L’apertura delle funicolari segna per Napoli un nuovo inizio: sarà una delle poche città con un impianto così all’avanguardia.

“La fune di Chiaia lega alla vecchia la nuova città con legame indissolubile. Così sieno legati i nostri propositi nel comune intento della prosperità di Napoli. Viva Napoli!”.
– Cavaliere Arcozzi-Masino, dal discorso inaugurale sull’impianto di Chiaia, 15 ottobre 1889.

Sul finire dell’’800, i nuovi indirizzi economici italiani furono lo spunto per un’intensa attività edilizia, che riguardò in primis la città di Napoli. La costruzione di nuovi quartieri collinari, come il Vomero, segnarono l’espansione del centro abitato, anche verso quelle zone adibite, sino ad allora, soltanto al pascolo e all’agricoltura. La conformazione stessa della città rese necessario un adeguamento degli impianti di trasporto, che dovevano facilitare il collegamento tra la zona bassa ed i quartieri collinari. Così, verso il 1880, due ingegneri napoletani (Cigliano e Ferraro) studiarono due sistemi meccanici di trasporto con impianto a fune per collegare il Vomero al centro urbano (Funicolare di Montesanto) e con alcune aree della zona bassa occidentale (Funicolare di Chiaia) ed ottennero dal Comune una convenzione per la costruzione.

Alle dieci del mattino di mercoledì 15 ottobre, la stampa e le principali autorità si ritrovarono alla stazione del parco Margherita. Ad accogliere i primi passeggeri c’erano i vertici della Banca Tiberina, che avevano finanziato la nuova opera: primo fra tutti il cavalier Arcozzi-Masino, il quale tenne il discorso inaugurale. Alle dieci e un quarto si entrò in carrozza: dopo una prima fermata nella stazione di Palazzolo, tutti ritornarono a bordo, per affrontare l’ultimo tratto di salita.

Quel tratto fu particolarmente pauroso, per via di un sussulto dei vagoni, dovuto – si seppe poi – all’emozione del macchinista, commosso di fare la prova inaugurale; pochi minuiti dopo, l’arrivo al Vomero. Il successo della funicolare fu tale, che a distanza di pochi anni, la Banca Tiberina decise di finanziare la costruzione di altri due impianti: la funicolare Centrale e quella di Montesanto. Per quanto riguarda l’impianto di Mergellina, si decise di aprirne il cantiere per gli stessi motivi che indussero all’inaugurazione delle altre due Funicolari partenopee: la valorizzazione dei circostanti terreni edificabili. La realizzazione dell’impianto venne affidata alla SPEME (Società Partenopea di Edilizia Moderna ed Economica), che a quel tempo era impegnata nella costruzione del nuovo Rione Sannazaro, sulle pendici della collina di Posillipo, la quale chiese ed ottenne la concessione da parte del Comune. Un vero traguardo per Napoli, la prima città a poter essere attraversata di sotto, di sopra e dal cielo.

Michele De Rosa è un giovane studente napoletano, attualmente iscritto al secondo anno della facoltà di lettere classiche, presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nel tempo libero, ama dedicarsi alla lettura di libri inerenti la storia, la cultura e le leggende della città di Napoli, per la quale nutre un amore senza confini

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