Passeggiando per via Pallonetto di Santa Chiara già via dei Rota, si può scorgere uno dei palazzi più antichi della città: Palazzo Rota.

Sito al limite delle antiche mura medievali della città, il palazzo fu fondato nel XV secolo dalla famiglia nobile dei Rota, famiglia originaria di Asti, discesa nel Regno di Napoli al tempo dei primi re angioini. Già agli inizi del XVI secolo il palazzo fu oggetto di un intervento di restauro secondo il gusto rinascimentale.

Il personaggio con cui il palazzo è stato sempre identificato è il commediografo e poeta petrarchesco napoletano Berardino Rota (1509-1574), figlio di Antonio Rota e Lucrezia Brancia. È spesso ricordato come poeta dell’Amor Coniugale siccome dedicò versi latini e volgari e un intero Canzoniere all’amata moglie Porzia Capece e alla sua morte Berardino innalzò per lei, un monumento sepolcrale nella chiesa di S. Domenico Maggiore.

Berardino arricchì il palazzo di sculture classiche, bassorilievi e di una raccolta di pitture di importanti maestri tra cui ricordiamo: Tiziano, Michelangelo, Raffaello, Correggio, Polidoro da Caravaggio. Tra 1523 e 1528 il palazzo fu affrescato da Polidoro da Caravaggio nella facciata e in due soffitti i camere del piano nobile. Del suo intervento oggi non resta più nulla: la facciata già alla fine del ‘600 andava degradandosi mentre le pitture, come tutta la collezione di quadri, finì nelle mani di mercanti fiamminghi.
Ad oggi un quadro di Polidoro appartenente al ciclo ‘Storie di Psiche’ , che fu inizialmente dipinto per il Palazzo Rota, appartiene adesso al Museo del Louvre; altri dipinti possono essere ammirati nelle collezioni reali di Hampton Court in Inghilterra.

Diversi furono gli interventi successivi al XVII secolo a causa di alcuni terremoti ma quello decisivo fu fatto nel 1798 che sottrasse il palazzo dall’abbandono: Innico Rota principe di Caposele e sua figlia Ippolita, eredi del palazzo, lo fecero ristrutturare secondo il gusto neoclassico. La facciata ormai priva di affreschi rinascimentali ma adornata da semplici cornici si adattò ai canoni razionalistici dell’architettura ‘700.

Nel XIX il palazzo passò alla famiglia de Ligny, di origine francese, per via del matrimonio tra Domenico de Ligny, Duca di Marzano, e Ippolita. Dal loro figlio Carlo de Ligny, principe di Caposele e noto poeta, il palazzo finì a Maria Domenica de Ligny principessa di Caposele e moglie del Duca di Verzino, Don Luigi de Vera d’Aragona. Durante la seconda guerra mondiale il palazzo subì gravi danni e solo recentemente, nel 2000, è stato restaurato.

Sono Aurora Tesone, sono nata a Napoli e frequento la facoltà di Scienze Sociali della Federico II.

Sin da piccola sono sempre stata appassionata alla fotografia che è per me mezzo e fine.

Ho partecipato a mostre fotografiche con l’Associazione Cremano Giovani, con il Comitato quartiere stella di Casoria e con il centro Gamen; ho lavorato come fotografa per feste private e attualmente lavoro ad un progetto sul territorio di Scampia con un gruppo di fotografi.

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