Tra le tante sedi delle facoltà della Federico II di Napoli, una delle più affascinanti è senza dubbio quella del Chiostro di San Marcellino.

Proprio in questa incantevole e inaspettata oasi di tranquillità, le cui prime attestazioni risalgono all’Alto Medioevo, hanno sede il Dipartimento di Scienze Politiche e il meraviglioso Museo di Paleontologia di Napoli.

San Marcellino: le origini

In un documento del 1º marzo 1763, la badessa del monastero dei Santi Marcellino e Pietro cedette in prossimità di quest’ultimo una casa e un appezzamento di terreno a Stefano II, duca di Napoli: pare essere proprio questo il primitivo nucleo di uno dei chiostri monumentali più famosi della città.

Appena quattro anni dopo, infatti, Stefano II fu eletto vescovo e fondò una nuova casa religiosa, contigua al monastero di San Marcellino: quella di San Festo. Lungo i secoli, le monache dei due monasteri vissero vicine, dedicandosi alla vita spirituale e alla cura dei rispettivi orti.

Ma nel 1565, indebolito dalle scarse rendite e da un numero molto basso di vocazioni, il Monastero di San Festo ricevette il colpo di grazia dalle severe misure del Concilio di Trento, e fu accorpato al suo antico (e contiguo) vicino.

Nacque allora l’immenso Monastero dei Santi Marcellino e Festo.

Dalla ristrutturazione a oggi

Tuttavia nemmeno questo neonato monastero ebbe vita facile: alla fine del Seicento rischiava ormai di crollare miseramente, poiché le volte delle camere e soprattutto della Chiesa erano inquietantemente pericolanti.

La Chiesa, in particolare, sarebbe stata una tragica perdita per l’arte e l’architettura religiosa della nostra città: decorata in marmi policromi e legni intagliati, conserva opere di Giuseppe Simonelli, Belisario Corenzio e Massimo Stanzione.

san marcellino

La fine dello splendido monastero sembrava ormai vicina quando giunse alla badessa una lettera che annunciava l’imminente visita del cardinale Francesco Pignatelli: la notizia dell’illustre ospite diede finalmente impulso all’inizio dei lavori di ristrutturazione.

Mario Gioffredo prima e Luigi Vanvitelli poi si dedicarono all’opera e donarono la salvezza a un Chiostro che, altrimenti, sarebbe divenuto probabilmente un dimenticato cumulo di macerie: la sua armoniosa pianta rettangolare, le sue decorazioni in piperno e soprattutto il suo incantevole e verdeggiante giardino ricco di fontane barocche sarebbero oggi persi.

Nel XIX secolo il monastero fu soppresso, trasformato in educando femminile e infine in convitto: bisognerà aspettare il 1907 perché questo splendido chiostro silenzioso, incredibilmente nascosto dal caos del centro storico di Napoli, diventasse una sede universitaria della Federico II.

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