Tra le Terre di Campania esiste un luogo unico e raro nel mondo. É Pompei, patrimonio Unesco dal 1997, città eterna che catapulta il visitatore nell’antichità romana permettendo di compiere un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo.

Posta alle pendici del Vesuvio, in una posizione geografica favorevole, Pompei, fu fondata intorno al VI secolo a. C. divenendo ben presto mira di popoli vicini tra cui  i Cumani, di origine greca, gli Etruschi ( che la dominarono dal 525 fino al 474 a.C.) e i Sanniti, popolazione italica proveniente dall’entroterra campano, cacciati via dai Romani al termine delle famose guerre sannitiche ( 343-290 a.C.).

Nonostante Roma portò ulteriore prosperità e pace, Pompei tentò di ottenere l’indipendenza partecipando alla guerra sociale contro Roma insieme ad altri comuni italici. L’esito non fu positivo e la città, assediata dall’esercito di Silla ( 89 a.C), divenne municipio romano.

Il contatto diretto con Roma apportò alla città vesuviana ulteriori vantaggi in termini di ricchezza e di raffinatezza artistica e i cambiamenti si fecero sentire gradualmente anche a livello sociale. Man mano, infatti, i pompeiani assunsero i costumi romani in ogni ambito della vita privata e pubblica e la preesistente arte italica subì l’influenza del gusto romano.

A minacciare il florido centro non furono guerre e battaglie, bensì fenomeni naturali imprevedibili.

Nel 62 d. C., un terremoto colpì gravemente tutta l’area campana e la città di Pompei che fu pronta a reagire ricostruendo gran parte delle opere riguardanti soprattutto l’edilizia privata.

Ma a distruggere completamente il centro pompeiano, che all’epoca contava circa 15 mila cittadini, sopraggiunse la nota eruzione del Vesuvio. Era il 24 agosto del 79 d. C. Probabilmente l’esplosione si verificò alle ore 13. Un’enorme nuvola densa fatta di gas velenosi oscurò il sole e una pioggia di lapilli, pietre incandescenti, ceneri coprì in poche ore case, templi, teatri, abitanti colti nella loro quotidianità. A distruggere completamente il centro urbano fu il terribile flusso piroclastico che scivolò con una velocità incredibile dalla bocca del Vesuvio. Una miscela di particelle solide e gas si abbatté su Ercolano, Stabia, Oplonti e Pompei.

A descrivere questo tragico episodio è un testimone oculare, Plinio il Giovane ( nipote di Plinio il Vecchio, che trovò la morte proprio durante l’esplosione del Vesuvio), il quale indirizzò sull’argomento due lettere a Tacito.

Molti storici e vulcanologi si sono chiesti come mai gli abitanti del posto non avessero compreso la pericolosità del Vesuvio. La risposta che è stata data desta stupore. Si ipotizza che i pompeiani non fossero a conoscenza della reale natura del promontorio che, alto 1281 m e coperto interamente da vegetazione, aveva le semplici sembianze di un monte.

Il tesoro sepolto fu scoperto casualmente nel 1600 durante lavori di scavo di un canale, ma bisogna attendere il 1748 per l’avvio della prima vera e propria campagna di scavo ordinata dal re Carlo III di Borbone. Continuati nei secoli successivi con metodi scientifici e tecniche sempre più efficaci, gli scavi hanno riportato alla luce un’area archeologica di 60 ettari.

Per visitare il sito, se non si usufruisce di una guida turistica, è necessario munirsi di una mappa (fornita all’ingresso dell’area) che aiuta passo dopo passo il visitatore alla scoperta di una tipica città romana.

La pianta generale degli scavi si presenta divisa in nove regiones (quartieri) e varie insulae (isolati) seguendo delle indicazioni risalenti al 1858, usate per ragioni di studio e orientamento dall’archeologo Giuseppe Fiorelli.

Per i turisti gli accessi al sito sono tre: Porta Marina (lungo via Villa dei Misteri), Piazza Esedra e Piazza Anfiteatro.

La città si presenta circondata da mura, fatte di blocchetti di pietra vulcanica aventi forma irregolare. L’antica urbs presentava vari punti d’ingresso: Porta Marina, con le sue Terme Suburbane, così chiamata perché collocata in direzione del mare; Porta di Stabia, Porta Nocera, Porta Sarno, Porta di Nola, Porta Vesuvio e Porta Ercolano, ognuna dotata di Necropoli e monumenti funebri.

A colpire immediatamente l’attenzione del visitatore sono le strade fatte di grandi ciottoli scuri con marciapiedi posti ai margini e attraversamenti pedonali rialzati, simili alle moderne strisce pedonali.

Si ha subito l’idea che un tempo Pompei era una città vivace, ricca di risorse e di attività commerciali e culturali.

