Le piazze di Napoli. Memento Plebiscito. Un ricordo delle bellezze della nostra terra partenopea

Il simbolo della nostra città, la sua cartolina per antonomasia, la piazza dei cittadini e la meta fissa dei turisti, luogo amato, ammirato, onorato e venerato da tutti, la sede di importanti manifestazioni ed eventi culturali, artistici, musicali, di massa: questo e molto altro ancora è Piazza del Plebiscito.

Una delle più vaste e monumentali della città, aperta ai piedi della collina di Pizzofalcone; ha forma di rettangolo, con il lato maggiore scenograficamente formato da una semiellisse cinta da portico, in mezzo al quale sorge la chiesa di S. Francesco di Paola, i lati minori sono chiusi a sud verso il mare dal Palazzo Salerno, ora sede del Comando della Regione Militare Meridionale, innalzato alla fine del ‘700, e a nord dal Palazzo della Prefettura, eretto intorno al 1815. Il lato maggiore è occupato dalla massa del Palazzo Reale, eretto nel 1600 da Domenico Fontana per volere del viceré Ferrante de Castro

In questa ricca ed esauriente descrizione del Touring Club Italiano sono ben evidenziati tutti gli elementi che contraddistinguono Piazza del Plebiscito.

In una fase iniziale della sua storia giungevano fino a questo celebre spiazzato, che altro non era che uno slargo piuttosto irregolare, le antiche mura di Palepoli che in seguito furono demolite allo scopo di edificare vari conventi e monasteri (S. Croce, Spirito Santo, S. Giovanni). Durante il XVI secolo, su iniziativa del viceré Toledo, venne innalzato Palazzo Vecchio, un secolo dopo, invece, Palazzo Reale, con la firma di Domenico Fontana. Allora nel 1602 prende vita Largo di Palazzo: le feste popolari, i giochi, la Cuccagna, alcune delle manifestazioni svoltesi in piazza. Largo di Palazzo fu anche teatro di lotta per la libertà del popolo: nel 1647 il duca d’Arcos, inseguito dai lazzari di Masaniello, si salvò prendendo rifugio nel Convento di S. Luigi disperdendo monete d’oro durante la fuga; è qui che scoppia il massacro del 15 maggio 1848, in seguito alle dispute riguardo la Costituzione sulla quale Ferdinando II di Borbone mai girò, e la quale andava soggetta a modifiche secondo il parere  dei deputati liberali napoletani più intransigenti, del neo eletto parlamento napoletano.

Punto mediano in cui la città è ben collegata, prima dell’annessione al Regno di Sardegna, Piazza del Plebiscito, allora, non era altro che Largo di Palazzo.

Palazzo Reale
Con la costruzione di questo palazzo ebbe inizio la vera storia della piazza. L’architetto fu Domenico Fontana che, con una sua intuizione, scelse di collocare il lungo prospetto della fabbrica vicereale rivolto, non più verso la strada toledana, ma verso occidente, in posizione frontale all’ampio spazio si Saint Loise e con il lato affacciato sul mare. L’idea era quella di creare un raccordo tra lo spazio chiuso della vecchia città e lo spazio aperto della marina. Realizzato in previsione di una visita a Napoli del re di Spagna Filippo III, è certamente l’edificio cittadino più illustrato nelle guide, nei dipinti, nelle raccolte d’incisioni, ripreso quasi sempre frontalmente, molto spesso ne viene riportata la pianta bassa del porticato. Fu cominciato dal viceré conte di Lemos nell’anno 1600 e fu terminato sotto il governo del conte di Benavente.


L’imponenza architettonica della costruzione ne fece subito luogo di grande richiamo ed attrazione urbana. Dinanzi al Palazzo si svolgevano tutte le manifestazioni pubbliche. Fu polo decisionale e centro della vita cortigiana.

