Su un alto colle, al confine con tre terre sorge Montecalvo Irpino e il suo castello. Città del pane, un paese da scoprire.

Montecalvo Irpino, al confine tra Benevento, Avellino e Foggia, è situato su una collina nelle vicinanze del fiume Miscano. Il toponimo deriva probabilmente da calvus, inteso come zona disboscata; altri ritengono che derivi da galbus, cioè monte giallo, dovuto alla presenza delle ginestre. L’ipotesi più accreditata, però, è quella che fa risalire il nome alla famiglia romana Caldia che possedeva il monte. Città del pane, è celebre per le manifestazioni e le sagre estive legate alle tradizioni gastronomiche locali.

La storia di Montecalvo è millenaria: già i Romani la occuparono, come dimostrano i ritrovamenti di un’antica villa e di un ponte fatto ricostruire dall’imperatore Traiano nel 117 d.C. Il primo documento storico risale, però, al 1096 e riguarda la convocazione dei soldati per la crociata di Guglielmo il Buono. La città divenne poi un feudo che passò prima nelle mani dei Potofranco, poi in quelle dei De Guevara, per divenire, nel 1415, possesso degli Sforza e nel 1494 dei Pignatelli. Nel 1501 divenne contea dei Carafa, fino a che Giovan Battista Carafa vendette il feudo nel 1594 a Lucera Carlo Gagliardi. Suoi successori furono i Pignatelli, che governarono Montecalvo Irpino fino all’abolizione della feudalità.

Leggi anche l’articolo sul Castello di Montecalvo Irpino.

La città è costituita da due nuclei: una bassa, che si è sviluppata nel secolo scorso, e una alta arroccata attorno al maestoso castello Pignatelli. Un portale del ‘600 fa d’accesso al castello che risale al XII secolo. Completamente distrutto dal terremoto del 1456 fu poi ricostruito dai Pignatelli e dai Carafa nel XVI secolo. Al centro del paese è ben visibile una sekoma ellenistica utilizzata un tempo per la misurazione del grano. Poco lontana dal castello si trova la Chiesa di Santa Maria Assunta, risalente al 1428. Essa presenta una copertura a capanna, un antico portale in pietra, tre navate divise da otto pilastri e alcune cappelle laterali. Nel centro storico si possono inoltre osservare la settecentesca Chiesa di San Gaetano Thiene, la Chiesa del Carmine con pregiati dipinti, il Palazzo De Cillis, il Palazzo De Marco e il Palazzo Peluso. Ricostruita nel 1970 è stata, poi, la Chiesa di Sant’Antonio alla quale è annesso il Convento dei Minori francescani, meglio conosciuto come “Oasi di Maria Immacolata”. Di interessante valore artistico e religioso è la Chiesa di San Pompilio Pirrotti dove si conserva la statua della Madonna detta “Mamma Bella dell’Abbondanza”. La statua, dopo il terremoto del 1702, fu conservata nella casa del dottor Girolamo Pirrotti, padre di San Pompilio la cui profezia asseriva che l’immagine sacra sarebbe stata venerata pubblicamente. Solo nel 2002 fu ritrovata e restaurata e fu scoperto il “mistero esaltante”: la vergine ha nell’occhio destro un teschio tridimensionale che è visibile solo in determinate condizioni. Da ammirare, infine, sono la Chiesa di San Nicola a Corsano, i belvedere mozzafiato e le bolle della Malvizza, piccoli crateri che emanano esalazioni mefitiche situati nell’omonima località.

La gastronomia montecalvese è strettamente legata all’agricoltura, i piatti tipici, infatti, sono a base di grano, ortaggi, carne di maiale e latte. Montecalvo Irpino è conosciuta per le caratteristiche “ruote” di pane, realizzate con la varietà di grano saraolla e riconoscibili dalla caratteristica croce presente sula scorza. Tra i vari formati di pasta si ricordano “i cicatelli” di grano duro che vengono spezzati e incavati e poi conditi con ragù o pancetta. Per quanto riguarda le coltivazioni, inoltre, sono rinomati i pomodori datterino, i pomodorini a grappolo, di cui Montecalvo è il maggior produttore in Irpinia, le ciliegie e l’uva da tavola.

Leggi anche l’articolo sul Pane di Montecalvo Irpino.

Giovane dall'età indefinita, da oltre 10 anni nel mondo della comunicazione. Una Laurea, un Master, giornalista, scrittore, esperto di eno-gastronomia e della Campania, allenatore di Karate. E' il creatore e direttore del Museo dei Castelli di Casalbore (AV), attività che gli ha valso il soprannome di "Signore dei Castelli". Vincitore di vari premi nel mondo della pubblicità e della cultura. Testa proiettata nel futuro e piedi saldamente ancorati alla propria terra, il suo motto è "Si può fare!".

Commenta