La maestosità delle costruzioni pubbliche si avverte visitando la Basilica, che con la sua estensione di 1500 mq, svolgeva importanti funzioni, in particolare affari ed amministrazione della giustizia.

Ma è il Foro  il vero cuore di Pompei, la piazza circondata da portici, su cui si affacciano i principali edifici pubblici e luoghi di culto, come il Tempio di Giove, il Tempio della Fortuna Augusta, il Santuario dei Lari Pubblici, il Tempio del Genius Augusti,  il Santuario di Apollo ( traccia della presenza greca ed etrusca) dove avvenivano giochi gladiatori e i Ludi Apollinares, festività in onore del dio durante le quali si svolgevano riti d’iniziazione per fanciulli e fanciulle. Particolarmente interessante il Macellum, un quadriportico che presenta un angolo dedicato al culto e un ambiente adibito alla vendita di pesce, pollame e lavori di artigianato. Da ammirare sempre nel Foro, gli Archi onorari,  dedicati agli imperatori, tra cui Druso, membri della dinastia giulio-claudia e Germanico. Utile a coloro che svolgevano l’attività commerciale l’angolo della Mensa Ponderaria, un bancone che verificava la capacità delle merci, sia liquide che solide ( in particolare  cereali) durante gli scambi. E a conservare più di novemila reperti recuperati negli interventi di scavo, sono i cosiddetti Granai del Foro, dove è possibile ammirare oggetti di ogni sorta: brocche, bottiglie, anfore vasche e calchi umani di cittadini in fuga dopo la terribile eruzione, immortalati in gesti di disperata sopravvivenza.

Altri calchi sono visibili lungo la passeggiata pompeiana; in particolare è l’Orto dei fuggiaschi a conservare, protette da una teca in vetro, altre tredici vittime di adulti e bambini morte per asfissia durante la fuga verso Porta Nocera.

Trovandosi di fronte ad un calco, ci si chiede come sia stato possibile recuperare le posizioni e quasi le espressioni del volto delle vittime. L’idea venne sempre all’archeologo, Giuseppe Fiorelli, che scavando si accorse della presenza di un vuoto nella cenere indurita dovuto alla decomposizione di sostanze organiche. Versando una miscela di gesso e acqua, ci si accorse che da quel vuoto venivano fuori le forme dei cadaveri uccisi dalla “nube di fuoco”.

Fotolia_36282160_Subscription_XLContinuando il cammino tra i vicoli, non possono mancare i tipici stabilimenti termali pubblici e privati. Molte, infatti, sono le ville lussuose che presentano all’interno terme private. Ma per rivivere una giornata di benessere consueta nel mondo romano è fondamentale visitare le Terme del Foro e le Terme Stabiane, provviste di due entrate riservate rispettivamente alle donne e agli uomini, lo spogliatoio, il tepidarium (bagni di media temperatura), il frigidarium (bagni freddi) e il calidarium (bagno caldo) tenuto ad alte temperature tramite un braciere in bronzo. Le terme erano frequentate anche nelle ore serali come dimostra il ritrovamento di circa 500 lucerne usate per l’illuminazione. Struttura diversa, invece, per le Terme centrali, il più grande impianto di Pompei, in costruzione al momento dell’eruzione. Tale stabilimento presenta un unico ingresso perché probabilmente era previsto un orario diverso per gli uomini e le donne.

Percorrendo i numerosi vicoli e in particolare  Via dell’Abbondanza  colpisce la fitta presenza di botteghe,  negozi, panifici, fruttivendoli. Il Panificio di Popidio Prisco e La casa del forno  descrivono la struttura di un tipico forno romano dove mulino (cioè zona adibita alla macinazione del grano) e panificio (il luogo di cottura del prodotto) erano collegati. La vendita del pane non sempre avveniva nei negozi e,talvolta, erano i cosiddetti libani, venditori ambulanti, che distribuivano la merce in vari punti della città. Sono una trentina i panifici ritrovati a Pompei presso i quali sono stati scavati scheletri di asini e schiavi, un tempo impiegati nella spinta delle macine.

Lo stupore del turista continua quando si incontra la Fullonica di Stephanus, una vera lavanderia impegnata nella sgrassatura dei tessuti. Si può notare, infatti, una vasca centrale in cui gli schiavi calpestavano i panni immersi in un liquido composto da urina animale e umana, elemento prezioso all’epoca che veniva raccolto in recipienti posti ai bordi delle strade. La zona superiore della casa era, invece, adibita all’asciugatura.

Ma i pompeiani non si dedicavano solo agli affari. Un vicolo conserva intatto un luogo che rivela i vizi dei cittadini. Si tratta del Lupanare, dove schiave (probabilmente greche e orientali) si prestavano a giochi erotici in cambio di un compenso. Le piccole ma chiare immagini spiegano cosa avveniva all’interno dell’edificio, suddiviso in vani con letti in muratura, un tempo chiusi da tende.