I nostri re Angioini ed Aragonesi abitarono ne’ castelli, perché lo stato della società esigeva tale uso. Sotto Carlo V si eresse dal viceré Pietro di Toledo il primo palazzo da dimorarvi con sicurezza il sovrano, ed è quello che oggi chiamasi Palazzo Vecchio, il quale aveva comunicazione col castello nuovo … Filippo III volendo portarsi in Napoli, si pensò costruire a sinistra del vecchio il nuovo palazzo regale, ch’è il più bell’edificio di Napoli. (G. M. Galanti)

La facciata è caratterizzata alla base da una serie di aperture ad arco che, per volere di Umberto I di Savoia, furono alternativamente trasforamate in nicchioni per ospitarvi le statue raffiguranti i capi delle dinastie napoletane. Ovvero: Ruggiero il Normanno (di Emilio Franceschi); Federico II di Svevia (di Emanuele Caggiano); Carlo d’Angiò (di Tommaso Soldati); Alfonso I d’Aragona (di Achille d’Orsi); Carlo V di Spagna (di Vincenzo Gemito); Carlo di Borbone (di Raffaele Bellizzi); Giocchino Murat (di Giovanbattista Amendola); Vittorio Emanuele II di Savoia(di Francesco Ierace).

Da segnalare inoltre sono una molteplicità di testimonianze artistiche sia nella pittura, con affreschi e dipinti di grandi maestri, sia nelle cosiddette arti minori, arazzo, mobilio, porcellane. Suggestivo l’imponente scalone d’onore disegnato dal Picchiatti, ai cui lati si ergono quattro statue raffiguranti la Giustizia, la Clemenza, la Fortuna, la Prudenza. Ricca di fascino, sontuosa, la sala del trono ove è ospitato anche un ritratto del Tiziano. Delizioso infine il teatrino di corte, ideato dal Fuga e ristrutturato dal Genovese.

Basilica di S. Francesco di Paola

Sorta per volere di Ferdinando I di Borbone, come ringraziamento per la riconquista del Regno avvenuta dopo la definitiva sconfitta di Napoleone Bonaparte. L’anno di battesimo è il 1817, suo artefice Pietro Bianchi. L’architetto la concepì simile al Pantheon romano secondo i canoni dello stile neoclassico. La facciata si caratterizza per un grandioso pronao su sei colonne coronato da un timpano ove spiccano ai lati le statue di S. Francesco e di S. Ferdinando, e al centro quella della Religione. L’interno vede una rotonda centrale sulla quale si innalza una cupola alta 53 m sorretta da 34 pilastri, tutti in marmo di Mondragone. Si segnalano le otto statue situate lungo le pareti. L’esterno è il vanto della piazza: la chiesa è cinta da un porticato a forma di emiciclo costituito da 44 colonne in pietra di Pozzuoli.

Palazzi laterali

A destra della chiesa sorge Palazzo Salerno, fu edificato alla fine del XVIII secolo per opera dell’architetto messinese Francesco Sicuro., ed oggi è sede del Comando Forze Difesa Interregionale Sud. A sinistra il Palazzo della Foresteria, fu eretto sul terreno ricavato dal preesistente convento di Santo Spirito, attualmente è sede della Prefettura. Il palazzo si estende tra via Chiaia, piazza Carolina, piazza Trieste e Trento e piazza del Plebiscito. Sulla facciata posteriore un portale che prospetta su via Chiaia. All’interno della facciata su piazza Trieste e Trento c’è l’ingresso al Caffè Gambrinus, storico bar napoletano facente parte dei locali storici d’Italia.
Al centro della piazza dominano le due significative statue equestri firmate Antonio Canova, esse raffigurano Carlo e Ferdinando I di Borbone in vesti romane.

L’invito è doveroso, la proposta è d’obbligo: fateci un salto, ammirate, godete l’aria che si respira, vivetela, una piazza che sa narrarci la storia di questa città, sa illustrarci mondi artistici e architettonici senza tempo, una piazza pregna di cultura, libertà, amore per la vita. Memento Plebiscito.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

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