Il comune di Montesarchio, un luogo perso nella storia dove la tradizione culinaria amplifica la bellezza architettonica del paese

Montesarchio sorge su un colle roccioso della valle Caudina, in posizione centrale tra le province di Benevento, Avellino, Caserta e Napoli. Le ipotesi sul toponimo sono svariate, ma nessuna è accertata. Alcuni lo fanno derivare da Mons Herculis poiché in questo luogo vi era un tempio dedicato ad Ercole. Un’altra ipotesi fa risalire il nome a Mons Arcis per la presenza di una rocca sul colle. La più accreditata, invece, fa riferimento al sarculum, un attrezzo agricolo che aveva la forma del monte. La lavorazione della terracotta ricopre un ruolo fondamentale a Montesarchio, sono famose, infatti, le pignatte e i cicini, contenitori per vino o legumi.

Il territorio era abitato sin dal Neolitico, ma il primo nucleo di insediamento vero e proprio è di origine sannitica. Si tratta della famosa Caudium, tappa obbligatoria nella Via Appia che collegava Roma a Brindisi. L’antico borgo medievale, chiamato Latovetere, fu realizzato, invece, dai Longobardi che ben presto lo abbandonarono. In epoca normanna fu creato un altro nucleo attorno al castello, che fu definito Latonuovo. Nel XII secolo Montesarchio fu assegnata da Umfredo al conte Rainulfo I, al quale fu sottratta dal cognato Ruggiero, re di Napoli e di Sicilia. Durante queste lotte per il possesso della città, gli edifici furono danneggiati e così rimasero fin quando Federico II decise di dedicarsi alla restaurazione del castello, nel 1241. Suo figlio Manfredi donò, poi, la città a Giacomo d’Aquino. Successivamente passò nelle mani di Carlo d’Angiò e in seguito di Giovanni Della Leonessa che, dopo alcune lotte con il signore di Capua, risultò l’unico feudatario sotto Giovanna II. Nel 1453 Alfonso Della Leonessa divenne il primo conte di Montesarchio, ma perse i suoi possedimenti perché partecipò alla Congiura Baronale contro Ferrante d’Aragona. Nel 1480 il feudo divenne possesso dei Carafa e da questi passò ai d’Avalos che lo detennero fino al XIX secolo. La grande espansione urbanistica della città si ebbe in epoca ottocentesca soprattutto intorno alla via Appia dove si concentrano la maggior parte delle attività commerciali.

Il Castello e la Torre a Montesarchio rappresentano i resti dell’antico nucleo medievale fortificato. La torre, sorta come punto di avvistamento, era già presente in epoca romana e furono poi i Longobardi a metterla in comunicazione con il castello. Quest’ultimo, costruito nell’VIII secolo, fu abbandonato dai d’Avalos nell’Ottocento per divenire carcere fino al 1936. Oggi accoglie il Museo archeologico caudino. All’interno della cinta muraria della città vi è l’Abbazia di San Nicola, costituita inizialmente da una sola navata e poi ampliata nel 1730. Oggi presenta un’altra navata laterale, una facciata sobria e l’interno seicentesco. Altro importante edificio religioso è la Chiesa della Santissima Trinità che conserva delle opere pittoriche di altissimo valore. Una posizione di rilievo nel borgo è occupata dal Complesso conventuale di Santa Maria delle Grazie, costruito nel 1480 dai Carafa. Ad esso era annessa una piccola cappella e la torre campanaria. La facciata è semplice e di stile francescano, presenta un’unica navata e pregiati marmi policromi. Il municipio ha oggi sede nel Convento di San Francesco a cui è annessa una chiesa, opera del Vanivitelli, che rappresenta il miglior esempio di architettura settecentesca a Montesarchio. Nella piazza centrale della città, si prospettano la Chiesa della Santissima Annunziata e la Chiesa di Maria della Purità, collegata al palazzo dei d’Avalos. Tra gli edifici religiosi vanno inoltre ricordate le numerose cappelle: tra le più importanti vi sono la Cappella di San Giuseppe e la Cappella di San Giovanni. Infine, si possono ammirare tra le strutture civili Palazzo Foglia, Villa Giaquinto, Villa Campana e Villa Sarli. Tra le frazioni della città va segnala Cirignano, che ospita la Chiesa di San Michele Arcangelo e le rovine dell’Acquedotto romano, Revullo e Varoni, dove sorge la Chiesa di Santa Maria Assunta.

Oltre ai prodotti agricoli e ortofrutticoli, occupano un posto di rilievo nella tradizione culinaria di Montesarchio i vari tipi di pasta tradizionali, tra cui si ricordano i cosiddetti maltagliati. Questi vengono cucinati nei più vari modi, abbinati talvolta ai carciofi e talvolta ai funghi porcini. Ad accompagnarli non può mancare un buon bicchiere di Aglianico del Taburno.

Sergio Mario Ottaiano, classe '93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo "Un'Ucronìa" Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo "Che lingua parla il comics?" il 23/1/17.

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