Sebbene la fase romana sia tra le pagine più gloriose della storia di Mirabella, ad essa è legata l’episodio più tremendo che si ricordi nella cittadina irpina, ovvero il sacco di Lucio Cornelio Silla.

Mirabella Eclano è conosciuta come uno dei centri più noti dell’antica Hirpinia, un centro dalle antiche origini che sorge sul versante destro della media valle del fiume Calore estendendosi fino all’omonimo fiume.

Popolato fin dal Neolitico, accolse in epoca preromana l’antica città di Aeclanum, che, collocata in posizione strategica sulla via Appia, rappresenta il primo centro abitato in maniera continuativa della città di Mirabella. Aeclanum fu fondata dalla tribù sannita degli Irpini intorno al III secolo a. C., successivamente saccheggiata da Lucio Cornelio Silla durante la guerra sociale (89 a. C.), elevata, durante il principato di Augusto, al rango di municipio romano. L’imperatore Adriano la mutò, nel II secolo d. C., in colonia e fu così che si trasformò in un opulento centro imperiale. Durante il V secolo fu elevata a diocesi, ospitando la sede vescovile. Nel 662 d. C. fu dilaniata dalle incursioni dell’imperatore romano d’Oriente Costante II in occasione delle guerre tra Longobardi e Bizantini. Il centro abitato fino al VII secolo d. C. subì un costante spopolamento che collimò con il definitivo trasferimento degli abitanti presso un sito più sicuro e difendibile rispetto alla precedente posizione: occorreva proteggere il luogo dalle lotte di supremazia tra Papato e Normanni. L’attuale agglomerato urbano si sviluppò a partire dal 1340 e appartenne ai domini degli Sforza, degli Aragonesi, dei Nacarelli, della famiglia Della Leonessa e degli Orsini. La denominazione, invece, giunse con gli Angioini, mentre l’appellativo Eclano fu aggiunto per volontà del re Vittorio Emanuele II nel XIX secolo: il toponimo deriverebbe dal verbo “mirare” congiunto all’aggettivo “bello” nel senso di “belvedere”.

Diversi sono gli edifici religiosi che impreziosiscono il centro storico della città, si pensi solo alla settecentesca chiesa di Santa Maria Maggiore, la quale custodisce un’Assunzione del Tomajoli del 1149, un prezioso crocifisso ligneo e un fonte battesimale del XII secolo, e si pensi anche alla chiesa dell’Annunziata, contenente numerose statue in cartapesta a soggetto religioso, e alla chiesa di San Bernardino, dove sono in esposizione dipinti del Pallante e pregevoli stucchi. Notevole è anche il patrimonio archeologico, vanto del territorio comunale.

aeclanum scavi

L’antica città si trova su di un pianoro di forma pressappoco triangolare con il vertice a sud, accessibile facilmente solo dal lato opposto, dove passava la via Appia che attraversava Aeclanum da ovest a est lambendone il Foro … [dell’antica città] si sono individuate tre porte di accesso, presso le quali le torri sono di dimensioni maggiori e quadrate. Le mura presentano restauri di varie epoche, uno dei quali, in opus vittatum, è forse da mettere in relazione con il rifacimento attestato da un’iscrizione rinvenuta presso una delle porte della città e conservata oggi ai Musei Vaticani. (S. De Caro, A. Greco)

Importante la scoperta di un complesso termale, risalente al II secolo d. C., di cui sono visibili il tepidarium, il calidarium, e una serie di spazi adiacenti in opus reticulatum.

Sebbene la fase romana sia tra le pagine più gloriose della storia di Mirabella, ad essa è legata l’episodio più tremendo che si ricordi nella cittadina irpina, ovvero il sacco di Lucio Cornelio Silla. Nel II secolo a. C. nell’animo degli Italici ebbe a manifestarsi l’aspirazione alla tanto bramata cittadinanza romana: Fulvio Flacco, Gaio Gracco e Livio Druso si batterono per questa causa materializzando tali in sentimenti in proposte e disegni di legge che però, negli anni 125, 121 e 91 a. C., non furono approvate. Il malumore cresceva.
La cittadinanza romana garantiva diversi e importanti privilegi. Nella sua versione più completa consentiva l’accesso alle cariche pubbliche e alle varie magistrature, la possibilità di votare le cariche suddette nel giorno della loro elezione, la possibilità di partecipare alle assemblee politiche della città di Roma, innumerevoli vantaggi sul piano fiscale e quella di essere soggetto a diritto privato, lo ius civile, il diritto romano.