Molte le osterie o thermopolia che vendevano cibi caldi conservati in banconi con fori al cui interno venivano inserite anfore contenenti le varie pietanze pronte per essere servite. A frequentare le osterie erano soprattutto i ceti medio-bassi poiché le loro case erano sprovviste di cucina. Al di là delle sontuose ville, Pompei presenta case di piccole dimensioni, perlopiù a schiera, costituite dal piano superiore, zona di riposo per le famiglie, e dal piano inferiore, in cui si aprivano le botteghe. In questo tipo di abitazioni, mancava, dunque, un angolo cottura.

Interessanti a Pompei sono proprio le testimonianze di architettura privata che rendono ben visibili le tipologie di case e ville romane, o andando a ritroso, di costruzioni risalenti al periodo italico. La classica struttura della domus si sviluppa intorno ad un atrio centrale ( un tempo coperto da un tetto a quattro falde). Un’apertura centrale, chiamata compluvium, aveva la duplice funzione di illuminazione e di raccolta dell’acqua piovana che successivamente confluiva nell’impluvium, una vasca sottostante. Nella maggior parte delle case compare il peristilio, un colonnato attorno al quale si aprono i vari ambienti domestici. Caratteristico è il triclinium, la sala da pranzo con letti intorno al tavolo, spesso collocato all’aperto nei rigogliosi giardini ed usati soprattutto durante il periodo estivo.

La Praedia di Giulia Felice, una delle prime case ad essere scavate, ad esempio, offre la visita di un enorme hortus con triclinio estivo, circondato da fontane che, con i loro guizzi d’acqua, deliziavano i commensali. In ogni casa, inoltre, è presente il larario, un’edicola votiva con timpano triangolare che simula un piccolo tempio, al cui interno erano posti i Lari, le divinità protettrici della domus.

Conservati su numerose pareti, gli affreschi che raffigurano scene mitologiche o della guerra di Troia, di moda all’epoca per la pubblicazione dell’Eneide di Virgilio (da ammirare nella Casa del Criptoportico), immagini di animali, fasi della caccia, Satiri e Menadi. Preziose a tal proposito la Casa del Menandro (dal nome di un commediografo ateniese raffigurato nel portico) dove sono dipinti momenti tratti dall’Iliade e dall’Odissea e la Casa della Venere in conchiglia, dominata da un grande omonimo affresco che campeggia sulla parete di fondo del peristilio.

Ad impreziosire le ville pompeiane compaiono anche  decorazioni a mosaico. Dal più noto che raffigura un cane nero con la scritta “Cave canem” -“Attenti al cane”- custodito da una teca di vetro nella Casa del poeta tragico, ai motivi pavimentali più usuali, come quelli della Casa dei Mosaici Geometrici. Caratteristica la scritta posta sul marciapiede davanti Casa del Fauno che reca il suo “Have” dando un messaggio di benvenuto agli ospiti del ricco proprietario.

Villa Dei MisteriMa, per l’ambito figurativo, è Villa dei Misteri il fiore all’occhiello della città sepolta. La domus collocata al di fuori delle mura, oltrepassando la Necropoli di Porta Ercolano, è un ampio complesso residenziale, famoso per un fregio parietale che da anni ha impegnato studiosi e archeologi nella sua interpretazione. La Sala dei Misteri, immerge il visitatore in un rito misterico rappresentato lungo un affresco continuo che copre interamente tre pareti. Su uno sfondo rosso porpora, vari personaggi, quali fauni, menadi, figure alate assistono ad un rituale dinanzi allo sguardo di Dioniso, dio dell’ebbrezza e della sensualità, abbandonato su un corpo femminile (forse della sua sposa Arianna). Protagonista è una giovane donna, che probabilmente viene ripresentata in vari momenti del rito, il quale segna il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta o funge da preparazione al matrimonio. La si vede all’ingresso, coperta da un manto accanto alla sacerdotessa, padrona di casa, che accarezza un bambino nudo  con in mano una pergamena, utile per la lettura del rituale. La fanciulla prosegue il suo iter  incontrando tre donne con ceste dal contenuto oscuro (forse foglie d’alloro o un serpente), un sileno che suona la lira e accompagna con la musica la giovane verso il dio. La donna, poi, si copre con un velo, spaventata probabilmente da ciò che sta per compiere. A rendere più cupa la scena, satiri e mascheroni diabolici usati a teatro. La ragazza, sempre più afflitta, si piega e dall’alto una figura divina stringe una verga per la flagellazione. Distrutta dal dolore, la fanciulla si abbandona tra le braccia di una donna, ma subito dopo le viene consegnato il bastone di Dioniso, segno dell’avvenuta iniziazione. A conclusione, non sapendo cosa effettivamente ella abbia fatto, vediamo la donna rinnovata che si pettina seduta su uno sgabello.

