La villa romana di Poppea, moglie di Nerone, Villa Oplontis, riportata alla luce nella seconda metà del ‘900 ci fa capire quanto fosse ricercata la zona vesuviana durante la dominazione romana.

Poppea Sabina, l’amante di Nerone, probabile istigatrice all’omicidio di Agrippina e in seguito seconda moglie dell’Imperatore. Questa bellissima donna aveva, a detta di Tacito, tutte le qualità che la natura possa offrire ad un essere femminile tranne che un animo onesto.

II termine della località Oplontis è segnato nella Tavola Peutingerianatab_pe05 (antica carta che indicava tutte le strade romane). Il noome Oplontis potrebbe derivare da:

– il greco oplon, che significa gomena, poiché Torre Annunziata era considerato per i romani il porto di Pompei ;
– il latino opulus, un albero usato per mantenere i vitigni;
–  il latino opulentia, per la ricchezza delle ville romane ivi costruite.

Oplontis era, infatti, un quartiere suburbano distrutto in seguito all’eruzione del Vesubio del 79 d. C. La costruzione della villa risale alla metà del I secolo a.C.

Nelle vicinanze della villa di Poppea, è stata rinvenuta un’azienda agricola che utilizzava la ricchezza del proprio terreno per vendere i prodotti ai comuni limitrofi. Fondamentale per questa attività era la presenza del porto di Torre Annunziata. L’enorme quantità di monete e preziosi permettono di attribuire la struttura al console M. Licinio Crasso Frugi.

Gli scavi avvenuti tra il 1964 e il 1984 mostrano la presenza di decorazioni pittoriche in classico stile pompeiano. Un’anfora con incise le iniziali del liberto (Secundus) della famiglia imperiale, confermano la presenza di Poppea Sabina.

Il giardino (viridarium) è imponente e circonda tutta la dimora. Veniva impreziosito anche dalla presenza di  alberi, fontane e busti marmorei. Gli affreschi presenti sulle pareti sono quasi intatti, la ricchezza delle sculture marmoree e delle decorazioni pittoriche sono lo specchio della vita patrizia dell’epoca. Suppellettili e corpi carbonizzati mancano nella villa. Probabilmente durante l’eruzione del Vesuvio l’abitazione era in disuso. Questo spiegherebbe perché le colonne sono state ritrovate divelte, come assenti alcuni pezzi della pavimentazione.

Gli affreschi offrono una gamma di colorazioni tra il rosso e il giallo. I soggetti: si passa dalla bellezza del pavone alle maschere teatrali fino alla natura morta con portavivande e cesti di frutta. Arricchiscono la scena con maggiore realismo alcune finte architetture di porte e colonnati di alabastro. Interessanti i disimpegni e i cunicoli, accessibili a pochi presenti e funzionali per i servi e gli ospiti importanti.

L’otium di Poppea era la cosa principale. Per questo motivo fece adibire una stanza per la produzione del vino.

Bacco e Venere per la patrizia.

L’Augusta doveva rilassarsi dalle fatiche imperiali della capitale in un luogo ameno e incantato. I bagni termali per cui era famosa la moglie di Nerone, si svolgevano nei tre ambienti delineati come calidarium, tepidarium e frigidarium. Si passava da un ambiente più freddo ad uno più caldo attraverso il tepidarium, la zona più mite. Un concetto ancora oggi molto utilizzato, poiché i benefici per la salute provengono dall’acqua.

La villa venne scelta da Poppea per la vicinanza del mare e per il clima salubre della Campania Felix. Oggi è diventata patrimonio dell’Unesco.

Come arrivarci:

Da Napoli prendere la circumvesuviana direzione Sorrento o Poggiomarino- Scafati.

Scendere a Torre Annunziata Oplontis, procedere seguendo le indicazioni verso nord, su via Sepolcri. a pochi metri la villa di Poppea.

In alternativa c’è la stazione delle Ferrovie dello Stato di Torre Annunziata ma il percorso a piedi prevede un tragitto un po’ più lungo.

 

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