1769 ed eretta con l’abside orientato verso nord, a differenza della precedente, che aveva l’altare rivolto a est, al sorgere del sole, simbolo di Resurrezione. Dall’antico romitorio venne ricavata la sagrestia, mentre il posto della sagrestia originaria fu preso da un elegante chiostro a due ordini di arcate.

Il complesso conventuale e la chiesa, centri di studio e di preghiera per l’intera regione, furono forzosamente abbandonati dai frati in seguito alla soppressione degli ordini religiosi voluta dalle leggi napoleoniche, nel 1809, e ribadita, dopo l’unità d’Italia, nel 1866. I francescani vi fecero ritorno solo nel 1933. Riportato con fatica e costanza il convento alla sua lineare bellezza, anche grazie alle donazioni del Principe Umberto di Savoia che vi soggiornò più volte, la comunità riprese lentamente la sua attività.

Sopravvissuta agli orrori della guerra e a rovinosi terremoti, la Chiesa settecentesca si presenta oggi come un autentico gioiello di architettura: la finezza degli stucchi, l’elegante gioco cromatico dei marmi, la delicatezza del pavimento maiolicato, i preziosi intagli lignei, lasciano nel visitatore un senso di meravigliata sorpresa.

La storia del convento vive nelle numerose opere raccolte nella Biblioteca e nel Museo del Convento: preziosi volumi, sculture, pitture e arredi sacri, narrano una vicenda di ininterrotta devozione e partecipe religiosità, testimoniata ancora dall’affabile accoglienza che i frati riservano a quanti vogliano fare esperienza di meditazione e di preghiera in questo luogo di isolata e sublime spiritualità: un luogo sospeso, che come pochi sa ancora a parlare al cuore e all’anima.        

Maddalena Venuso, nasce a Napoli e, sebbene viva a Marigliano, l'impronta della città natale le resta appiccicata come un francobollo. Poliedrica, fantasiosa, ricca di sfumature. Liceo Classico, Lettere Antiche, esperienza come Archeologa a Napoli e Pompei fino al 1994. Docente presso il MIUR dal 1994, insegna Italiano e Latino al Liceo Scientifico. Traduce la passione per l'archeologia in passione per il territorio, raccontando il gusto e le bellezze delle Terre di Campania e d'Italia. Giornalista indipendente, ha collaborato, fra gli altri, con ItaliaPiù, Italia a Tavola, l'Espresso Napoletano, Oliovinopeperoncino. Mantiene sempre viva la curiosità per il nuovo, accogliendo con piacere ogni opportunità che ritenga valga la pena sperimentare.

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