Dal 91 al 88 a. C. andò in scena la Guerra Sociale: oppose gli alleati italici a Roma, restii a concedere quei diritti che i soci reclamavano in virtù dell’apporto donato all’affermazione del predominio romano nel mondo. Esplosa nel Piceno, la rivolta antiromana coinvolse tutta l’Italia centro-meridionale: i ribelli si riunirono in federazione ed elessero a capitale Corfinio, che denominarono Italica. La guerra, a dispetto della partecipazione dei più valenti comandanti romani (Mario, Silla, Pompeo Strabone) e il sostegno dei provinciali (Iberici, Galli, Africani), fu inizialmente benevolo ai ribelli: Roma allora accordò la piena cittadinanza agli Italici fedeli (90) e a quelli che si sottomisero (89). La rivolta si sarebbe indebolita dopo la vittoria di Pompeo Strabone ad Ascoli (89), la capitolazione dei Marsi e l’assedio di Nola (88); alcuni focolai resisterono sino all’80 circa a.C.

Questo potenziale appuntamento con la storia vide in prima fila gli Irpini e la loro capitale. In Aeclanum, stando alle fonti e a quanto accade in seguito, si accentuarono i contrasti tra il partito filo romano, al quale aderirono la famiglia dei Magi con altri latifondisti e clienti, e il partito antiromano, supportato dalla massa popolare. Il primo ebbe rapidamente il sopravvento costringendo gli Eclanesi a schierarsi con Ascolani, Marsi, Peligni, Vestini, Marruccini, Picentini, Frentani, Pompeiani, Venusini, Lucani, Sanniti e con il blocco degli Irpini, ed entrando così a far parte della confederazione italica che vide esclusi solo Umbri ed Etruschi con alcune città o colonie latina, quali Nola, Nuceria, Neapolis, Pinna e Beneventum. Allora i fedeli a Roma, con i Magi in prima linea, lasciarono la città cominciando ad arruolare amici, clienti e schiavi in tutto il territorio. Magio passò esplicitamente dalla parte dei Romani; la città inviò il suo manipolo di uomini a combattere agli ordini del comandante supremo delle truppe sannitiche sul fronte meridionale della federazione italica, mentre si cerco di provvedere alla necessità di una recinzione che potesse resistere al primo urto. Dopo un primo anno di guerra all’insegna delle vittorie dei Marsi e dei Sanniti, ecco arrivare sul fronte sannitico Lucio Cornelio Silla. È l’89 a. C., Silla stringe d’assedio Stabia, Pompei ed Ercolano, accompagnato da Minato Magio, nel frattempo impegnato nella presa di Compsa. Ma successivamente accade l’impensabile.

Durante l’autunno dell’89, Silla, con una delle sue mosse improvvise ed imprevedibili, lascia l’assedio di Pompei, non si cura di Nola e punta decisamente sull’Irpinia attraverso il Passo di Monteforte, dirigendosi direttamente ed  esclusivamente su Aeclanum, senza preoccuparsi di Abellinum, che è sulla sua strada … gli Eclanesi, non avendo truppe a sufficienza per contrastare l’avanzata di Silla, si rifugiano precipitosamente dentro le mura per sostenervi un breve assedio, fiduciosi nel soccorso dell’esercito lucano … Ma Silla non è proclive agli indugi: perciò, avendo compreso che gli Eclanesi vogliono guadagnar tempo con le trattative, concede loro solo un’ora per la resa. (A. Salvatore)

Silla non farà passar l’ora che appiccherà delle fascine di sarmenti che aveva fatto posizionare dai suoi uomini presso le mura della città. Tali argomentazioni convincono gli Eclanesi ad arrendersi immediatamente per cercare di limitare i danni, tutto vano, e sulla furia di Silla si abbatterà ugualmente sulla città: la resa non è avvenuta spontaneamente, ma con la forza, il saccheggio è inevitabile. Aeclanum fu da esempio per le alte città irpine ove la resa fu tanto immediata quanto spontanea.

Al di là di ogni giudizio morale o politico sulla figura o sul comportamento di Minato Magio durante la Guerra Sociale, resta il fatto che, terminata la guerra, si dovette alle sue benemerenze nei riguardi di Roma e al prestigio dei suoi figli pretori se Aeclanum ottenne in seguito un trattamento di favore rispetto alle altre città ribelli. (A. Salvatore)

Commenta