Il culto dionisiaco era molto diffuso nel Meridione, e nonostante venne bandito dal senato, continuò ad essere praticato in segreto. Si ipotizza che in questa villa, nel I secolo a. C., la proprietaria fosse proprio una sacerdotessa di Dioniso.

Per gli appassionati di tradizioni religiose, Pompei offre altre testimonianze. Il Tempio di Iside, infatti,  appare quasi intatto negli arredi e nelle decorazioni. Si tratta di un culto antichissimo, misterico e dunque riservato agli iniziati, giunto dall’Egitto dal III secolo a. C.

Suggestivi a Pompei i teatri. A dominare interamente il secondo quartiere pompeiano è l’Anfiteatro, uno dei più antichi esempi di teatro romano costruito nel 70 a.C. che poteva contenere circa 20mila spettatori. La struttura fu chiusa per ben dieci anni dal Senato a causa di una rissa che vide scontrarsi al suo interno Nucerini e Pompeiani. L’impianto contiene istallazioni moderne e multimediali dedicate ai Pink Floyd e al loro Live at Pompeii, film-documentario-concerto girato nel 1971.

Altri spazi adibiti alle rappresentazioni teatrali sono il Teatro Grande e il Teatro Piccolo dove era inscenato il mimo, genere molto diffuso all’epoca, oltre alla classiche tragedie e commedie greco-romane.

Pompei con uno sguardo attento offre uno spaccato della società romana davvero unico. Basta soffermarsi sulle numerose iscrizioni lasciate da gente comune sulle pareti per capire quanto le emozioni, gli intenti, le abitudini del passato sono simili a quelle di oggi. Molte le scritte in latino: dichiarazioni d’amore, propaganda elettorale, pubblicità di spettacoli e addirittura esclamazioni di tifosi che supportavano la propria squadra di gladiatori.

La Palestra Sannitica e quella Grande, invece, consentono di osservare i luoghi riservati all’allenamento di uomini e fanciulli che, tra colonnati ed enormi spazi aperti, si dedicavano alla preparazione atletico- militare. La Palestra Grande, inoltre, ospita in esposizione permanente affreschi e reperti rinvenuti a Moregine, a circa 600 metri da Pompei. Una teca in vetro cela addirittura cereali e legumi carbonizzati durante l’eruzione.

Le curiosità sulla vita dei romani svelate a Pompei riguardano anche l’agricoltura. Se si vuole avere una reale idea di com’erano fatti i vigneti pompeiani, basta recarsi nel Foro Boario e in altre ville i cui giardini sono stati trasformati in vigne alla latina. Gli studi hanno permesso di ricreare impianti secondo i metodi dell’epoca, tra cui quello della vitis compluviata, in cui i tralci formavano dei veri e propri festoni.

Per gli amanti della tecnologia e delle ricostruzioni virtuali, presso porta Marina, sono presenti allestimenti multimediali che ricreano su pannelli la “reale” Pompei con i suoi monumenti, palazzi gentilizi e plebei.

La visita a Pompei affascina chiunque ripercorra le sue strade antiche e permette di toccare con mano quelle pietre, case e colonne che un tempo proteggevano migliaia di abitanti ignari della minaccia di un vulcano mai spento.

Potete scoprire di più cliccando qui.

COME ARRIVARE

In treno:

  • FS Napoli-Salerno ( fermata Pompei)
  • per l’ingresso da Porta Marina o Piazza Esedra: Circumvesuviana Napoli-Sorrento ( fermata Pompei Villa dei Misteri);
  • per l’ingresso da Piazza Anfiteatro: Circumvesuviana Napoli-Poggiomarino (fermata Pompei Santuario)

In autobus:

  • Sita da Napoli e da Salerno

In Auto:

  • A3 Napoli-Salerno, uscita Pompei ovest

In aereo:

  • L’aeroporto più vicino è Capodichino a Napoli

 

Nasce a Benevento nel 1984. Dopo aver frequentato il liceo scientifico a Guardia Sanframondi, paese di

residenza, frequenta l’Università degli Studi di Salerno laureandosi in Lettere e Filologia Moderna. Vive

l’esperienza dell’insegnamento a Reggio Emilia e Benevento e s’innamora di lavagne, banchi e temi scritti

da studenti pieni di idee e confusione. Nel 2010 il suo sguardo incrocia quello del giornalismo. Scatta la

curiosità e iniziano le prime collaborazioni con “Il Sannio Quotidiano” e “Il Mattino”. Giornalista pubblicista con il desiderio di raccontare storie di personaggi, popoli, paesaggi, monumenti e tradizioni.

7 pensieri riguardo “Pompei, città eterna

Commenta