La Magna Grecia, la terra promessa degli antichi greci: una vera e propria costellazione di colonie, Napoli, Cuma, Pithecusa, Poseidonia, ma anche Siracusa, Sibari e Crotone, che si caratterizzerà per gli intensi sviluppi culturali.

Lo splendore della Magna Grecia, era l’VIII secolo a. C.: il Sud della penisola Italica e la Sicilia furono la terra promessa degli antichi greci. Fu proprio in queste regioni che fondarono innumerevoli colonie, le quali sono oggi a noi ben note: Napoli, Cuma, Pithecusa, Poseidonia, ma anche Siracusa, Sibari e Crotone, nelle quali andò affermandosi lo stile di vita ellenico.

Contatti tra la Grecia e il Sud dell’Italia vi furono già in epoca minoica e micenea, ma questi furono poi interrotti durante l’Età Oscura greca. L’Italia meridionale e la Sicilia, infatti, erano note ai marinai e ai mercanti greci fino dall’età del bronzo e consistenti reperti micenei confermerebbero quella che è stata chiamata pre-colonizzazione. Fu solo verso la metà dell’VIII sec. a. C. che il flusso colonizzatore greco fece del Sud della penisola Italica e della Sicilia la sua destinazione più ambita, a tal punto che l’intera area divenne una vera e propria terra promessa del tutto integrata nell’orbita culturale ellenica: era come se si stesse esportando la Grecia (e tutto ciò che ne avrebbe comportato) esattamente in quei territori, ed è per questo che già all’epoca questa terra fu denominata Magna Grecia.

Le principali città dell’Eubea, Calcide ed Eretria, compaiono anche nel commercio con l’Occidente. Forse i giacimenti di minerali di rame dell’Italia li indussero a insediarsi nell’isola di Pitecussa (Ischia) nel golfo di Napoli, lo stanziamento più antico delle due città, e dei Greci in generale, in occidente (attorno al 770-760). Pochi anni dopo questi stessi coloni fondarono Kyme (latino Cumae) sulla terrferma prospiciente … Da Cuma si diffusero poi importanti impulsi culturali verso tutti i vicini italici ed etruschi. (Detlef Lotze)

Studiosi ritengono che la prima colonia greca sia stata Pithecusa, fondata da un gruppo di Eubei di Calcide sull’isola di Ischia, di fronte il golfo di Napoli, verso il 770 a. C.; a questa ne seguì poi un’altra sul continente, ci riferiamo a Cuma, celebre per l’identificazione con la casa della Sibilla, alla quale si rivolse Enea. Ai dori di Rodi dobbiamo la fondazione di altre due colonie nella stessa zona: Palepolis e Neapolis, la «città vecchia» e la «città nuova», ovvero Napoli.

In Italia Cuma fondò attorno al 600 Napoli (città nuova), che presto divenne più importante della città madre. La maggior parte delle altre colonie greche in Italia dev’essere ricondotta ad Achei del Peloponneso nord-occidentale. Bisogna ricordare soprattutto Sibari, Crotone e Metaponto; da queste città ne furono fondare altre, fra cui Poseidonia (Paestum), nota per i suoi templi tuttora ben conservati. (Detlef Lotze)

Cuma fu la madre della prima Napoli, costruita verosimilmente come punto di controllo sull’arco del golfo che si estende da Miseno alla punta della Campanella su cui era in estensione il loro dominio. In maniera analoga posero altri simili scali navali presso Miseno, Pozzuoli e forse a Capri. Per contrastare questa espansione, i loro avversari, gli Etruschi, rinsaldarono relazioni sempre più strette con gli indigeni della valle del Sarno e della penisola sorrentina, favorendo il sorgere dei primi abitati a Pompei, Nocera, Stabiae, Vico Equense e forse Sorrento.

