Piazza Mercato: dagli Angioini ai giorni nostri. Una rilettura in chiave storica

Piazza Mercato, un patrimonio storico e artistico della nostra Napoli. Piazza Mercato, una piazza pubblica a prevalente uso commerciale che ha mantenuto l’uso di spazio adibito alla vendita di mercanzie dalla fondazione alla fine del XIII sec. fino al XX sec..

Carlo I d’Angiò abolì il mercato che si teneva alla Piazza di San Lorenzo, e lo stabilì ove lo è ancora il Muricino, cioè fuori le mura”. Un atto di lungimirante previsione urbanistica. Un luogo volutamente destinato ad uso pubblico, nella città in cui gli edifici religiosi andavano per la maggiore, proliferando e spuntando ad ogni angolo.

Un decisione regia pregna di valore storico, concretizzata tra il 1270, anno in cui Carlo I d’Angiò – fratello del Re di Francia – convertì il “Campo del Moricino” in un grande spazio libero e pubblico, destinandolo prevalentemente ad uso commerciale, e il 1302, quando venne redatto e notificato l’atto di donazione e restituzione al popolo di questo vasto spazio libero di 3 ettari, che per sempre rimarrà libero da qualsiasi vincolo di proprietà ecclesiastica. Sorgeva così il “Mercato Nuovo”, per cui il commercio di ogni genere di mercanzie venne trasferito verso la parte Est della città, lungo la riva del mare – zona portuale – e fuori la cinta muraria cittadina, in un’area libera e lontana dal cuore del centro antico. Era il primo grande passo reale del riassestamento urbani della fascia costiera, la riqualificazione della città bassa a scopo mercantile. Questo spazioso e ampio luogo pubblico fu chiamato “Mercato di Sant’Eligio” o “Foro Magno”. Napoli si vestiva a città portuale e mercantile: la realizzazione del “Mercato di Sant’Eligio” aveva due importanti funzioni: permettere un miglior funzionamento della vita dei cittadini;  incrementare i traffici e i commerci in Italia e in Europa.

L’atto pubblico di donazione del suolo alla città di Napoli perché «vi tenesse mercato due volte la settimana» è nel documento del 4 agosto 1302. L’ufficiale riconoscimento stabilì in maniera solenne la demanialità e l’inalienabilità di questo spazio ormai pubblico. Uno spazio libero, evento straordinario per la città di Napoli, che rimarrà tale nel corso dei secoli, senza patire alcuna usurpazione, né da parte dei privati (l’abusivismo edilizio dilagò a partire dal XVI secolo), né, fatto decisamente singolare per una città dominata dagli Ordini religiosi, da forti accrescimenti delle fabbriche conventuali. Lo spazio del Mercato rimarrà così un’area pubblica libera da costruzioni.

La sua storia però non si lega solo alla funzione commerciale e mercantile. Piazza Mercato custodisce tracce di momenti critici della storia di Napoli, tramandando artisticamente le vicende splendide e tragiche del Mezzogiorno. In quanto luogo pubblico, spettante al popolo, in questa piazza si svolsero esecuzioni capitali.

