Tra i monti Calvello e Sauco, posto su di una piccola collina a 510 m s.l.m., sorge il comune di Pontelandolfo. Ai lati della collina si aprono due vallate, attraversate dai fiumi Alente e Lenticelle.

Il nome del borgo deriva, come vuole la tradizione, da quello di Landolfo, principe longobardo che, in guerra con i Saraceni e i Bizantini, avrebbe fatto edificare in questa zona un ponte per facilitare il passaggio dei suoi soldati. Pontelandolfo è un comune dal passato travagliato e sanguinoso, che conta oggi circa 2500 abitanti e dal 2008 fa parte della Comunità Montana del Titerno.

Grazie ad alcuni ritrovamenti di mattoni, embrici e monete di epoca romana, possiamo dire che un primo insediamento abitato doveva esser nato nella località oggi chiamata “Sorgenza“. Solo in epoca medioevale si hanno notizie dell’attuale abitato grazie alla cronaca, narrata da Falcone Beneventano, dell’incendio e della distruzione del castello da parte di Ruggiero il Normanno, avvenuta nel 1138. Per tre secoli il paese fu posseduto da vari feudatari fino a quando, nel 1465, il re Ferdinando I d’Aragona lo concesse alla famiglia Carafa, che lo conservò fino al 1806. Il comune fu accorpato per 50 anni alla provincia molisana, ma a partire dall’Unità d’Italia, entrò a far parte della provincia di Benevento. Pontelandolfo ha guadagnato il suo posto nella storia per i fatti di cronaca accaduti nel 1861, durante la repressione del brigantaggio post-unitario. A punire i vari atti criminali realizzati dai briganti che imperversavano nell’area dopo l’Unità d’Italia, vennero inviati 45 soldati al comando di un tenente e 4 carabinieri.

Furono tutti massacrati da circa 200 briganti capitanati da Cosimo Giordano.

Per rappresaglia 500 bersaglieri, al comando di Pier Eleonoro Negri, massacrarono circa 400 cittadini, tra donne, anziani e bambini, bruciarono il comune di Pontelandolfo, radendolo al suolo, e falsificarono i rapporti sul numero totale delle vittime di tale repressione.

Tra le case in pietra, al centro del paese, si ergono i resti dell’antico castello e la vecchia Torre Baronale fatta erigere, probabilmente, dalla famiglia Gambatesa nel XIV secolo. La torre, alta quasi 21 metri, ha un diametro di circa 14 metri. A metà della sua altezza si nota un cordone di pietra bruna che la cinge interamente e serve a dividere la zona inferiore, usata in passato come deposito per le munizioni e cisterna per l’acqua, da quella superiore da cui ci si difendeva in caso di attacco. Sulle mura esterne del castello, edificate direttamente sulle rocce, possiamo notare lo stemma dei Carafa. Sia le mura che la torre sono state ristrutturate dalla famiglia Melchiorre nel 1982. Numerosi sono gli edifici religiosi degni di nota: la Parrocchiale del Santissimo Salvatore, con la facciata costruita in pietra viva e che al suo interno custodisce un altare in policromo del settecento, e l’Oratorio di San Rocco, costruito nel 1660 come ringraziamento per la fine della peste, danneggiato dal terremoto del 1688 e poi ricostruito alla fine del secolo. Altri edifici di notevole importanza sono: la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, il Tempio dell’Annunziata e l’Edicola di San Donato. Pontelandolfo è un comune ricco di tradizioni, specialmente religiose: molto sentite dalla popolazione sono, infatti, le ricorrenze dei Santi Donato e Rocco e la festa del Santissimo Salvatore. Ma l’evento che costituisce la più importante attrazione turistica del borgo è senza dubbio la “Ruzzola del Formaggio”, che si svolge nel periodo di Carnevale. Si tratta di una competizione in cui i contendenti fanno ruzzolare alcune forme di formaggio lungo le strade del centro cittadino, lanciate mediante l’ausilio di un laccio. Vince chi raggiunge il traguardo col minor numero di lanci.

La tradizione agricola di Pontelandolfo vede radicata la coltura della vite e dell’olivo da cui, grazie alla cura degli abitanti del posto, si ricavano prodotti d’eccellenza. L’allevamento delle greggi permette la produzione di ottimi formaggi che, oltre ad essere usati per la “Ruzzola”, una volta stagionati sono una vera prelibatezza. Il comune è inoltre rinomato per i moltissimi e deliziosi prodotti da forno realizzati alla maniera tradizionale.

Come arrivare

IN TRENO
La stazione FS più vicina è quella di Pontelandolfo Scalo, sulla linea Benevento-Campobasso. Vi sono collegamenti giornalieri per Benevento.
IN AUTO
Pontelandolfo si trova a 40 Km dall’Autostrada A16, uscita al casello di Castel del Lago; oppure attraverso la nazionale Benevento – Campobasso (bivio di Pontelandolfo)
IN AEREO
L’aereoporto più vicino è quello di Capodichino (Napoli) a 130 Km di distanza
IN AUTOBUS
Il comune si può raggiungere attraverso autobus di autolinee private sulla linea Benevento-Napoli-Campobasso

Maddalena Venuso, nasce a Napoli e, sebbene viva a Marigliano, l’impronta della città natale le resta appiccicata come un francobollo. Poliedrica, fantasiosa, ricca di sfumature. Liceo Classico, Lettere Antiche, esperienza come Archeologa a Napoli e Pompei fino al 1994. Docente presso il MIUR dal 1994, insegna Italiano e Latino al Liceo Scientifico. Traduce la passione per l’archeologia in passione per il territorio, raccontando il gusto e le bellezze delle Terre di Campania e d’Italia. Giornalista indipendente, ha collaborato, fra gli altri, con ItaliaPiù, Italia a Tavola, l’Espresso Napoletano, Oliovinopeperoncino. Mantiene sempre viva la curiosità per il nuovo, accogliendo con piacere ogni opportunità che ritenga valga la pena sperimentare.

Un pensiero riguardo “Pontelandolfo, il paese della ruzzola e dei briganti

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