Procida: l’isola di Arturo e di Troisi, il luogo ideale per il terribile carcere borbonico e la riserva naturale di Vivara.

Procida: il  traghetto o l’aliscafo è solo il primo dilemma della giornata. Consiglio l’aliscafo, per avere più tempo a disposizione sull’isola. La partenza è dal molo Beverello, di mattina presto è pura magia. Il Maschio Angioino sembra salutare i turisti che si spingono verso il mare aperto. La benedizione della città ci accompagna per tutto il tragitto tra flutti e paesaggi meravigliosi.

Procida è l’isola del cinema: Francesca e Nunziata, L’isola di Arturo, Il Postino solo per citarne alcuni. Passeggiando sotto al sole di giugno si resta colpiti dai colori molteplici delle casette di Marina Corricella (è rimasta intatta la famosa locanda de Il Postino).

Le spiagge più belle sono quelle incontaminate dell’isolotto di Vivara che a forma di arco costituisce assieme a Procida e ad Ischia il gruppo delle isole Flegree, in quanto rappresentano una continuazione dei Campi Flegrei.

Basta affacciarsi, infatti, dalla terrazza panoramica nelle vicinanze dell’abbazia di S. Michele per notare la vicinanza con Monte di Procida.

Marina Chiaiolella,  insenatura semicircolare e approdo di pescatori, è famosa per la sua spiaggia e i suoi numerosi lidi. Inoltre ci offre una vasta gamma di ristoranti tra cui un must è Il Galeone, riconosciuto per il suo pescato locale e freschissimo. La frittura di paranza è il piatto tipico procidano, consigliabile per tutti i palati.

Non si può andar via dall’isola di Arturo senza aver comprato i biscotti al limone e il dolce peculiare del luogo detto lingua di bue. È un pasticcio di pasta sfoglia farcito con crema pasticciera.

Gli isolani raccontano che la forma di questa prelibatezza richiama, per la sua grandezza, la lingua dell’animale ma che negli ultimi anni viene maliziosamente definita anche lingua della suocera.

Il motivo lo lasciamo dedurre a voi lettori…

 

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