  • Decapitazione di Corradino di Svevia nel 1268. Delitto consumato sotto gli occhi del popolo napoletano che inorridì, anche per l’amore che ancora nutriva per gli Svevi ai quali era stato tolto il regno da parte degli Angioini. Corrado di Svevia fu il nipote di Federico II di Svevia – Imperatore del Sacro romano Impero, re di Germania e re del regno di Sicilia (che comprendeva l’Italia meridionale, tra cui Napoli). Nel 1266 Carlo d’Angiò, sostenuto dal papato, sbaragliò Manfredi (figlio di Federico II e legittimo erede al regno di Sicilia) e il suo esercito, a Benevento, impossessandosi del regno di Sicilia, che così passò dagli Svevi agli Angioini. Nel 1268 Corradino, che aveva soli 16 anni, percorse l’Italia per combattere contro gli Angioini: voleva riprendersi il regno, ma sfortunatamente per lui perse la guerra e morìdecapitato proprio nel Campo del Moricino. Si narra che sul luogo dove avvenne l’esecuzione fu edificata nel 1270 lachiesa di Sant’Eligio, per volere di Carlo D’Angiò e come atto di penitenza verso papa Clemente IV che aveva condannato la brutale uccisione del principe poco più che adolescente. Inoltre nella navata centrale dell’attuale chiesa di Santa Croce e Purgatorio sarebbe custodito il “ceppo dei cuoiai” su cui probabilmente fu decapitato il giovane. Nella vicina Basilica di Santa Maria del Carmine Maggiore sono custodite le spoglie di Corradino Una storia molto particolare è anche quella legata al famoso arco della chiesa di Sant’Eligio.
  • Esecuzione avvenuta nel 1647 di Tommaso Aniello d’Amalfi, conosciuto come Masaniello. Un giovane nato e vissuto proprio in quelle strade (Vico Rotto), e che in seguito ad una rivolta popolare – contro le tasse imposte dagli allora governanti spagnoli sugli alimenti di prima necessità – era diventato Capitano del popolo napoletano. Il corpo venne sepolto nella Basilica del Carmine, dove il giovane cercò rifugio prima di essere decapitato e trascinato per le strade del Lavinaio. Nel chiostro della Basilica si trova una statua in suo onore. È dedicata al celebre Masaniello anche la piccola piazzetta che si trova ai piedi del Palazzo Ottieri.

 

Durante il Regno di Ferdinando IV di Borbone, nel 1781, un incendio originato dai fuochi per celebrare la Madonna del Carmine, abbatté le botteghe di legno. Ferdinando ricostruì la Piazza forte del talento dell’architetto Francesco Sicuro: botteghe nuove, la Chiesa di santa Croce e Purgatorio e tre splendide fontane: la fontana dei Delfini, la fontana dei Leoni e la fontana maggiore che non sono più presenti nella Piazza.

Si giunge così al 1799: sulla scia della Rivoluzione Francese, a Napoli, fu proclamata la Repubblica Napoletana, passata alla storia con il nome di Repubblica Partenopea. Nel giro di sei mesi venne restaurato il potere dei Borboni: tutti i repubblicani che avevano aderito alla rivoluzione, tra cui principi, giuristi ed economisti che intendevano applicare i principi dell’eguaglianza, della fratellanza e della libertà contro la monarchia assolutista dei Borboni, furono incriminati di alto tradimento e condannati a morte. Diverse furono le esecuzioni di celebri personaggi, come quella di Eleonora Pimentel Fonseca, Gennaro Serra di Cassano, Luisa San Felice e Vincenzo Cuoco che ebbero luogo a Piazza Mercato.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale demolirono la storica e monumentale Piazza Mercato, danneggiando gravemente la zona portuale e in particolare la piazza e i suoi stretti dintorni. Il dopoguerra segnò il declino delle attività di molti commercianti. La restaurazione post-bellica non ossequiò la bellezza degli antichi luoghi. Nel 1958, a sud della piazza, fu conseguito un edificio moderno, il cosiddetto Palazzo Ottieri: erano gli anni della speculazione edilizia laurina ed il palazzo Ottieri ne divenne il simbolo. L’apertura del CIS di Nola, avvenuta nel 1986, obbligò molti commercianti della zona a trasferirsi fuori città. Il secondo millennio ha predisposto progetti e tentativi, non sempre realizzati di riqualificazione di questo territorio. Un enorme parcheggio a cielo aperto e dal punto di vista artistico soggetto ad atti di vandalismo: questo il nuovo scenario.

Nel dicembre 2006 è stato istituito il consorzio “Antiche Botteghe Tessili” al fine di disporre la partecipazione degli operatori economici alle iniziative di riqualificazione e valorizzazione di quest’area. Qualche speranza pare essersi riaccesa. La riappropriazione del territorio da parte delle istituzioni e i finanziamenti destinati alla riqualificazione dell’area negli ultimi anni, assieme alla liberazione della parte centrale della piazza dalle macchine, e gli sporadici eventi tenutisi nella piazza, lasciano una porta aperta. Ridare fascino e valore turistico a un luogo tra i più importanti della città per virtù storica ed artistica, benché il degrado socio-culturale rimanga elevato, forse, dico forse, è ancora possibile. Ma il recupero di questa città non può che partire dalla quotidianità di ciascun suo cittadino.

 

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

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