La Magna Grecia può essere considerata a tutti gli effetti una vera e propria costellazione di colonie. Paestum o Poseidonia, della quale oggi sono conservati inestimabili templi, fu fondata verso il 600 a. C. da Sibari, colonia a sua volta creata nel golfo di Taranto attorno al 720 a. C., nota per la sua prosperità e l’eleganza dei suoi abitanti. Quest’ultima fu sopraffatta da Crotone, ai più conosciuta, invece, per la sua fermezza e il suo spirito bellico. Dalla Campania e dalla Calabria, doveroso è spostarci anche sulla costa orientale della Sicilia, ove si stanziarono dalla metà dell’VIII secolo a. C. eubei, megaresi e corinzi. I primi costituirono città come Naxos (735 a. C.), Leontinoi (oggi Lentini) e Catania (729 a. C.), Zancle (728 a. C., poi Messina), dalla quale fu poi fondata Rhegion (sull’altro lato dello stretto, Reggio Calabria) e Mylai (716 a. C., Milazzo). I coloni corinzi fondarono Siracusa (734 a. C.), la quale divenne una delle più ricche e influenti città del mondo greco, tanto da creare a sua volta altre colonie, istituendo così un impero sulla città limitrofe. Ai megaresi dobbiamo Megara Iblea e Selinunte. Mentre all’inizio del VII secolo, i rodii fondarono Gela e Akragas (Agrigento).

La civiltà della Magna Grecia e della Sicilia antica si caratterizzerà per gli intensi sviluppi culturali: l’alba di un pensiero laico con i primi filosofi razionalisti, l’imporsi di figure leggendarie permeate di misticismo, la comparsa di scienziati capaci di invenzioni straordinarie e al contempo di riti e culti segreti legati alla religiosità orfica, la venuta di autori padri dell’arte della retorica e poeti di mimi dissacranti. Comune cultura ma anche marcate differenze tra le diverse colonie, che rimasero sempre orgogliose della propria indipendenza e identità.

Il pensiero razionalistico nascerà proprio da uno di questi itinerari, più precisamente quello che va da Napoli ad Elea.
I primi Greci che si affacciarono sulle coste tirreniche dell’Italia giunsero dalla grande isola di fronte ad Atene, l’Eubea, stabilendosi su un’altra isola, Ischia. Fu chiamata Pithekoùssa «isola delle scimmie», da lì ebbe avvio la colonizzazione della costa, da Napoli a Salerno. Era l’alba dell’VIII secolo a.C. . Ed è proprio su quest’isola che è stata recuperata una delle più antiche testimonianze della scrittura greca: la coppa di Nestore, un ampio contenitore da vino con iscritto un epigramma gustoso sul tema dell’amore e del vino.

Non molto è possibile vedere dell’antica Napoli – in greco «città nuova» – poiché la città medievale e moderna è stata edificata sopra le sue rovine. L’originario sito colonizzato dai Greci sorgeva però a qualche chilometro di distanza, il suo nome era Partenope, dal nome della sirena che, stregata da Ulisse ma da lui rifiutata, si scaraventò negli abissi per l’angoscia e così sepolta nel golfo di Napoli. Di una certa importanza già nell’antichità per i commerci marittimi, Napoli divenne in età romana un considerevole centro culturale, sede di una scuola filosofica epicurea frequentata anche da celebri personaggi come Virgilio e Orazio.

La città di Partenope sorse sul colle di PizzoFalcone, a ridosso del promontorio di Castel dell’Ovo (l’antica Megaride): secondo la tradizione antica il nome derivava da quello di una delle Sirene sepolta nelle vicinanze (Parthenope a tumulo Sirenis appellata – ricorda Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia) ed i suoi fondatori sarebbero stati alcuni Cumani allontanatisi in esilio dalla loro città. Secondo altri scrittori antichi … sarebbe stata fondata dai Rodii, famosi navigatori che intorno al X secolo a. C. … avrebbero battuto nei loro viaggi le rotte dell’Occidente. (Stefano De Caro)

Altrettanto nota e rilevante è la scuola filosofica che germoglia a Elea, l’attuale Velia (in Lucania), per merito di una delle personalità più impenetrabili della cultura greca tardo-arcaica, Parmenide (V secolo a.C.). Aristocratico legislatore e scienziato, autore di diversi libri in prosa e in versi, Parmenide è vagliato come l’inventore della logica, cioè di un metodo di opporsi ai problemi basato sul rigore della ragione.

La colonia greca, però, che ancora oggi è in grado di stupire e meravigliare i visitatori di tutto il mondo con l’imponenza dei suoi templi è Paestum, l’antica Poseidonìa, «la città di Poseidone», fondata, come si diceva, dai coloni della Sibari ionica intorno al 600 a.C.

Finalmente, incerti se stessimo avanzando tra rupi o macerie, finimmo col riconoscere in alcune grandi, lunghe masse quadrangolari che avevamo già avvistate di lontano, i templi e i monumenti superstiti e memorie di un’antica, fiorente città. (Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia)

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

Commenta